Eneide di Krypton: un nuovo canto. Recensione spettacolo Roma, 21 aprile 2015

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Eneide di Krypton

Teatro Argentina, Roma, 21 aprile 2015

live report

“7 sono i colli, 7 saranno i Re”

Nel giorno del compleanno della città di Roma (scelta credo non casuale), è andata in scena nella splendida cornice del Teatro Argentina, e con pochissimi posti vuoti, la prima de l’Eneide di Krypton – un nuovo canto, riadattamento per il teatro del poema epico di Virgilio scritto e diretto da Giovanni Cauteruccio, il fondatore della compagnia teatrale Krypton.

Si tratta di un’Eneide 2.0, perché questa stessa opera ha calcato le scene più di trent’anni fa, riscuotendo un enorme successo e facendo scoprire al pubblico i Litfiba, che furono i compositori della colonna sonora.

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Una tessitura tra musica rock (più che rock, sperimentale e d’avanguardia) e parola teatrale, un emozionante concerto/teatro nato per rievocare le gesta di Enea, fuggito da Troia e che viaggiò per il Mediterraneo per approdare nel Lazio, diventando il progenitore del popolo romano.

La sostanziale differenza tra i precedenti spettacoli è che la colonna sonora ora è interamente suonata dal vivo: Gianni Maroccolo al basso; Antonio Aiazzi alle tastiere e fisarmonica e Francesco Magnelli agli effetti e drum-machine. I primi due sono stati membri dell’età dell’oro dei Litfiba, ovvero dal 1980 al 1989, e sono stati l’anima più new-wave e oscura del gruppo, ma più sperimentale e creativa.

Per rendersi conto della differenza di stile basta ascoltare El Diablo del 1990, il primo disco dei Litfiba senza loro. Magnelli invece ha fatto parte, insieme a Maroccolo ed Aiazzi, dei Beau Geste, una costola dei Litfiba che componeva colonne sonore per il teatro. Ospite speciale è la voce fuori campo di Ginevra Di Marco, che interpreta la regina Didone e Lavinia.

Il gusto estetico, laser, fumi e costumi è rimasto quello degli anni ’80, ma arricchito ora da una maggiore esperienza musicale della band e della voce narrante, roca e severa ma affascinante, di Cauteruccio. L’impianto scenico è stato ridisegnato, con i tre musicisti sullo sfondo posizionati su una  specie di barca con enormi woofer di grande impatto visivo. Una nuova Eneide, che ripercorre il viaggio di Enea in chiave post-moderna e che oggi risuona terribilmente attuale.

Dopo il prologo introduttivo, si scatena La Tempesta: spettacolari giochi di laser blu e fumo ricreano le onde del mare impetuoso. E poi il drammatico Approdo sulle coste  della Libia di Enea e degli altri superstiti, ove però molti uomini hanno perso la vita trascinati nei gorghi creati dall’acqua. Uomini disperati, in fuga dalla loro terra natìa, distrutta dalla guerra e dall’odio tra gli uomini. Un momento che provoca brividi se si pensa alle continue tragedie dei migranti moderni in fuga proprio dalla Libia verso le coste di tutto il Mare Nostrum. È un momento solenne, impreziosito da una splendida trama strumentale della band, qui veramente impeccabile dal punto di vista sonoro.

“Tu vuoi Regina, che un dolore indicibile rinnovi in questa notte placida…”

eneidedikrypton_coverStremato, Enea si dirige a Cartagine ed incontra la regina di Didone. Il racconto di Enea è un brano ricco di pathos, a tinte cupe e forti che ricorda i Joy Division o i primi Tuxedomoon come sonorità. Le immagini, laser e fumi sempre presenti arricchiscono la visuale dello spettatore in uno spettacolo emozionante. Ed anche qui è un momento di riflessione: Didone offre ospitalità ed accoglienza ai fuggitivi da Troia ormai distrutta, facendo pensare alla stessa emergenza dei nostri giorni.

Ma L’incontro d’amore tra Didone ed Enea sarà fatale per la regina, innamorata ormai perdutamente dell’eroe ma che non potrà opporsi al destino che incombe su di lui. Quando partirà per il Lazio, la regina si trafiggerà con la sua spada. Grande prova vocale di Ginevra Di Marco, supportata da Aiazzi che si esprime egregiamente con questo brano emozionante e sentimentale.

“Il mio nome è Lavinia. Se mi penso, mi perdo…”

Enea arriva nel Lazio, dove viene osservato arrivare da Lavinia, personaggio silenzioso nella precedente versione ma oggi interpretata dalla bellissima voce narrante della Di Marco. La visione di Lavinia è forse il brano più suggestivo dello spettacolo, onirico e misterioso. Un tappeto sonoro ricco di effetti, con l’ingresso nel palco di una figurante che rappresenta Lavinia, immersa nelle luci laser blu che oscillano come onde ma più lentamente rispetto alla tempesta iniziale. Alcuni momenti strumentali riprendono vecchie composizioni dei Beau Geste.

Gli Etruschi sono a guardia del territorio e minacciosi osservano l’accampamento troiano. Enea schiera i suoi guerrieri ed ha inizio La Battaglia. Vibrazioni, pulsazioni ed un incedere sontuoso accompagnano il racconto di Cauteruccio, che strappa applausi dal pubblico. Entra sul palco un altro figurante ad interpretare Turno, il re etrusco, dove ingaggia una battaglia laser con il nostro Cauteruccio/Enea. Gli Etruschi sono sconfitti. E’ l’alba di un nuovo regno, un regno che diventerà la città di Roma e la capitale dell’impero romano. “Che altro odio, non faccia scorrere altro sangue”, è Il Canto dei Latini che chiude lo spettacolo, un’ora abbondante di emozioni visive ed intime.

Una nuova vita per l’Eneide di Krypton, dove amore e morte, odio e pietà sono ancora legati così come oggi, come trent’anni fa e come più di duemila anni fa, uniti inscidibilmente e facenti parte della natura dell’animo umano.

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