Intervista a Tricky

Tricky sbarca all'Atlantico Live di Roma con il suo sound d'oltremanica e per l'occasione ci concede un'intervista senza peli sulla lingua

intervista-trickyPer definizione ogni prima volta non si scorda mai. Se poi si sta parlando di un’intervista con il guru del trip-hop, Adrian Thaws, meglio conosciuto come Tricky, allora forse una prima volta può farsi davvero importante.

Il suo mini tour italiano è partito ieri sera, 5 dicembre, dall’Atlantico Live di Roma, dove assieme alla sua band, piacevolmente composta da tre elementi femminili su sei, ha regalato al pubblico romano e non solo una piacevole serata che facilmente spiega il tutto esaurito dell’ultima data nella Capitale ad aprile.

Tricky si fa attendere, ma il gruppo di apertura, i The Venkmans da Firenze, scaldano gli animi al punto giusto, con un rock puro che si tinge di elettronica, eseguendo brani dall’album Good morning sun. Il volume della loro grinta è al massimo: dopo di loro lo show può iniziare.

Tra luci soffuse e bassi “a palla”,  l’intro lascia presagire il corso del concerto. L’atmosfera sul palco è al limite dell’allucinante. Tricky conduce il gioco, come un direttore d’orchestra che con la sua presenza cattura tutta l’attenzione. Suo braccio destro è Francesca Belmonte, che con la sua voce morbida riscalda quella ritmica cupa e pesante caratterizzante i brani estratti dal nuovo album False Idols. C’è posto anche per una cover originale: dopo le prime canzoni parte Ace of spades e il palco si riempie di gente, chiamata da Tricky stesso, che ballano e si estraniano con lui. Da tracce nuove, come Nothing’s changed, a quelle del passato (Past Mistake) c’è posto anche per un brano omaggio da parte dei Fiberglass scritto per lui.

Come accennavo prima, il pomeriggio del concerto con carta, penna e registratore alla mano, RockShock per mezzo mio ha avuto l’onore di scambiare due chiacchiere con l’ex membro dei Massive Attack, che ha fama di essere non proprio empatico con i giornalisti: la mia prima esperienza di intervista poteva non essere l’ideale. Ma sotto un guscio di freddezza e risolutezza si nasconde in realtà un animo disponibile e soprattutto amante della musica realizzata come si deve. Per il suo ultimo album, Tricky si è lasciato alle spalle il passato delle grandi case discografiche e si è liberato dei limiti che il mercato impone.

Rockshock. Ciao Tricky, piacere di conoscerti. Partiamo dal tuo nuovo album uscito a maggio, False Idols, per una casa discografica indipendente fondata proprio da te. Quanto c’è di te quindi in questo album? E quali sono questi idoli decaduti di cui parli e quali invece quelli per così dire “giusti”?

Tricky. Beh, è il mio album quindi è normale che ci sia dentro tutto quello che volevo io. Gli idoli cosiddetti decaduti non so quali siano, di quelli giusti molti sono morti: Kurt Cobain, Jimi Hendrix. Tra quelli ancora in vita mi viene in mente Kid Rock, non la sua musica, ma lui, che sta in piedi da solo. Sta facendo le cose giuste, come gli show in America: ad esempio Justin Timberlake o Jay-Z si fanno pagare per un biglietto 250 dollari, lui invece pone un prezzo minimo e la gente può prendere anche da bere gratis. Sta cercando di cambiare le cose, è un brav’uomo. Sai, la gente corretta non ha risonanza, perché non fa parte della corrente principale. Molte case discografiche sono dirette dalla Time Warner (mega-industria di cultura e intrattenimento, ndr) e non puoi fare le cose da solo, se le fai, non hai successo. Perciò molte di quelle persone che io rispetto non le puoi sentire alla radio o vedere in tv.

Rockshock. E cosa mi dici di te? In quale delle due categorie ti collocheresti?

Tricky. No, in nessuna davvero, non spetta a me.

Rockshock. False Idols è stato definito alla critica il tuo miglior album da dieci anni a questa parte e anche il pubblico sembra aver reagito alla grande. Era questo il tuo obiettivo? Puoi dirti soddisfatto?

Tricky. Il mio obiettivo era quello di andare via dalla casa discografica per cui lavoravo, la Domino, e poter essere finalmente libero. Non volevo che i miei lavori fossero discussi, come i miei video. Quando registravo qualcosa e glielo portavo, loro mi presentavano un remix che era totalmente differente da come lo avevo pensato io, era la cosa più brutta che avessi mai ascoltato. Ma quando dicevo loro che era terribile, mi dicevano che per il momento andava bene, poteva essere forte sul mercato. A me non importava niente che potesse essere di successo, era un remix orribile. Io preferisco creare qualcosa dal destino incerto piuttosto che qualcosa che sicuramente possa sfondare ma è orribile. Non volevo più lavorare con loro, allora ho fondato la mia label e pubblicato il suo primo disco. Non è facile, se te ne vai da una grande casa di produzione e ti sposti ad una molto piccola non avrai più tutti quei soldi che girano intorno a te, però ora non devo più rendere conto a nessuno. Loro erano menti da mercato, non musicisti e non puoi fare musica con loro. Invece con i ragazzi con cui lavoro ora ci divertiamo (alla Domino non mi sono mai divertito), domani verranno a casa mia e suoneremo, fumeremo, ascolteremo musica… sono i miei partner prima che miei dipendenti.

Rockshock. Quindi si può dire che stai tornando indietro, alle tue origini?

Tricky. Da quando ho cominciato mi sono sempre distaccato dalla grande industria, ero una cosa a parte. Adesso sto facendo davvero solo musica. Vivo a Londra, ma la gente non mi vede, nessuno mi sente e se voglio fare un video faccio un video, se voglio fare un singolo faccio un singolo. Ho girato anche un corto cinematografico solo perché volevo farlo. E’ una condizione di gran lunga migliore. Sì, sono libero.

Rockshock. Ecco parliamo del corto che hai girato. Tu spesso hai detto di esserti cimentato nella realizzazione di video musicali per le tue canzoni, ma per False Idols hai diretto un corto a Parigi, dal titolo Sophie sees (visibile in fondo a questa pagina), che parla delle fredde relazioni di una ragazza che ascoltando musica nella sua testa immagina dei probabili videoclip per quella musica…

Tricky. E’ stato solo per divertirsi. Incontrare nuova gente, scegliere la troupe, gli attori, i cameraman, l’abbiamo fatto per divertirci. Con la mia vecchia label non avrei mai potuto farlo, ogni cosa doveva avere come fine il mercato. Questo corto l’abbiamo girato e messo direttamente su YouTube, non su un dvd per poi venderlo, è stato regalato. Una casa discografica non ragiona così.

Rockshock. La tua nuova label è stata costruita solo per lanciare False Idols oppure ti dedicherai all’attività di talent scout e pubblicherai dischi di altri?

Tricky. Sì all’inizio dell’anno prossimo uscirà l’album di Francesca Belmonte, la mia vocalist. Poi sto lavorando ad un progetto di rap femminile a Londra, che sarà una specie di compilation con alcune tracce a cui parteciperò io stesso. Sì abbiamo in cantiere due o tre album per l’anno prossimo.

Rockshock. La tua vocalist ha anche origini italiane..

Tricky. Sì è di Napoli.

Rockshock. Descrivici il tuo forte rapporto con loro… sono delle semplici vocalist o delle vere e proprie muse?

Tricky. Sono delle ispiratrici, più che vocalist, perché le immagini quando registri. Se qualcuno ha una voce che mi piace mi ispira molto nel creare la musica.

Rockshock. L’ultima domanda è un po’ business e un po’ tech. I ragazzi ormai comprano dischi sempre meno e preferiscono ascoltare i file, probabilmente ignorando che un disco è un progetto di comunicazione che comprende anche grafica, copertina, booklet… per non parlare dell’impoverimento della qualità dell’ascolto, determinato dall’uso degli Mp3. Mi interessa capire come vive questo passaggio un musicista come te. 

Tricky. Io personalmente continuo a comprare i dischi, ho ancora un vecchio walkman. Odio ascoltare le cose dal telefono o altri apparecchi, però uso YouTube come una radio perché le radio non mi piace ascolarle. Ma sicuramente parteggio ancora per il caro vecchio disco.

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Ivonne Ucci
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