Intervista ai Perturbazione

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Dopo tre anni dal loro ultimo lavoro in studio i Perturbazione, progetto musicale piemontese sulla scena italiana da venti anni, torna con un nuovo album di inediti, Del Nostro Tempo Rubato. Un disco ambizioso che ha la lunghezza di un doppio album di altri tempi e l’eterogeneità che caratterizza il pop rock dei perturbazione. Un disco che segna un periodo di passaggio per la band, un periodo di traslochi. Abbiamo parlato del disco e di molto altro con la voce del gruppo, Tommaso Cerasuolo.

Rockshock: Per chi non vi conosce, chi sono i Perturbazione?

Tommaso: Sono un sestetto di Torino nato sui banchi del liceo, inizialmente più attivo dal vivo anche dopo il primo disco del 2002. Con diverse influenze musicali, anche anglosassoni, gli anni della New Wave, quindi Cure e Smiths, ma anche Rem e sonorità simili mischiate però con il fatto che dopo aver iniziato a comporre in inglese abbiamo sentito l’esigenza di esprimerci nella nostra lingua e ci sono voluti anni per trovare un linguaggio adeguato. Poi il primo disco in italiano e da allora altri quattro in studio. Musicalmente nonostante il nostro nome un po’ “trifido e punkettoso” si fa più riferimento ad una perturbazione dell’anima. Abbiamo un’attitudine musicale rock, nel suonare tanto soprattutto dal vivo, viaggiare, mentre musicalmente siamo a cavallo tra il folk, la canzone d’autore italiana e il rock’ n’ roll, con qualcosa di punk nell’ultimo disco. Un po’ di tutto. Mi piaceva la nostra definizione di rock anemico: la forza dirompente del rock che sposta il baricentro senza mai perdere un senso di malinconia e di incompletezza.

Rockshock: Parliamo del nuovo disco, Del nostro tempo rubato, un disco di 24 tracce, un doppio disco che però è anche singolo, insomma parlacene un po’.

Tommaso: Non era una nostra volontà iniziale questa lunghezza, è un disco che riassume i nostri ultimi tre anni di vita. Sono nati tanti figli, siamo diventati genitori e abbiamo quindi guardato il mondo in modo diverso rivolgendo lo sguardo meno verso noi stessi e più verso l’esterno, il mondo che i nostri figli troveranno. In questi anni abbiamo dovuto elaborare la perdita del nostro bassista storico che ha lasciato i Perturbazione nel 2006, abbiamo trovato un nuovo bassista Alex Baracco con il quale ci troviamo ora molto bene ma c’è stata una fase di rodaggio nel suonare insieme, e abbiamo vissuto la rottura con la Emi Capitol, subito dopo l’uscita del precedente disco da loro non apprezzato e San Remo andato male. Dopo un breve tour ci siamo chiusi in sala con l’intenzione di non pensare al progetto di un disco ma a singole canzoni che ci convincessero, senza freni. Lasciando piena libertà compositiva ad ogni singolo componente del gruppo. Questo ci ha fatto elaborare molto materiale eterogeneo dal quale poi ci siamo immaginati un prodotto discografico molto lungo che fosse quindi in antitesi rispetto al formato mp3 e all’ascolto delle singole canzoni da consumare velocemente. Abbiamo pensato questo album come un “Brown album”citando ironicamente il White Album dei Beatles, e facendo riferimento al colore della cacca.
Volendo creare una unità nella molteplicità di sguardi la chiave di volta è nel brano di apertura, Istruzioni per l’Uso che dice: “ Ora quel che conta si deciderà da se, chi ti nutre veramente, chi ti ha preso in giro” ed è la cronaca di un trasloco.

Rockshock: Ecco parli di traslochi a tal proposito diciamo qualcosa sull’aspetto anche esteriore non tradizionale del disco.

Tommaso: Il disco è fatto come una scatola di cartone con del vero scotch da pacchi da staccare, e all’interno due dischi, uno da 72 minuti con le 24 tracce e un altro vergine, che chi ascolta può decidere di riempire come vuole, magari selezionando solo le tracce che ama e rendendolo un disco più breve o doppiando il cd intero per regalarlo ad un amico o usarlo per altri scopi.
La nostra volontà era di criticare la società dei nuovi formati tecnologici cambiati così velocemente da dare spesso più importanza ai contenitori che ai contenuti, dando la possibilità di scegliere ciò che conta di più rispetto al tutto.

Rockshock: Rispetto ai traslochi? Nella nostra società spesso sono causa di esaurimenti nervosi e depressioni. Il vostro trasloco personale risuona più come un cambiamento necessario.

Tommaso: Si, è quel momento di crisi che ha del malinconico e doloroso sicuramente. Il nostro paese sembra un posto dal quale si debba per forza traslocare, come per i cervelli in fuga, tema di uno dei brani del disco, oppure un Paese che non vuole affrontare il trasloco come momento catartico nel quale decidere cosa tenere e cosa buttare via. Ho fatto questo processo quest’estate con la mia discografia personale, scegliendo cosa tenere, cosa comprare cosa rivendere.

La crisi che consente la sopravvivenza. Ho letto un articolo recentemente sull’Internazionale che parlava di Darwin e della sua ricerca supponendo che alcuni malesseri fisici e depressivi del grande biologo gli impedissero una concentrazione prolungata nel tempo e lo costringessero perciò ad una selezione ben precisa e determinata delle sue ricerche. Ed è da una situazione di sofferenza quella in cui si trovava il nostro gruppo in passato più attenti ai miraggi che al presente.

Rockshock: Uno dei temi dominanti dell’album è l’Italia, come dicevamo, con i suoi problemi concreti e le sue contraddizioni. Come mai questa necessità di parlarne? Necessità per altro secondo me dominante nella musica “indipendente italiana” rispetto a qualche tempo fa. C’è secondo voi la possibilità che la musica funzioni per risvegliare le coscienze assopite?

Tommaso: Si parte da un sentimento comune di rassegnazione poi si cerca di fare qualcosa per cambiare. Abbiamo cercato di puntare il dito proprio su noi stessi, non possiamo sentirci estranei siamo dentro ai giochi e ci sentiamo chiamati in causa come musicisti avendo anche la possibilità di comunicare dei messaggi alle persone che fortunatamente ci vengono ad ascoltare e con i quali possiamo comunicare. Essendo diventati genitori ci è venuto naturale questo sguardo alla società.

Rockshock: Anche il primo singolo estratto dal disco Mao Zeitung, è uno sguardo al mondo attuale globalizzato, con il ritornello martellante “Competere, Competere,Competere”.

Tommaso: Si siamo partiti da una dichiarazione di intenti di Montezemolo, pensando poi anche al nucleo centrale di tutti i talent show che vanno di moda, che è la competizione, la lotta dell’uno contro l’altro per primeggiare, senza mai condivisione.

Rockshock: In questo mondo terribile che abbiamo e soprattutto avete descritto, parlate d’amore.

Tommaso: Come dice nella canzone, Come in Basso così in Alto: “Se ci guardiamo dentro insieme questo abisso non fa più paura”. L’amore a quarant’anni non è certo una roba idilliaca che ti salva e ti proietta in un mondo migliore come nell’adolescenza, è una roba quotidiana di fatica e condivisione e spesso ti trascuri in modo barbaro e saper raccontare i propri lati oscuri può aiutare a preservarti.

Rockshock: Parlato dell’antichissimo dualismo Eros e morte, in Cimiterotica in maniera anche molto ironica, com’è nata l’idea?

Tommaso: La canzone l’ho scritta io. Sono stato cattolico, cioè sono di formazione cattolica, poi ho avuto come molti il mio allontanamento durante l’adolescenza fino ad ora. Sono un tipo un po’ crepuscolare, e odiando i funerali cattolici dove c’è una formula prestabilita e non si fa lo sforzo di trovare delle parole, mi piacerebbe che il giorno in cui schiatto invece di star li la gente vada a far l’amore. Mi è venuta l’idea anche pensando ai cimiteri monumentali che sono dei luoghi simbolici della nostra cultura e storia dell’arte. Mi piace questo pezzo anche per la sua sonorità elettronica un po’ tamarra, che mi piaceva associato all’idea di un funerale. Sono idee strane, un pezzo molto strano, una delle cose che mi piace di più di questo disco.

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