Intervista a Vladislav Delay

Sasu Ripatti alias Vladislav Delay, e tanti altri alias, ci parla dei suoi compagni di lavoro, delle sue fonti di ispirazione e del suo desiderio di stare un po' fermo dopo tanto viaggiare

vladislav-delayPoche settimane fa ho avuto l’opportunità di incontrare Sasu Ripatti, alias Vladislav Delay, alias Luomo, alias Uusitalo e tanti altri alias, in occasione del Festival della Creatività di Firenze.

In quest’occasione nella sua versione AGF/Delay,  in compagnia della sua bellissima moglie. In realtà le risposte sono in differita rispetto alle domande,  poiché per motivi tecnici ci siamo potuti incontrare, ma non così a lungo per realizzare l’intervista in diretta, ed allora ci siamo accordati per una email-interview.

RockShock: Mi puoi spiegare esattamente il flusso di lavoro con Lucio Capece e Craig Armstrong per la produzione di Tummaa? e c’è una ragione particolare per aver scelto loro?

Sasu Ripatti: Ho registrato delle semplici parti di batteria che ho usato come background per Lucio, per le sue registrazioni del clarinetto basso e del sax soprano.
Mentre lui registrava, io mi occupavo di rielaborare i suoi suoni e glieli restituivo, in modo tale che potesse riascoltare la versione modificata da me. Abbiamo proseguito in questo modo per lunghi periodi, su “grooves” di batteria più o meno statici e minimali.
Con Craig, non è stato possibile suonare insieme, così gli mandavo le registrazioni, ne ha scelte alcune e su di esse ha registrato il pianoforte o il “rhodes” nei suoi studi di Glasgow. Lucio ed io abbiamo registrato a Berlino, nel mio vecchio studio.
Per questo disco volevo usare fonti sonore non elettroniche e sicuramente volevo il suono del pianoforte. Anche il clarinetto basso, che è uno degli strumenti più interessanti che conosca.
Craig è stata una scelta ovvia per le tastiere, mi piace moltissimo come suona ed il suo approccio alla musica. Con Lucio ci siamo conosciuti un pochino prima delle registrazioni e poiché ci stavamo riunendo per le prove  del Vladislav Delay Quartet nei miei studi a Berlino, mi è sembrato ovvio provare a realizzare delle cose per il mio album solista.

RS: Le percussioni sono un tipico strumento dei sud del mondo. Come ti sei innamorato di questi strumenti.

SR: In realtà non lo so, forse sono stato un batterista nella mi vita precedente. Ho sempre avuto una relazione naturale con le percussioni ed i ritmi. Ho iniziato percuotendo le stoviglie di mia madre dall’età di cinque anni.

RS: In che misura i tuoi suoni sono influenzati dal tuo paese, dalla tua terra?

SR: Probabilmente non molto, se guardi il tutto nella sua interezza. Ho viaggiato abbastanza e trovato ispirazione un po’ ovunque.
La Finlandia ha probabilmente una sua influenza su di me più come persona che come musicista, è tutto ciò che mi sta intorno che mi influenza musicalmente.
Probabilmente c’è qualche sua influenza nel subconscio, ma non riesco a definirla con esattezza.

RS: Ora vivi in Finlandia, ma se dovessi trasferirti da qualche altra parte nel mondo, dove ti piacerebbe andare? forse in cerca di nuove ispirazioni.

SR: Mi sono appena trasferito in Finlandia proprio per cercare di vivere in un contesto con più ispirazione, che influenzasse in maniera naturale il mio lavoro. Quando sto bene dove vivo, lavoro bene, se ciò che è intorno mi distrae come persona, trovo difficile riuscire a connettermi veramente con ciò che voglio creare.
L’unico posto per il quale nutro un certo interesse, da pensare realmente di andare a viverci è New York, ma non adesso, almeno per molti anni, ora ho un posto dove vivere e lavorare che è stupefacente.

RS: Conosci musicisti italiani che fanno il tuo genere musicale? o anche altri generi.

SR: Alcuni grandi compositori di musiche da film ovviamente, e talvolta mi piace il lavoro di Lesiman (Paolo Renosto). Non ho molta familiarità con autori di musica contemporanea o elettronica italiani.

RS: C’è un musicista, non necessariamente italiano, con il quale ti piacerebbe collaborare? e se sì, perchè?

SR: Be’, sono un feticista della batteria, sarebbe bello lavorare con qualche grande batterista e percussionista.

RS: Perché hai così tanti monikers, e come decidi “bene, adesso è l’ora di Luomo o l’ora di Delay”?

SR: Ci sono dei periodi durante i quali ho voglia di lavorare con suoni sperimentali ed introversi, ma dopo un po’ diventa o troppo noioso o intenso, e quindi mi viene voglia di fare cose più sociali o pop, e così via. Allo stesso modo succede con la musica che ascolto: troppo della stessa roba diventa stancante.

RS: Durante la composizione e la produzione della tua musica, pensi alla sua riuscita dal vivo?

SR: In realtà mai, c’è sempre la possibilità di trovare nuovi modi di realizzare le versioni dal vivo e suonarle in concerto.

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Antonio Viscido
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