Generic Animal: recensione disco omonimo

Generic Animal

s/t

(La Tempesta Dischi)

hip hop, avant-arty, acoustic-pop

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recensione generic animalPubblicato dall’etichetta La Tempesta Dischi, Generic Animal è l’omonimo album d’esordio di Luca Galizia, cantautore varesotto che unisce beat sospesi e articolate soluzioni hip hop, avant-arty, un mix tra elettronica e moderno pop-acustico.

Classe 1995, nato tra Milano e Castellanza, nel suo primo disco solista Generic Animal preferisce cantare per la prima volta in italiano e gode delle chitarre dello stesso artista e dei testi di Iacopo Lietti, con la produzione di Marco Giudici e Adele Nigro, registrato negli studi di Bologna.

Badando solo ai testi si pensa che in essi ci sia la chiave di lettura, ma ascoltando il disco più volte tale idea svanisce, rendendosi conto che il significato vero e proprio si fonda sugli arrangiamenti e nelle atmosfere eteree. Un segreto che rende le canzoni irrisolte, dando loro quel tocco di magia.

Generic Animal è un disco leggero con un’attitudine di divertimento. Le canzoni scorrono traccia dopo traccia, affrontano tematiche narrative quotidiane con piccole storie tristi e allegre, riferite ad un qualsiasi ragazzo di provincia che lascia la terra natìa. “La città che ho lasciato è uno stupido paese, se tutto va come deve andare, ci morirà il prete, la maestra e il benzinaio” – come narra in Alle Fontanelle. Testi mai sopra le righe, di facile comprensione e con quel tocco dispari che un tempo si diceva sbilenco.

Un ambiente sonoro piuttosto malinconico, sostenuto principalmente da una chitarra acustica e caratterizzato da timbri vocali molto simili a rimandi soul. Luca Galizia mette sul piatto una voce schietta ma troppo diversa rispetto al mood sonoro, perché sin dall’inizio del disco ci si aspetterebbe una voce di carattere più greve e ben armonizzata con le note.

Ma la cosa non tocca i testi di Generic Animal, deciso a sfoggiare un’eterogeneità di lessico e figure retoriche che i rapper quasi arrossiscono. È un piccolo baule pieno di alterchi esistenziali, pensieri confusi e ricorsivi che girano nella mente di chiunque, soprattutto di un giovane ventiduenne.

Per citarne alcuni come Broncio, Tsunami, Zerinol, Trenord, brani lenti conditi dal tema dell’aspettativa e delle speranze che ognuno di noi cova dentro sé stesso, una corsa verso chi si ama e che riempie di gioia. Con synth, piano e cori ci accoglie Interludio, un’introduzione strumentale interessante che parla ancora una volta di amore.

Generic Animal è un album destrutturato definito dal Nostro come un disco pop senza ritornelli con degli arrangiamenti dal gusto barocco-medievale a tratti folk a tratti soul. Un po’ hip hop senza rime e tutto suonato con la chitarra classica di sua mamma.

É un disco ben suonato in cui la musica spazia tra i diversi stili tanto da rispecchiare i tempi adolescenziali che viviamo oggi, come una scatola vuota nella quale il contenuto lo si sceglie a seconda del momento. Non è un album da caricare di aspettative e non va accostato necessariamente al cantautorato italiano come termine di paragone, ma va goduto per quello che è: canzoni irrisolte che regalano quel qualcosa in più.

 

 

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