Devocka: Perché Sorridere!?

Direttamente ispirati dalle atmosfere di Arancia Meccanica, con Perché Sorridere!? i Devocka ci propongono un misto di rabbia ed alienazione. Per chi ama la complessità.

Devocka

Perché sorridere!?

(CD, Nagual/Nomadism, Masterpiece/Audioglobe)

noise rock

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Cover_DEVOCKA_frontRabbia, astrazione e complessità. Tre parole che riescono a sintetizzare perfettamente quello che i Devocka trasmettono con il loro secondo lavoro Perché sorridere!?

Devocka, proprio così. Proprio come in Arancia Meccanica. E, infatti, è esattamente da qui che traggono ispirazione Igor Tosi (voce), Ivan Mantovani (batteria), Francesco Bonini (basso) e Matteo Guandalini (chitarra), coadiuvati da Giulio Favero (Teatro degli Orrori) alla produzione.

I quattro ragazzi di Ferrara si ripropongono al pubblico a tre anni dall’uscita del loro primo album Non sento quasi più e tentano di farlo in un modo piuttosto inaspettato. E’ vero, le venature punk sono ancora presenti mischiate a quel tocco di alternative che non guasta mai. Eppure si cambia. I toni sono più avvolgenti, caldi. I testi li ho percepiti più crudi.

Musica schizofrenica? Forse. Alienata? Sicuramente. Alienazione che ci viene servita su un piatto d’argento dalla voce di Igor che passa da sussurri, quasi sospiri, a urla che sembrano voler far uscire quel senso di frustrazione che pervade la maggior parte delle undici tracce. Ed è pura e semplice voglia di andare contro una società troppo claustrofobica e stereotipata quella che traspare dalle storie che questi ragazzi ci raccontano. Come in Piero, ad esempio. Traccia che apre l’album e che ci permette di apprezzare da subito l’impronta  tendenzialmente polemica che caratterizza il disco.

Troppo polemica ed estraniata, direi. Vero è che i temi affrontati sono sempre di gran moda. E’ la solita strenua lotta contro un sistema che sembra sempre non riuscire soddisfare i propri bisogni. Sistema al quale tutti partecipiamo. Sistema che non accontenta mai nessuno. Ma questo si sa, lo hanno già detto in molti tanto che rischia di perdere ogni originalità.

Questo lavoro, quindi, lascia molto poco all’immaginazione. Purtroppo. Tutto è spiegato grazie anche a fraseggi eccessivamente articolati. Ma il bello è proprio quello. Forse.

Niente da eccepire, invece, musicalmente parlando. Tutte le sonorità sono sviluppate con grande padronanza grazie anche all’esperienza di Giulio Favero che, oltre alla produzione, ha anche attivamente collaborato partecipando come chitarrista in due tracks dell’album.

E se Corri vuole essere il brano di punta del disco con i suoi assoli di basso davvero notevoli credo che il pezzo dall’ascolto più easy e piacevole sia Altre 100 volte. Quasi romantica, nonostante tutto, drammatica in ogni sua nota.

Complessivamente si tratta un album che andrebbe ascoltato, almeno una volta.

La crescita dal precedente lavoro c’è stata e si capisce perfettamente. Credo anche, però, che ci sia ancora un po’ di strada da fare per questa band. Ma le premesse ci sono davvero tutte.

Perché sorridere!? Si chiedono.

Perché non farlo, invece?!

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