DAP: Resonances

L'Italia, si sà, è il paese del bel canto. E DAP, progetto solista di Andrea D’Apolito, con Resonances onora a pieno l'anima di questa tradizione proponendoci un album dalla struttura fortemente cantautorale e melodica

DAP

Resonances

(Toto Sound)

canzone d’autore, indie folk

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DAP_RESONANCESL’Italia, si sà, è il paese del bel canto. E DAP, progetto solista di Andrea D’Apolito, accompagnato dal trio Toto Giornelli, Claudio Toldonato e Antonio Marianella, con Resonances onora a pieno l’anima di questa tradizione proponendoci un album dalla struttura fortemente cantautorale e melodica.

In realtà non così tanto Italico dal punto di vista musicale e culturale, dato che in molti punti si vanno a toccare territori che da un punto di vista folkloristico hanno poco a che fare con la tradizione musicale nostrana, ma piuttosto strizzano l’occhio a figure cantautorali oltreoceano come Nick Drake o Neil Young. Inoltre, la scelta di scrivere e cantare i testi in inglese credo possa quantomeno sostenere questa  tesi.

L’architettura sonora dell’intero lavoro vede in primo piano l’empatia armonica di D’Apolito, alla chitarra acustica e alla voce, sostenuto dalla simbiosi tra il basso di Giornelli e la batteria di Marianella che fanno da base strumentale per  quello che può essere interpretato come un  concept album o comunque un disco concepito per evocare delle sensazioni piuttosto che comunicare un messaggio.

Proprio come se l’obiettivo delle canzoni fosse instillare nel listener sensazioni destinate a risuonare anche dopo l’ascolto, sensazioni immortali, che non possono essere scavalcate da idee o parole.

La struttura delle canzoni è semplice o quantomeno non volutamente complessa, a sostegno del fatto che in questo caso non sono l’energia, l’euforia o l’impatto a dare vita alle composizioni, ma piuttosto la voglia di trasmettere o ricreare emozioni che non hanno a che fare con le passioni umane ma piuttosto con l’idillio di un paesaggio selvaggio, naturale, dove l’umanità non può che rivestire un ruolo passivo o marginale dinanzi ad una bellezza cosi grande. Ed è circa così che l’album si presenta, traccia dopo traccia, proprio come un lungo idillio, tenue e cadenzato, che vede nella figura di D’Apolito il centro compositivo. In grado di saper miscelare sapientemente chitarra e voce, rappresenta il contorno di questo paesaggio incontaminato che è Resonances.

Claudio Toldonato alla chitarra elettrica diviene essenziale in pezzi come  Pearl o Indipendence day, e sprazzi di sperimentazione possiamo ritrovarli in Stromboli, quella che può essere considerata a tutti gli effetti una delle punte di diamante dell’intera produzione.

Quest’ultima vanta una coesione e un livello strumentale eccellenti, unendo le voci femminili di Vahimiti Cenci e Sara Sileo, che accompagnano un piano progressivo e incalzante, addolcito di tanto in tanto dalla tromba di Paola Fecarotta. Il tutto raggiunge il culmine nel ritornello, dove la voce si erge insieme agli strumenti, in una moltitudine di sonorità atte a creare un’unica e sola melodia, proprio quella melodia che contraddistingue un pezzo come questo, che non può essere interpretato, né compreso. Va solamente lasciato a sé, come se fosse un’entità unica, che noi possiamo solo osservare. O, in questo caso, ascoltare.

 

 

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Gabriele Ursino
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