Cara: recensione disco omonimo

L’artista Cara esordisce con quattro tracce che si fanno amare a stampo, un senso elettrico della disillusione e di amore che vanno in un cortocircuito che piace maledettamente e subito

Cara

s/t

(VolumeUp)

rock d’autore

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caraAnche tre inediti ed una cover possono al momento bastare per gustare una nuova eroina che si avvicenda nella strada solista dell’arte di raccontarsi in musica e di rifrangersi in mille lune chiare con le capacità di dire tutto. Un Ep che porta solo il nome di lei, Cara, nome d’arte di Daniela Resconi, ex Loud Vice e che ora col suo rock cantautorale punkettaro ma dolcissimo nell’agrezza dei suoi tranelli melodici, celebra il suo momento, il suo primo momento di emozione profonda.

Intimità, pulsione, femminilità e rapporti sono i contenuti lirici, l’atteggiamento poetico che pervade l’ascolto e che lo rende ricco di immagini oleografiche di un voluminoso catalogo attrattivo, un Ep che l’artista bresciana carica di istintività, suggestioni e cieli mezzani, audacia ed insoddisfazione concepiscono i momenti e le cadenze di queste canzoni che passano, stazionano nell’anima e se ne ritornano nei loro interrogativi, dentro le loro passioni da colorare di nuovo; nella chiave stilistica si vola nelle atmosfere di Eva Poles, Una, scariche punkyes alla Sick Tamburo e quel bel consumo di energia intrigante che scompone e ricompone – e via dicendo – una convincente prova contemporanea.

Un lavoro forte e leggero, spinte motrici e cuore di donna che – dopo la rivisitazione di Luna Piena di Nada – si agita con le frenesie elettriche di Vai o resti, la bordata shakeing di Fai un salto per finire nell’enfasi disillusa che circola in Ti fai male solo tu, traccia in cui l’artista Cara rivolta la condizione di un rapporto al capolinea, di una luna a traverso che non ne vuole sapere più. Un buon tracciato vivace e coinvolgente, da consumare in una atmosfera in bilico tra il tentativo di cercare un qualcosa di pregio e un estro sonoro da accendere e desiderare all’istante. Si, Buona la prima!

 

 

 

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Max Sannella
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