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Amanda Lear: I Don’t Like Disco

Scritto da – 26 febbraio 2012 –Un commento

Amanda Lear

I Don’t Like Disco

(CD, Little Boom Records)

pop, dance

________________

Amanda Lear- I Don't Like DiscoLontana dal Belpaese, la musa ispiratrice di Salvador Dalì e David Bowie rimane un’icona indiscussa del dancefloor anni ’70. A 72 anni, Amanda Lear pubblica per il mercato discografico francese I Don’t Like Disco, un album composto da dieci pezzi in circa 32 (interminabili) minuti, ancora una volta prodotto da Alan Mendiburu, suo fedelissimo da una decina di anni. Un titolo curioso, che la stessa Amanda Lear spiega nel booklet: trentacinque anni fa, infatti, cominciò a fare disco music quasi per caso, sotto le pressione della sua casa discografica tedesca; il suo ultimo lavoro, però, suona “a little bit loud and rock ‘n’ roll”, non troppo disco. Uno dei pochissimi punti di forza di I Don’t Like Disco riguarda sicuramente gli arrangiamenti e il mixing di livello professionale, che fanno di tutto per coprire la sua voce, davvero inascoltabile.

I Don’t Like Disco è la traccia di apertura dell’omonimo album, una programmatica dichiarazione di guerra ai più nobili uditi, che inevitabilmente soccomberanno all’ascolto. Non lascia spazio a fraintendimenti What A Surprise, impossibile non skipparlo; Windsor’s Dance è un amarcord della sua infanzia in Inghilterra, Money Money stufa dopo ben pochi secondi, You’re Mad sembra appartenere al più brutto filone dance rumeno. Super Hero è il solito brano, uguale a tutti gli altri fin qui ascoltati, Icon è la storia di Amanda, forse interessante soltanto per il testo. Poi I Need Silence e La Bête Et La Belle, sempre le stesse melodie riciclate senza vergogna. Finalmente arriva la fine del disco con Chinese Walk, il cui intro è stato autocitato (per non dire autoplagiato) da Windsor’s Dance.

Anche Madonna ha deciso di tornare sulle scene musicali quest’anno, ma l’intramontabile fascino di Miss Ciccone non è minimamente paragonabile al disastroso tentativo da parte di Amanda Lear di mostrare che si può essere Lady Gaga anche a 72 anni suonati. Pessima, da cestinare: I Don’t Like Disco è trash allo stato puro.

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Amanda Lear: I Don't Like Disco, 10.0 out of 10 based on 1 rating

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Un commento »

  • PAOLO scrive:

    Da fan di Amanda Lear quale sono, ma comunque prescindendo da questo dato che ho voluto comunque sottolineare, rimango con un grandissimo punto di domanda in mente : cosa significherebbe la frase “ma l’intramontabile fascino di Miss Ciccone non è minimamente paragonabile al disastroso tentativo da parte di Amanda Lear di mostrare che si può essere Lady Gaga anche a 72 anni suonati. Pessima, da cestinare: I Don’t Like Disco è trash allo stato puro” ?????? Mi sembra che l’autore della recensione parta da un evidente preconcetto su Amanda Lear, che non ha mai certo preteso di essere una grande interprete, ed è sempre stata la prima ad ironizzare su sè stessa sotto tutti i punti di vista….Certo, da artista (credo che almeno questo aggettivo possiamo consentirglielo) ha avuto anche la aspirazione a fare “altro” che non la disco anni ’70; che poi le sia riuscito o meno, è un altro discorso. Ma che molti critichino Amand aper poi magari andare in brodo di giuggiole per canzoni che riempono le dance floor dai testi improbabili e con il solito boom boom di base……….beh, mi lascia interdetto. Perchè loro sì e Amanda no? Perchè ha 70 anni? Perchè starebbe imitando qualcuno (o qualcuna?)? Per una che ha iniziato con personaggi di un certo calibro, di cui non riporto ancora una volta i nomi fatti e rifatti tante volte, e ben prima che “altre” venissero, mi sembra ingiusto. Io continuo a preferire Amanda Lear e il suo I don’t like disco, a tante tante tante altre cose da hit parade che oggettivamente non mi pare brillino di così tanta luce sfolgorante. Grazie.

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