Sloan: The Double Cross

Una doppia X per i Beatles canadesi, che festeggiano vent'anni di carriera con un nuovo gran bel disco, The Double Cross, il loro decimo

Sloan

The Double Cross

(CD, Yep Rock)

power pop


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Sloan- The Double CrossNell’universo musicale possiamo trovare una miriade di stelle che brillano senza che molti se ne accorgano: se orientiamo il nostro sguardo verso Halifax, capitale della Nuova Scozia, vediamo quella degli Sloan, una band power pop che si alimenta con la passione per la musica da ormai ben due decadi. Riff accattivanti, ritmi pieni di energia e vitalità, arrangiamenti elaborati: nessun’intenzione di uniformarsi alle mode del momento, di privarsi di quel sound così old-fashioned eppure così loro, dopotutto. Il segreto della loro longevità? Senza alcun dubbio, la composizione e la scrittura dei pezzi a “otto mani”, con la collaborazione di tutti e quattro i membri del gruppo, che si alternano non solo agli strumenti ma anche alla voce.

Il loro ultimo album, The Double Cross, non si distingue certamente per la novità dei pezzi, tutti caratterizzati da sonorità anni ’60 e ’70, ma le tracce si susseguono una dopo l’altra come a mostrare il meglio che questo quartetto sa offrire. E ci si sente quasi come se Liverpool fosse in Canada, già dai primi due brani, l’esplosiva Follow The Leader e la romantica The Answer Was You, per arrivare subito all’orecchiabile rock di Unkind (con il ritornello “You can be so kind, sometimes, and you can be unkind, sometimes”). Si raggiunge il punto più alto del disco con la rabbiosa Shadow Of Love (ripresa con una formidabile auto-citazione nella decima traccia Beverly Terrace), l’indimenticabile She’s Slowing Down Again e in Green Gardens, Cold Montreal, una dolcissima ballata senza tempo.

Influssi di adrenalina punk in It’s Plain To See e I’ve Gotta Know, separate da Your Daddy Will Do, quasi un tributo ai Beatles. In chiusura, la soave e avvolgente Laying So Low ci fa pentire di essere già arrivati alla fine di questo disco. Ferguson, chitarrista della band, parla di The Double Cross in questi termini: “Non male, per un decimo album”. C’è da scommettere che, tra dieci o vent’anni, ci ritroveremo di nuovo qui a parlare di loro.

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Marco Buccino
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