Karl Marx Was a Broker
Monoscope
(Subsound Records)
progressive rock
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Karl Marx Was a Broker è un nome lungo ma di quelli che si lasciano ricordare lo stesso. Loro sono un power trio, arrivano da Pistoia e Monoscope è il quarto capitolo della loro saga.
Ma andiamo per ordine.
Iniziamo proprio dal titolo di quest’ultima fatica, il monoscopio, che altri non è se non quell’immagine abbinata al segnale acustico di test che decretava la fine delle trasmissioni della TV anni ’80 e che oggi ritroviamo su t-shirt e quant’altro e che, nella sua addivenuta seppur quasi inconcepibile iconicità, fa riflettere su quel variegato disperdimento di valori che ci ha portati a una nostalgicità (passatemi il neologismo senza fare i bacchettoni) che avrebbe fatto tribolare Andy Warhol.
Monoscope è un album praticamente strumentale, feroce, che picchia giù duro evocando pogate infernali.
E infatti è figlio proprio della intensissima attività live che ha seguito il disco di esordio, Alpha To Omega (2011).
È proprio durante il tour che entra a far parte del progetto Stefano Tocci (già membro degli Incoming Cerebral Overdrive) alla chitarra e ai synth.
E così il duo formato da Marco Filippi al basso e Gianluca Ingrassia alla batteria si trasforma in un trio e rivisita il precedente album con una nuova versione dal titolo Alpha to Omega Director’s Cut (2013) e poi riparte per esibirsi in oltre cento incendiarie date su e giù per l’Italia.
Ed è proprio in questa esperienza che il gruppo trova quegli elementi che confluiscono nel suono finalmente definito, anche se c’è da scommetterci non definitivo, di Monoscope.
È un giusto mix di metal ed elettronica che farà muovere la testa e saltare la birra fuori dai boccali senza pietà e distinzione per nessuno.
Loro si paragonano a “King Crimson, Goblin, Black Sabbath, Primus, John Carpenter, ma non solo”.
Mi riempie di gioia poter scrivere che questa produzione è disponibile, oltreché in formato digitale, anche in CD e in vinile.
E questa è sempre un’ottima notizia di questi tempi.
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