Hot Chip: In Our Heads

Un grande manierismo pop anni '80 pervade In Our Heads, quinto album degli Hot Chip dell'intramontabile Alexis Taylor

Hot Chip

In Our Heads

(CD, Domino Records)

electro-pop

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Hot Chip: In Our HeadsTornare, ma farlo solo in nome dei cliché. In Our Heads è il quinto album degli Hot Chip, registrato e prodotto a Londra con Mark Ralph, a due anni di distanza dal discusso One Life Stand. Il marchio di fabbrica Alexis Taylor è una voce che non tramonta mai, ma il sound di queste undici nuove canzoni non riesce a durare in eterno.

Difficile resistere all’intro di Motion Sickness e al profumo vintage di How Do You Do, poi si arriva allo psycho-funk di Don’t Deny Your Heart; Look At Where We Are interrompe il monotono filone Eighties con una ballad forse poco originale, ma molto electro. Un step forward verso la maturità si intravede in These Chains, poi nella molto solida Night And Day, che denota audacia e sicurezza per finire quindi in Flutes, che svela un buon crescendo grazie ad un livello etereo di house music. Con l’altra ballata Now There Is Nothing e con l’electropop di Ends Of The Earth emerge prepotentemente il loro stile eccessivamente omologato e ormai demodé. La miglior traccia del disco è Let Me Be Him, accattivante e molto melodica, seguita dalle dolci e romantiche armonie di Always Been Your Love in chiusura.

Cresciuti nei testi (più adulti e meno ironici) e attenuati nei suoni, gli Hot Chip lavorano per riabilitare il pop anni ’80 come vittime di un irrefrenabile e inguaribile manierismo. Tutto è stereotipato, ma con convinzione. Solo per nostalgici, astenersi contemporanei.

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Marco Buccino
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