Gary Moore: Blues And Beyond

Gary Moore

Blues And Beyond

(BMG)

rock-blues

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recensione Gary Moore- Blues And BeyondFacciamo che vi svelo un piccolo segreto: quando si scrive una recensione è bene inserire nelle prime due o tre righe il nome dell’artista e quello dell’album, per via dei motori di ricerca eccetera.

Ma stavolta non ce n’è bisogno perché lui è un mostro sacro, un dio, un’icona, di quelli che rullano i tamburi e mentre mi faccio la pipì sotto annuncio “Ledis en Gentlemen, Mister Gheri Fachin Muuuuur!!!”.

Gary Moore ragazzi. Da che parte cominciare?

Vabbe’ dai, facciamo i bravi e inseriamo anche Blues And Beyond, il titolo di questo cofanetto imperdibile che contiene un doppio CD, 4 LP, registrazioni live inedite e la biografia ufficiale I Can’t Wait Until Tomorrow scritta da Harry Shapiro.

Da dove cominciare, appunto?

Da una curiosità: la sua esperienza con gli Skid Row. Tre, due, uno… fermi lì, non andate a googlare nulla, ve lo dico io: Sebastian Bach nel 1968 nasceva e Dave Sabo aveva appena 4 anni proprio mentre, in piena rivoluzione, Gary Moore formava il suo primo gruppo, gli Skid Row appunto.

Gli Skid Row che conoscono la maggior parte di voi invece, quelli di 18 And Life, comprarono nel 1987 i diritti del nome proprio da Moore.

Gary Moore mother fucker. From Belfast, Northern Ireland.

E quando dico Irlanda del Nord mi viene sempre in mente Daniel Day Lewis in quell’interpretazione stratosferica ne Il Nome Del Padre, anzi In The Name Of The Father, lo scrivo così perché il doppiaggio nei film è un crimine contro l’umanità. Ma ve lo immaginate Peppino Di Capri che canta Scalinata Pe O Parais o i Camaleonti che interpretano Donna di Riccione lasciando l’originale inciso Mr. Mojo risiiiiiin’? Ecco.

E poi mi viene in mente anche una delle band più fighe della storia del rock. Gli U2 direte voi. Ma neanche per sogno! Hold on tight, sottotilato ‘tenetevi forte’: i Thin Lizzy.

Gary Moore ha suonato la traccia di chitarra in Still in Love With You, una delle ballad più (e non uso aggettivi dopo il più) di sempre, e poi è entrato in pianta stabile nella band di Phil Lynott per l’album Black Rose: A Rock Legend, intrecciando le sue note a quelle della sei corde di Sua Mestà Scott Gorham. E fatevi il segno della croce.

E ci si potrebbe anche fermare qui perché questo “poco” è già molto più di quanto la maggior parte dei musicisti contemporanei potrà mai permettersi anche solo di sognare e di ambire.

In effetti ha poco senso star qui a scrivere in forma tanto succinta di uno dei personaggi più influenti della musica moderna, uno che ha saputo suonare il rock, l’heavy metal, l’AOR, il blues, e lo ha fatto insieme a Bob Dylan e a George Harrison, così tanto per dirne due.

Dai mi rifiuto.

Qui Agab chiama Redazione, Massimo inserisci un paio di video di quelli giusti e lasciamo parlare La Musica.

E a voi che mi leggete, per chiudere, vi imploro dal patibolo proprio come fece il brigante scomunicato Don Bastiano (che ho già citato in quel “E fatevi il segno della croce”): andatevi a comprare il box-set, è favoloso. Soprattutto se avete meno di 30 anni, imparate a toccare la musica, ad annusarla. Metteteci sopra le mani, sfogliate i booklet, toccate i vinili, prendetevene cura. E’ il nostro passato ma è anche il nostro futuro, da questo non si scappa, Maneskin!

 

 

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