A Total Wall: Delivery

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A Total Wall

Delivery

(Greenriver Recordings)

metal, djent

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ATotalWallRegistrato nell’oscura e desolata brughiera di Cavaria Con Premezzo (Varese) a pochi passi dai confini estremi del mondo nel fornitissimo Greenriver Studio a cura dell’ingegnoso producer Tancredi Barbuscia (già noto in precedenza per lavori di Rezophonic, Klogr, The Fire…), metto su Delivery il nuovissimo disco degli A Total Wall nel bel mezzo di un temporale notturno. L’atmosfera che mi circonda s’incastra molto bene con la potenza esplosiva dell’opener Reproaching Methodologies.

Gli A Total Wall suonano un djent molto potente (una genere del metal che incrocia elementi prog, math-rock e accordature particolarmente scure), amabilmente alternato a parti più melodiche dove il growl viene sostituito da un cantato più in direzione new metal o comunque sound 2010.

L’impronta generale che ne esce però mi riporta inaspettatamente a Vulgar Display of Power dei Pantera…il che non mi dispiace affatto. Ritmiche serratissime, armonizzazioni tensive efficaci, dissonanze di doncaballeriana memoria fanno scorrere Delivery con grande naturalezza.

I brani che preferisco per il maggiore azzardo tentato, senza dubbio: la title track con i suoni intermezzi fusion, la già citata opener, l’intro di Pure Brand e il tocco di finta dolcezza iniziale di The Right Question.

L’ottima produzione ben evidenzia la potenza esecutiva della band lombarda, ma quello che ammiro maggiormente in un disco come questo, per quanto sia poco avvezzo al genere specifico (non del metal), sono i repentini cambi di direzione che molte tracks presentano. Della serie: violenti come un uragano impietoso, sorprendenti come un monologo di Woody Allen. Davvero niente male come bacetto della buonanotte e un deciso passo in avanti rispetto al precedente Soundtrack for Your Honeymoon. Fosse un po’ più presto entrerei probabilmente anche in merito alle non proprio morbide tematiche del disco.

Gli A Total Wall sono degli autentici metalmeccanici ma con gusto e potrebbero rivelarsi la band ideale per la campagna anti-immigrazione trumpiana: cattivi, impetuosi e sorprendenti. Attendiamoli live.

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