Port-Royal: Dying in Time

Ormai il laptop non fa più paura e con Dying in Time i genovesi Port-royal si spingono ancora più il là

Port-Royal

Dying in Time

(Cd, Sleeping Star)

ambient, electro

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portroyal09La grande nave è ritornata nel porto di Genova, con un nuovo carico a bordo. La gente è sempre la stessa, ma le cose sono di nuovo cambiate.

Sono passati due anni dall’ultimo lavoro dei genovesi Port-Royal. Periodo trascorso in giro per l’Europa in un lungo tour che li ha visti protagonisti anche nella lontana Russia, trastullandosi ogni tanto anche nel ruolo di remixers (Ladytron e Felix Da Housecat). Ma non contenti, hanno anche messo giù le basi per il loro nuovo lavoro.

Il gruppo ha allargato il proprio orizzonte musicale, rinnovando l’attitudine post-rock e portando con se tutto il bagaglio degli esordi. Ora tutto ciò che conta è l’elettronica. Il nuovo lavoro è un costante flusso di tempi dilatati, un continuo inseguirsi di sintetizzatori esaltati da una reazione a catena alimentata da scariche elettriche. Tutto questo, fino a quando non arriva il momento di ballare.

Dying in Time è ricchissimo di virate techno dal ritmo incalzante, i battiti al minuto si alzano come nei migliori dance floor underground, per poi tornare verso paesaggi ariosi dal taglio prettamente cinematografico.

Tutto il lavoro è un continuo stupire. Ad ogni nuovo ascolto c’è qualcosa di insolito, qualche sensazione che in precedenza è solo sfiorata, ma che col passare del tempo assume contorni diversi e più definiti.

I Port-Royal sono senza dubbio una delle più interessanti realtà italiane della musica elettronica. E questo Dying in Time lo conferma a pieni voti.

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Vincenzo Riggio
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