Kamchatka: The Search Goes On

Gli svedesi Kamchatka col nuovo The Search Goes On ribadiscono che l’heavy rock è in piena salute, magari qualche acciacco, ma sempre vivo e vegeto nel gettare basi e stimoli per sempre nuove falangi di ascoltatori

Kamchatka

The Search Goes On

(Despotz)

stoner, hard rock

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Kamchatka- The Search Goes OnLa Svezia ci regala una nuova ventata di hard rock per mano/voce/suono dei Kamchatka. The Search Goes On è l’ultimo lavoro in studio per questo trio indiavolato che del rock “insanguinato”, dalle sacre ecchimosi heavy-stoner e dagli elettrici e calienti vapori 60/70; ne hanno fatto motivo di vita artistica e non solo, la loro è una pulsione mastodontica di riff e pelli fustigate che non passa inosservata, poi se ci mettiamo in carico anche una certa maledizione bluesy nella voce che guida e strapazza l’ordito totale del disco, l’immaginazione e la direzione di dove si va a parare è completa.

Dieci ricami iperbolici e senza compromessi, tracce che avvolgono ed infiammano le gelide brume e gli arcaici freddori del profondo Nord, list piena di intermezzi epici e giochi di distorsori che non danno tregua, tutto è impattante e messianico nel cantato, antichi spiriti del Mississippi incrociano gelide magie pre-cristiane tanto che seguirne le traiettorie è una impenitente fatica. Thomas Andersson voce/chitarra, Pier Wiberg basso e Tobias Strandvik batteria, hanno una formula sonora benedetta dalla sporcizia tipica dell’heavy rotante, wall of sound a catena e quella melodia intricata che si segue come un mistero lancinante.

I Kamchatka non producono nulla di nuovo, ma quello che fanno è grande, è una tradizionalità sonora che non ha tempo e non avrà mai fine a dispetto degli anni che sono passati e quelli che passeranno, ottimo per soddisfare i puristi dell’heavy e forse scoperta per nuovi cercatori del vintage armato di pedaliere, ma che comunque sbatte l’anima con dovizia di mestiere.

Anche pizzichi di doom entrano in scena, ma a farla da padrone sono i giri caustici e furiosi che nella battaglie epiche di Tango decadence, tra le schermaglie di chitarre elettriche al massimo fulgore Son of the sea, dietro la spiritualità guida Sabbathiana Cross the distance e attraverso i mid tempo che grattano la ballad Dragons portano a livello un ascolto che non si arrende e non lo farà mai di non accantonare questa filosofia amplificata che ha fatto il patto col diavolo circa una sua immortalità, circa la sua lezione forgiata di magia.

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Max Sannella
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