Intervista a L’Uomo di Vetro

Dopo la pubblicazione del nuovo lavoro, la band folignate che risponde al nome de L’Uomo di Vetro ha accettato di rispondere ad alcune domande

Nata nel 2004 e via via assemblatasi fino ad arrivare al sestetto odierno, dopo la pubblicazione del nuovo lavoro, la band folignate che risponde al nome de L’Uomo di Vetro ha accettato di rispondere ad alcune domande.

RockShock. In che modo lavorate? Qual è il processo creativo che porta al brano compiuto?

Nel nostro processo creativo non esistono particolari ragionamenti finalizzati ad ottenere composizioni studiate a tavolino. La musica nasce principalmente da un fattore istintivo ed emotivo. In questo contesto, le sessioni di prova diventano infinite suite che permettono a tutti gli elementi della band di riversare se stessi nell’improvvisazione, in completa libertà. Solo successivamente queste sessioni vengono rielaborate, dando vita ai singoli brani.

RockShock. Foligno, da dove arrivate, non è propriamente il centro del mondo. Come si vive ai margini dell’impero? In qualche modo vi pesa questa lontananza da un contesto più attivo, anche culturalmente, come può essere quello di una grande città?

Senza dubbio è complicato confrontarsi con la sperimentazione in un contesto in cui questa non è particolarmente valorizzata. Le difficoltà principali, comunque, non risiedono tanto nella distanza dai grandi centri urbani ma dipendono soprattutto da fattori culturali; elementi che caratterizzano la musica italiana nel suo complesso. E’ evidente come la nostra musica si sottragga alle classiche logiche commerciali seguite da quelle case discografiche che pensano solo a come rimpinguare le loro casse, magari rubando il cuore di qualche ragazzina. E’ la nostra dignità musicale, unita alla volontà di non scendere mai a compromessi per ottenere facili profitti, che ci dà la forza e ci spinge a continuare sulla strada intrapresa, senza sacrificare l’esigenza di esprimerci come meglio crediamo.

RockShock. Ascoltandolo, l’album ci è sembrato caratterizzato da un avvio decisamente d’impatto, una parte centrale più “anonima” ed un finale nuovamente all’altezza. Condividete questa nostra impressione? L’Uomo di Vetro come giudica il proprio lavoro?

Il disco è strutturato per stimolare in chi ascolta un panorama completo di emozioni; le stesse che in qualche modo possono rispecchiare le diverse fasi della vita. Ogni brano è un colore differente e nasce per suscitare ricordi e alimentare stati d’animo. Crediamo che nel nostro lavoro si possa respirare la rabbia di una sconfitta, la solitudine martellante di una stanza vuota, la paura di un incubo ricorrente ed al contempo la voglia di risorgere, di respirare aria nuova, di sentirsi liberi e in armonia con ciò che ci circonda, in un continuo gioco di contrasti.

La creazione dei brani e l’attenta fase di registrazione ci hanno lasciati molto soddisfatti poiché con questo disco crediamo di aver raggiunto l’obiettivo principale della nostra musica: riversare noi stessi nelle composizioni e sentirci in un certo qual modo “dentro” di esse.

RockShock. “Germania Anno Zero”, “Peckinpah’s Twilight”, evidenti risultano i rimandi alla settima arte. Tutte esclusivamente cinefile le anime de L’Uomo di Vetro oppure la vostra musica si lascia influenzare anche da altre espressioni artistiche?

I richiami cinematografici nascono dal grande amore che tutti i componenti del gruppo nutrono per questa forma d’arte, la quale spesso raggiunge i suoi massimi livelli proprio dal connubio tra immagini e musica. Essendo moderna e densa di sperimentazioni, è senza dubbio l’espressione artistica alla quale più ci rifacciamo perché, attraverso i richiami dei singoli titoli dei brani, ci permette di regalare emozioni più complete associandole ad uno scenario specifico.

RockShock. Oltre che dal cinema, da dove arrivano le suggestioni per i titoli dei vostri brani?

Nascono da profondi ragionamenti notturni durante i quali cerchiamo una strada per trasportare l’ascoltatore in una dimensione onirica, spesso separata dalla realtà che ci circonda. Il titolo dovrebbe trasmettere un’immagine, un’idea nata con il compito di accompagnare e di guidare chi ascolta, alimentando un’atmosfera che vive di luce propria. Ogni brano diventa così un viaggio, un percorso tracciato capace di far volare l’immaginazione di chi, attraverso la musica, cerca di esplorare se stesso.

RockShock. In cosa siete impegnati in questo momento? E’ previsto un tour a supporto del disco oppure state già lavorando a dei nuovi brani?

Diciamo entrambe le cose, anche se ora siamo concentrati principalmente nella promozione del disco. A dicembre dovrebbe partire un mini tour nel centro-sud Italia, mentre a marzo, se tutto fila liscio, faremo un tour europeo che toccherà Germania, Olanda e Belgio. Comunque, chi è interessato potrà seguire le news sul nostro myspace www.myspace.com/luomodivetro. Un saluto a tutti.

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Ivan Masciovecchio
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