Intervista a Boskovic

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Un debutto lungo 20 anni che ripercorre gran parte della storia della musica. A Temporary Lapse of Heaven non è soltanto il primo album di Boskovic, al secolo Luca Bonini Boskovic da Vicenza, è soprattutto un convincente affresco degli ultimi 50 anni di pop-rock.

LucaBoskovicCopertina

Come nasce Luca Boskovic come artista?

Non so se posso definirmi artista, so che quello che metto in musica è sincero, non costruito. Se poi è apprezzato da molte persone e condiviso, ho raggiunto il mio obiettivo. Penso di essere come un artigiano che plasma la creta o altre materie prime, così io modello la melodia e la composizione col mio sentire, da una buona partenza si ottengono dei piccoli gioielli.

A Temporary Lapse Of Heaven. Già il titolo prende spunto da quello di un famoso disco dei Pink Floyd “A Momentary Lapse Of Reason”. Diciamo che non nascondi le tue influenze…

La musica dei Pink Floyd mi ha sempre emozionato e colpito nel profondo… è un pilastro portante della mia formazione musicale. Amo gran parte della loro produzione, il modo di sperimentare, il prog melodico, la  psichedelia, gli arrangiamenti e le orchestrazioni, il dilatare i tempi esecutivi senza mai cadere nella banalità. Che dire…pennellate di genialità e musica che non sente il passare del tempo, anzi.

Del primo singolo/videoclip Just in Town cosa ci puoi raccontare? È un brano più di altri particolarmente influenzato dalla tradizione rock degli anni ’60 e ’70.

È una scrittura volutamente “easy” nel senso buono del termine. L’idea era quella di scrivere un singolo divertente che facesse“battere il piede”. L’arrangiamento attinge sicuramente dagli anni ’60 mentre il piglio e il modo di eseguire il brano è più ’70. Volevo suonasse caldo ma anche tosto, insomma una buona miscela tra il pop e il rock.

Qual è stata fino ad ora l’accoglienza nei confronti del tuo progetto? In genere l’Italia è sempre molto recettiva nei confronti del rock (e derivati) filo-britannico.

Ho avuto diversi attestati di gradimento in merito, spero che la cosa prenda piede e certe mie canzoni diventino fruibili a più persone possibili. Un riscontro positivo a qui tengo molto viene dal maestro Gianni Dall’Aglio, che ho avuto il piacere e la fortuna di incontrare di persona recentemente: oltre ad essere un’icona della musica italiana è una persona speciale e squisita. Mi ha contattato dopo aver ascoltato il cd e, oltre ad avermi  fatto molti complimenti sinceri, mi ha dato diversi consigli  preziosi.

Ma questa vita così digitale, questa vita che scorre oggigiorno così spaventevolmente veloce, come la vive un artista come te?

Questo punto mi tocca particolarmente, è anche una tematica che ho in parte sviluppato in Everyday. Il saper vivere con un po’ più di consapevolezza sul che cosa stiamo facendo e dove stiamo andando dovrebbe essere un fondamento di ogni persona. I ritmi dei nostri giorni sono devastanti: ricordo che questa cosa la segnalavano già i King Crimson nel 1969 con “21st century schizoid man” e Giorgio Gaber con le prime tournee del suo straordinario “Teatro canzone”. Passiamo il tempo a correre in maniera frenetica, viviamo il nostro tempo spezzettandolo in mille attività, “un minestrone”  di centomila cose poco metabolizzate e mal digerite, siamo su un treno in corsa continua senza la presa di coscienza della possibilità di scendere per osservare il paesaggio circostante e pensare a cosa desideriamo nel profondo e amiamo veramente. Quindi, arrivando alla domanda: la vivo male, ma ne sono consapevole e sto cercando una via di fuga che mi permetta di rallentare e riconquistare un po’ del mio tempo perduto.

Raccontaci un tuo sogno o un tuo incubo.

Il mio sogno è realizzarmi attraverso la musica e vivere di essa; il mio peggior incubo  è che capiti qualcosa di grave  alle persone a cui voglio bene.

Se dovessi confrontare il rock, o quantomeno un certo tipo di rock anni 60 e 70, con la musica di oggi sulla quale, a mio avviso, bisogna inevitabilmente rimanere aggiornati, che giudizio ne uscirebbe da parte tua?

Onestamente parlando di musica attuale la conosco come una persona media attraverso i normali canali tipo radio e tv, anche se credo che non sempre  propongano le cose migliori in circolazione. Non sento “nulla di nuovo sul fronte occidentale”, resto dell’idea che le cose migliori siano state fatte negli anni passati. È anche pur vero che le combinazioni sul pentagramma non sono infinite e le strutture melodiche sono state tutte impiegate in questi 70 anni di “rock” o popular music, che dir si voglia. Restano ancora delle possibilità sul fronte dell’arrangiamento, della sperimentazione e del crossover.

Progetti per il futuro e dove possiamo ascoltarti?

Siamo impegnati nella preparazione il tour, speriamo di dare al pubblico e a tutti noi soddisfazioni e che porti buoni frutti. La prima data sarà al Teatro Busnelli a Dueville (VI), poi ne faremo altre a breve e sul sito ufficiale indicheremo tutti gli appuntamenti live.

Il disco è reperibile nei migliori negozi digitali e la copia fisica è ordinabile con Amazon.  C’è anche da dire che non sono a corto di nuove songs e quindi una capatina in studio per un nuovo disco sarebbe cosa molto desiderata.
Grazie per questa intervista!

Grazie a voi!

 

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