Elk: World

World è l'album d'esordio degli Elk, band dream/pop/alternative vigevanese. 10 brani per altrettante istantanee ricordo di un viaggio che stringe corpo e mente in un unico, caldo abbraccio

Elk

World

(Autoproduzione)

dream-pop, alt-pop

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elk worldWorld è l’album d’esordio degli Elk, band dream/pop/alternative vigevanese nata in seguito allo scioglimento dei Gioaccardo. 10 brani per altrettante istantanee ricordo di un viaggio che stringe corpo e mente in un unico, caldo abbraccio.

Il disco parte con Victoria, annunciata da un’intro corale di voci che riportano ai Beach Boys dei fratelli Wilson, per poi esplodere in un tripudio sonoro nel quale Lush e Slowdive vanno armoniosamente a braccetto, intrecciandosi all’interno di un mosaico di giochi ostinati di delay chitarristici post rock in stile Mogway.

Su tutto si erge la splendida voce di Monica Cadenini, che permette alle atmosfere oniriche del brano di prendere ulteriormente vita, supportate da una sezione ritmica quantomai impeccabile.

In La Paz continua l’equilibrato mix di noise rock e dream pop dove emerge Guido Ghilardi con il suo funambolico basso, qui assoluto protagonista nel chorus. Si prosegue con Gialos ed il suo incipit sornione che vede ancora le magnetiche pulsazioni di Ghilardi in primo piano.

Per 1 minuto e 50 circa si ha l’impressione che il brano sia destinato a concludersi senza troppi stravolgimenti quando, improvvisamente, si accende una luce e la traccia si apre come una voragine lasciando il palcoscenico a 2 minuti e mezzo di rock assatanato che sembra uscito fuori dalla sala prove delle sottovalutate Hole della ex signora Cobain, Courtney Love.

Echi di La Roux incombono non appena parte l’elettronica Beirut, con i suoi synth molto ’80s in evidenza e i cambi di registro che strizzano nuovamente l’occhio al quel rock alternativo di matrice prettamente ’90s. Sono proprio questi continui e repentini passaggi da dolcezza e candore ad energia e furore a rappresentare alcuni tra i momenti migliori di questo esordio.

La successiva Chicago, primo singolo e videoclip della band vigevanese, è un affresco con dedica alla metropoli americana, la cui struttura si poggia su di un tappeto di costanti e deliziosi arpeggi di chitarra che ricordano il Johnny Greenwood di In Rainbows, per poi lasciare spazio alla soffice e suggestiva interpretazione vocale della Cadenini.

L’intermezzo strumentale (e molto vintage) di Wigan sembra uscito da un disco dei Sonic Youth che fanno colazione con i Foo Fighters, mentre The Kimberley prima e London poi, spingono ancora sul tasto on/off graffiando la nostra schiena con il loro scarni riff e regalandoci immagini evocative di club fumosi di periferia, estremamente degni della capitale britannica qui citata. Tutt’altra ambientazione, direi ipnotica ed esotica, nella successiva e sognante Ulysses, fatta di voci eteree che omaggiano e accompagnano l’Odisseo (e tutti noi) nel suo mirabile viaggio.

Nella solare e nipponeggiante Hokkaido sono ancora i cori della band, quasi a voler chiudere un cerchio perfetto apertosi con l’opener Victoria, a sancire la fine di questo gustoso disco che spicca per la cura degli arrangiamenti, sempre in grande equilibrio tra soluzioni rock e accenni retrò, e la sensualità canora. 10 sinuosi brani che ci prendono per mano e ci portano con gli Elk in un suggestivo viaggio pop tutto da godere.

 

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Marco Baricci
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