Inanis Yoake: recensione di Shallow Mist

Le enigmatiche fascinazioni oscure degli Inanis Yoake. Dopo due anni di silenzio il duo di stanza a Londra torna con Shallow Mist, il disco più suggestivo e completo prodotto fin qui.

Inanis Yoake

Shallow Mist

(Dark Vinyl Records)

post-punk, darkwave, synthwave


Non esiste cosa più bella ed appagante di veder crescere passo dopo passo una band, in questo caso un duo, che seguo fin dalla prima pubblicazione, parlo di In a Summer’s Silence del 2020 seguito tre anni dopo da How Things Seam, due dischi tormentati e profondissimi capaci di catturare tutti i miei sensi, con estrema naturalezza gli Inanis Yoake mi hanno presa per mano e accompagnata nel loro universo interiore dove le fitte nebbie dell’anima raramente lasciano spazio a timidi bagliori.

Quello che sin dal primo istante ho percepito come un progetto artistico dal potenziale infinito giunge alla terza prova in full-lenght con una maturità indiscutibile, Shallow Mist appena uscito su Dark Vinyl Records, è davvero un lavoro splendido.

Lontani dagli imbarazzanti scimmiottamenti di alcuni, distanti anni luce dalle mode del momento, fedeli ad una linea, ad un suono e ad un modo di comunicare che è solo loro, riottosi alle lusinghe del singolo facile, coerenti e distaccati dalle regole di mercato, gli Inanis Yoake attraversano le loro coscienze da parte a parte, scavano nei malefici della vita quotidiana, affrontano il proprio buio interiore restituendo al mondo la loro personale visione delle cose attraverso un’affascinante miscela di post-punk/darkwave/syntwave con evidenti richiami neofolk, new wave e perfino industrial.

Shallow Mist, composto ed eseguito interamente dal musicista e DJ romano Simone Skeleton e dalla musicista Risa Hara, duo formato a Londra nel 2020, vede la partecipazione di nomi illustri tra cui Tony Wakeford (Sol Invictus) e Michael Aliani (Chiron ed ex Ikon), due voci storiche del panorama internazionale che non hanno certo bisogno di presentazione.

Dodici tracce intense e penetranti, impregnate di una inquietudine palpabile, è un filo sottile, cupo e sinistro a legare indissolubilmente le une alle altre e a condurre chi ascolta in un viaggio trascendentale doloroso e struggente che si perpetua fin sull’orlo del baratro, fino al declino mentale e fisico, alla castrazione emotiva, alla annichilente rassegnazione, alle brume mortifere di giorni neri che lenti e inesorabili scorrono e si sovrappongono senza soluzione di continuità.

Ma attenzione, Shallow Mist non è affatto un album triste o deprimente, al contrario racchiude in sé una romantica, dolce malinconia che cola goccia a goccia come miele caldo in una tazza di té nel più piovoso e ostile pomeriggio d’inverno.

L’orchestrazione scarna e suggestiva di Razed to the Ground guidata dalla voce spettrale di Simone, sfocia nel binomio tormento/estasi della mirabile Lost in the Twilight con le sue aperture da brivido lasciando poi spazio agli imprescindibili goticismi di cui sono ricche Through e Symbols dove i canti e controcanti di Michael Aliani e Simone si intrecciano in maniera sublime.

Sono le vibrazioni electro-industrial a dominare l’ipnotica I’ve Done Everything I Can ft. Michael Aliani, The Dismal Sea e la velatamente sintetica title track mentre Thunder and Lightning impreziosita dalla voce inconfondibile di Tony Wakeford è un climax ascendente di forti emozioni che si schiudono in un ventaglio di innesti gothic rock, neofolk e dark industrial.

I due brani in italiano, Distacco e Anime in Silenzio sono figlie della italica scuola new wave anni ’80, i testi appaiono come confessioni di fronte allo specchio e forse proprio perché le parole sono importanti ascoltarle una ad una conoscendone bene ogni singola sfumatura produce un’inevitabile turbamento, cito versi a caso perché in realtà meriterebbero la pubblicazione completa, nella prima Simone canta la disillusione con il solito pathos di sempre “non era amore ma solo distacco”, nella seconda l’insostenibile solitudine di chi si sente sempre ai margini del mondo malgrado le presenze circostanti “…essere soli non è giusto soprattutto se si è stati onesti tutta la vita…se le anime fossero in vendita avrei qualcuno con cui potrei parlare…”

Ci avviamo verso la chiusura, affidata all’enfasi solenne di Down Here, una delle tracce più sperimentali dell’intero lavoro sospesa com’è tra pulsioni noise rock e folk psichedelico (con tanto di echi à la Death in June) che suona come una sorta di testamento sonoro, un arrivederci prolungato o un addio definitivo.

Gli Inanis Yoake, mai così introspettivi e centrati, ci regalano un disco meraviglioso dove albergano dodici perle oscure, forse le più intense scritte fin qui.

https://inanisyoake.bandcamp.com/

Amazon Music Unlimited, tutta la musica che vuoi, dove vuoi, ad altissima qualità!

In qualità di Affiliato Amazon, riceviamo una piccola percentuale dagli acquisti idonei. Usando i nostri link, quindi, non spenderete un centesimo in più, ma contribuirete al mantenimento del sito.

Gli ultimi articoli di Elisabetta Laurini

Condivi sui social network:
Elisabetta Laurini
Elisabetta Laurini
Articoli: 156