I Sigur Ròs sotto le stelle di Roma

Due ore di musica, una performance affascinante, un’emozione travolgente. Il concerto romano dei Sigur Ròs non ha tradito le attese

Sigur Ròs

Roma, Cavea dell’Auditorium, 25 Luglio 2005

live report

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sigur_ros_22Era tanto che aspettavo. Già in altre occasioni, in location per me meno comode, mi erano sfuggiti per poco. Finalmente l’evento è arrivato, nella cornice della Cavea dell’Auditorium di Roma.

Sul palco si è esibita una delle band più importanti del panorama art/post rock mondiale. In una calda ed afosa serata, i Sigur Ròs hanno tenuto due ore di concerto che ha visto una cornice di pubblico di oltre 2300 persone, riempiendo l’Auditorium in tutti gli ordine di posti.

Hanno aperto lo spettacolo le Amina, band tutta la femminile ed ancora una volta islandese, che ha proposto un’ambient in stile Mùm con poca elettronica. All’istante è balzata all’occhio la particolare strumentazione: bicchieri di cristallo con diversi livelli d’acqua (regolarmente “accordati” in fase di sound check!), pianole giocattolo, seghe da falegname, campanelli d’albergo di diverse tonalità e strumenti ad arco.
Nella mezz’ora di esibizione, le quattro ragazze hanno dato una buona impressione disturbate, comunque, dal solito brusio di fondo tipico di certe platee poco attente.

Alle 22.00 in punto, calato un sipario bianco retro illuminato, ma praticamente inutile vista la conformazione ad arena dell’Auditorium, sono usciti sul palco i quattro ragazzi di Reykjavik.

La classe del gruppo non ha tardato a farsi sentire. L’inno gay Vidrar vel til loftarasa, la tenera Svefn g englar, l’immancabile Ny Battery, la temeraria Hafssol. La band ha proposto praticamente tutti i singoli dei loro tre album, con un sound leggero e dilatato che disgregandosi, saltava in aria con una forza inaudita.

I nostri si alternavano tra gli strumenti, accompagnati, per l’occasione, da un quartetto d’archi composto proprio delle Amina, sotto la guida del falsetto di Jonsi. E poi, sullo sfondo, immagini oniriche che si muovevano sinuose e magnetiche a corredo di paesaggi islandesi. Magnifico.

Buona parte della scaletta era composta da alcuni brani del prossimo album in uscita il 12 settembre. Sveliamo subito che la temutissima svolta verso lidi prettamente nu metal (Papa Roach e Korn), proclamata all’inizio da alcune voci di corridoio (messe in giro ad arte come strategia di marketing?), non si è avverata. I Sigur Ròs suonano ancora come sanno, in maniera forse più semplice e diretta, ma senza nessun stravolgimento.

In chiusura di concerto, con nuovamente il sipario calato, una tiratissima Untitled 8 ha terminato la performance davanti ad un pubblico esaltato, ma leggermente meno nutrito che ad inizio concerto. Forse i “caciaroni” non ce l’hanno proprio fatta a resistere fino alla fine (meno male!). Qualche delusione per il mancato bis, ma vista l’ora tarda e con un finale tirato come questo, non era lecito aspettarsi di più.

Una gran bella serata, affascinante e fatta di tante conferme. Ora, l’attesa del 12 settembre, quando Takk farà la sua comparsa sugli scaffali dei negozi, sarà più dolce.

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Vincenzo Riggio
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