Bruce Springsteen: Born To Run (il libro)

Bruce Springsteen

Born To Run

(Mondadori, p. 536)

libro

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bruce-springsteen-born-to-run-libroSiamo un paese di non lettori, di editori che in alcun modo hanno a cuore l’arte delle parole ma soltanto il profitto, di città arroganti e gonfiate che scippano eventi letterari di prestigio ai propri cugini innescando un’insensata concorrenza interna alla quale però si appellano se, invece, la capitale prova a organizzarsi il suo gran premio di F1. Ecco, nel nostro paese così anomalo anche in questo settore, in cui perfino il parricidio non è peccato a seconda di chi lo commette, una delle poche certezze che c’è è la seguente: ogni anno, sugli scaffali delle librerie, spuntano almeno 1 o 2 nuovi libri su Bruce Springsteen.

Quei tomi hanno tutti una cosa in comune, ossia il lauto filosofeggiare dei loro autori.

Prendiamo, come esempio, un breve estratto dal testo di una canzone del Boss e il relativo commento su uno dei tanti libri a Lui dedicato.

Ero in macchina lungo la highway

l’asfalto era pieno di buche

ho accostato e mi sono accovacciato dietro un cactus

con i pantaloni abbassati e un paio di fazzoletti di carta

un camion che sfrecciava ha suonato il clacson

prima di essere inghiottito dalla polvere

Commento: “La highway è l’esistenza stessa del protagonista, il tempo che passa inesorabile rappresentato attraverso il viaggio e il continuo andare incontro all’ignoto fato, con un richiamo intellettuale alla beat generation e alla filosofia On the road di Jack Kerouac. Le buche sono la metafora del fallimento della politica economica repubblicana e del disfacimento della società americana, simbolicamente richiamata in questa cartolina di sabbia desertica che si appiccica alle ruote di una vecchia Chevrolet e alle insegne al neon di un motel sperduto e solitario. L’uomo, un perdente, un bistrattato, un disadattato e disoccupato, è talmente usurato e pieno di insoddisfazione da giungere inesorabilmente al culmine: la liberazione salvifica attraverso un rito erga omnes che non lascia spazio a dubbi. Il camion che distrattamente strombazza mentre gli passa accanto è l’indifferenza della gente, la superficialità di questo nuovo millennio dove l’intera umanità sembra talmente presa da cose futili al punto da perdere di vista l’essenza dei valori fondamentali dell’essere senziente in quanto tale. La polvere che lo avvolge mentre sfreccia via a tutta velocità lascia il protagonista solo con sé stesso, alieno da ogni contesto, privo di interazione, figliol prodigo nel mondo dei meschini.

  1. seguirà trattato filosofico sul significato iconografico del cactus

I fan del rocker si staranno chiedendo di quale diavolo di canzone si tratta. Ebbene, interrompo subito i vostri sforzi di memoria. Il brano non esiste, l’ho inventato io. E anche la critica. Ma il punto è un altro: se fino a oggi andavate in libreria e compravate un libro qualsiasi su Bruce Springsteen vi sareste ritrovati in mano esattamente qualcosa di questo genere.

Ora, mi sembra una predizione facile, io non intervisterò mai il Nativo del New Jersey. Però tra le mie domande da fargli che tengo pronte comunque, non si sa mai nella vita, ce n’è da sempre anche una che riguarda proprio tutta questa carta rollata. Bruce, cosa ne pensi di tutte le minchiate che hanno scritto sul significato intrinseco delle tue canzoni in centinaia di libri? E nelle mie elucubrazioni oniriche ho sempre immaginato il suo sorriso imperfetto che si disegna sul mento pronunciato e si deforma in una risata divertita mentre Lui, stringendosi nelle spalle, mi fa “Oh buddy, that cactus was just… a cactus, ya know”.

Pareidolia.

Adesso, finalmente, è l’Uomo in prima persona a raccontarci le cose della sua vita. Ed è naturale che, come in tutte le autobiografie, anche in questa Born To Run (edita da Mondadori, p. 536) si possano incontrare aneddoti romanzati, situazioni idealizzate e quant’altro necessario a renderlo un lavoro appetibile per molti. Il fatto è che questi “accorgimenti” non è dato sapere quali e quanti siano, il che porta a prendere comunque con le dovute cautele i dettagli della memoir. Ma questa non è una critica anzi, l’ho fatto anch’io nei miei libri. Era solo per dire che ai più attenti ed esigenti qualche curiosità rimarrà, quindi Mister io prenderei un volo oggi pomeriggio così domani andiamo a farci una pizza da Federici’s e registriamo questa benedetta intervista, che ne dici? Fanculo la mia dieta.

Sono stato più volte nel New Jersey e, anche se a portarmi laggiù sono state le tracce di altri musicisti autoctoni, molti dei luoghi di Bruce li ho calpestati di persona. Lui, come è naturale che sia, narra dei loro fasti ai tempi che furono, dei quali purtroppo io e tutti voi non potremo mai condividere nulla. Asbury Park a cavallo tra i ’70 e gli ’80 sarebbe certamente il primo posto dove tornerei se potessi fare un giro sulla DeLorean di Christopher Lloyd. Ma la terrena realtà è che l’unica cosa che continuerò a conservare è il ricordo di una cittadina che tra lotti abbandonati ed edifici decadenti sembra una sopravvissuta. Oltre al rammarico, idiota che sono, di non aver salvato un frammento del Fast Lane da esporre sulla mia libreria accanto al preziosissimo gettone del Palace Amusement con il faccione di Tillie e la cornicetta dozzinale che però non oso cambiare.

A tal proposito, per quelli di voi che fossero interessati ad approfondire, consiglio una bellissima rivista da collezione che si intitola Rock & Roll Tour Of The Jersey Shore, a cura di Stan Goldstein e Jean Mikle, giunta alla sua quarta edizione, che descrive con testi e foto bellissime più di 200 location rock nelle contee del Garden State oltre, naturalmente, a introdurre tutti (quasi tutti) i protagonisti che continuano a rinnovarne giorno dopo giorno il fascino mitologico. La potete trovare in vendita su Amazon o, se capitate in zona, in uno shop molto carino che si trova all’interno della Convention Hall (http://www.asburygalleria.com/) oppure nel miglior negozio di dischi della costa Est, Jack’s Music Shoppe (http://www.jacksmusicshoppe.com/) a Red Bank.

Ed è stato divertente anche, nelle scorse settimane, leggere i commenti simpaticamente terrorizzati di alcuni amici che ho il privilegio di avere in comune con Egli, “speriamo che non mi abbia citato…”, “sì, ti ha citato a pagina 42 e 319, come avrebbe potuto non inserirti?”.

Il libro è accompagnato da un CD, Chapter And Verse, che a un primo sguardo potrebbe sembrare un greatest hits ma in realtà ha lo scopo, secondo quanto dichiarato, di accompagnare la lettura del libro scandendone in musica la cronologia. L’album, acquistabile anche separatamente, è reso maggiormente appetibile dalla presenza di cinque inediti, per la verità non entusiasmanti se non per la loro valenza storica, resuscitati per l’occasione dalle session delle prime band del Fuggitivo.

Ma, per chi decidesse di acquistare insieme libro e compact disc in un Mondadori Store, ci sarà la possibilità di partecipare all’estrazione di una Fender Telecaster provata e autografata da Lui in persona. Non oso neanche pensare a quanti orgasmi dell’anima mi darebbe averla appesa nel mio salotto.

Buona fortuna a tutti voi quindi, che possiate avere la vita migliore possibile e tutto ciò che avete sempre desiderato, tranne la chitarra di Bruce.

 

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