Bon Jovi: il libro fotografico Work e il box set per i 25 anni di New Jersey

In questi giorni doppia release per i Bon Jovi. È stato appena dato alle stampe un box set – che farà impazzire non soltanto gli accoliti – del loro terzo album, direttamente dal 1988, New Jersey.

Il cofanetto deluxe version, impreziosito da un booklet di 60 pagine, contiene due cd. Nel primo c’è l’album in versione remastered con l’aggiunta di tre bonus track.

Si tratta di The Boys Are Back In Town dei Thin Lizzy, già edita nel 1989 nella raccolta benefica Stairway To Heaven/Highway To Hell che riunì, in cover di musicisti morti per droga, tutti i cavalli di razza dell’allora ricchissima scuderia del manager di Chicago Doc McGhee che presero parte al Moscow Music Peace Festival allo Stadio Lenin di Mosca (Cinderella, Scorpions, Ozzy Osbourne, Skid Row, Motley Crue e Gorky Park); di una versione acustica di Born To Be My Baby e di Love Is War (un outtake), anch’esse già utilizzate come b-side sull’edizione giapponese del singolo di Living In Sin.

Proprio le parole che Jon Bon Jovi pronunciò a proposito di Love Is War lasciano intendere come l’album (che originariamente avrebbe dovuto chiamarsi Sons Of Beaches, poi modificato in New Jersey per problemi con il lay-out di copertina) sia sostanzialmente sincero. Quella canzone fu composta con il preciso intento di fare un’altra You Give Love A Bad Name ma venne fuori una canzone con gli stessi identici accordi”, che alla fine ne rimase esclusa.

Proprio come molti altri brani scritti e poi rimasti in un cassetto contro la volontà di Jon che, forse imprudentemente (ma fortunatamente la Mercury Records riuscì a dissuaderlo), era fortemente determinato a pubblicare un album doppio per replicare il successo multimilionario del precedente Slippery When Wet. Brani poi finiti, inevitabilmente, sul masterizzatore di qualche bootlegger.

New Jersey bon joviGià, perché anche i pezzi del secondo CD (insieme a qualche altro non presente in questo cofanetto), intitolato appunto The Sons Of Beaches Demos, fumano da oltre vent’anni nei lettori cd dei fan più accaniti. Ma, di certo, rappresentano una assoluta ed imperdibile novità, in questa versione prodotta dallo scomparso Bruce Fairbairn e remissata di fresco dal fido Obie O’Brien sotto la supervisione dello stesso Jon, per gli appassionati meno attenti alla discografia “parallela”. Alcune tracce consentono infatti una sbirciatina dietro le quinte sul lavoro in studio del gruppo statunitense. Tra queste certamente Does Anybody Really Fall In Love Anymore, poi finita sull’album Heart Of Stone di Cher che, all’epoca, aveva una relazione con il chitarrista del gruppo Richie Sambora, co-autore del pezzo; House Of Fire, nata dalla collaborazione tra Desmond Child e Alice Cooper, poi incisa da quest’ultimo per l’album Trash con i cori di Bon Jovi e la chitarra di Sambora; Diamond Ring che, rivista nella musica e nella lirica, sarà utilizzata qualche anno più tardi sul più maturo tra gli album dei Bon Jovi, These Days; e su tutte Homebound Train che, in questa rough take dominata dall’armonica insolitamente blueseggiante di JBJ, supera di gran lunga la più patinata e “costretta” versione poi finita su New Jersey.

E a proposito di behind the scene, esiste anche una versione super deluxe che oltre ai due cd propone un DVD dal doppio contenuto: tutta la videografia di New Jersey e il documentario Access All Areas-A Rock’n’Roll Odyssey diretto da Wayne Isham (la cui collaborazione con la band è proseguita fino ai giorni nostri. Suoi, tanto per citarne alcuni più recenti, i video di It’s My Life, Say it Isn’t So, l’omaggio a Roma di Thank You For Loving Me e ancora What Do You Got). All’epoca uscito in VHS senza sottotitoli (stavolta presenti in varie lingue tra cui l’inglese e l’italiano), a parere di chi scrive Access è il più bel film mai realizzato sui Bon Jovi e, da solo, vale l’acquisto del cofanetto. Per i proseliti più giovani o ritardatari di Jon, Richie, David, Tico e Alec (ormai da vent’anni ex bassista, mai rimpiazzato ufficialmente), una full immersion nei camerini, nelle stanze di hotel e in tutti i luoghi inaccessibili del Jersey Syndicate Tour, 2 anni, 237 concerti e 3 milioni di spettatori per promuovere New Jersey in tutto il mondo. Una curiosità: questo fu il primo album di una rock band occidentale ad essere pubblicato dalla Melodiya, la casa discografica di Stato dell’ex Unione Sovietica. Ad oggi New Jersey ha venduto oltre 20 milioni di copie, destinate ad essere rimpinguate da questa nuova, accattivante release.

Parallelamente all’album ecco il libro fotografico Work, testimonianza degli ultimi due multimilionari tour mondiali della band. 208 pagine in grande formato con le istantanee catturate dal fotografo David Bergman che ha seguito la band sul palco e anche in momenti privati, riuscendo a catturare ogni membro in atteggiamenti di inaspettata naturalità.

Proprio al centro del libro due pagine panoramiche che si aprono a ventaglio illustrano le coreografie realizzate dai fan italiani allo stadio Friuli di Udine e a San Siro. Sulla preparazione di quest’ultima, peraltro, è scaricabarile gratuitamente il racconto che io stesso ho scritto insieme a molti amici tra cui i membri dei These Reigning Days, la band inglese che ha aperto la gig milanese dei BJ e che ora impazza nelle chart, i ragazzi del Bon Jovi Club Italia, alcuni fan con avventure davvero incredibili legate al gruppo, e molti di coloro che il giorno prima dello show hanno percorso in lungo e in largo gli spalti dello stadio meneghino per la predisposizione dei fogli di plastica colorata.

Simpatico divertissement è, senza dubbio, il capitolo dedicato alle fotografie scattate dallo stesso Jon Bon Jovi, allievo d’eccezione del maestro newyorchese.

Le primissime copie di Work, preordinate alcuni mesi fa, sono state spedite la scorsa e settimana e, a giorni, cominceranno ad arrivare tra le mani dei tanti ammiratori.

 

 

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