Associazione Bo Ground (presentazione del progetto e intervista)

Bologna dice basta alla disorganizzazione musicale, basta alla mortalità delle bands emergenti, basta alla perdita di motivazioni ed opportunità da parte di chi già opera da anni nell’ambito musicale. Artisti ed operatori musicali si riuniscono in Bo Ground

Bo GroundBologna dice basta alla disorganizzazione musicale, basta alla mortalità delle bands emergenti, basta alla perdita di motivazioni ed opportunità da parte di chi già opera da anni nell’ambito musicale. Alla fine di marzo l’Associazione Il Mostro ha organizzato al Blogos di Casalecchio di Reno “Bo Ground – mezzo secolo di rock bolognese”, un weekend di musica e tavole rotonde al quale hanno partecipato cinque generazioni di rock bolognese (dagli anni 60 al 2000). Questa due-giorni di rock bolognese ha riscosso talmente tanto successo che i partecipanti hanno espresso il desiderio di proseguire e costituire un’associazione.

Parliamo di Bo Ground con Chiara Stefani (musicoterapeuta, presidente dell’Associazione Il Mostro, ideatrice e presidente del progetto Bo Ground) e con Oderso Rubini (Produttore musicale dell’Italian Records nonché vice presidente di Bo Ground).

RockShock. Ciao Chiara, ci puoi dire che cos’è Bo Ground?

Chiara Stefani. A fine marzo moltissime bands di Bologna, storiche ed emergenti, unite a giornalisti ed operatori del settore musicale, si sono riunite alla due-giorni per confrontarsi fra loro, per portare testimonianze delle proprie esperienze e per rivendicare il diritto di essere non solo musicisti ma anche protagonisti della scena e promotori di cultura. Non dimentichiamo che nel 2006 Bologna è stata dichiarata dall’Unesco “Città creativa della musica”, prima in Italia e seconda in Europa dopo Siviglia. Bo Ground nasce anche per consapevolizzare i bolognesi della carenza delle istituzioni nei confronti della scena bolognese, se non per qualche grande evento con nomi importanti. Tutti i partecipanti hanno espresso fermamente l’intenzione di ricreare una scena bolognese come c’era alla fine degli anni ’70 / inizio degli ’80. Una scena che sia evidente agli occhi di tutti e non solo confinata in ambiti più indipendenti.

RS. Già… la scena bolognese, quella che attirò l’attenzione con il famoso evento Bologna Rock del 2 aprile 1979, di cui chiediamo ad Oderso Rubini uno degli organizzatori dell’evento…..

Oderso Rubini. Nella seconda metà degli anni ’70 c’era molto fermento sulla scena bolognese, nonostante però l’Italia venisse esclusa dai tour mondiali delle stelle del rock e uno dovesse espatriare per partecipare ai concerti dei gruppi del momento. I ragazzi bolognesi iniziarono così ad esprimersi strimpellando ed esibendosi nelle cantine. L’unico locale dove si poteva suonare dal vivo era il Punkreas che logicamente era sempre pieno stipato. Venne così l’idea di organizzare il Bologna Rock al Palazzetto di Piazzale Azzarita. Il Bologna Rock però non fu un mero festival di band emergenti ma una manifestazione vera e propria che con lo slogan “Dalle cantine all’asfalto” cercava di attirare l’attenzione su di una scena che non voleva restare sconfinata nelle cantine bolognesi e voleva potersi esprimere in luoghi più consoni alla dignità delle bands. Un po’ quello che stiamo cercando di fare con Bo Ground, dove l’attitudine è sicuramente meno punk di quella dell’epoca ma certamente non meno energica !

RS. Come si suol dire, meglio tardi che mai. La forza d’animo e l’energia di tutti questi musicisti ed operatori del settore, come allora, sta cercando di attirare l’attenzione sulla scena del capoluogo emiliano . A chi è indirizzata Bo Ground e di cosa si occupa?

CS. L’Associazione si occupa soprattutto del rock underground bolognese ma non è limitata alle bands, si estende anche agli operatori musicali ed ai puri appassionati . Tu hai parlato di scena del capoluogo, ma noi puntiamo tantissimo anche sulla provincia dove c’è molto più fermento rispetto alla città in sé. Bo Ground in pratica è un’associazione no profit che agisce sul territorio per promuovere il rock bolognese in tutte le sue forme e varietà come patrimonio artistico-culturale e sociale. Non vorremmo si disperdesse questo mezzo secolo di cultura e società. Vorremmo riportare all’attenzione del pubblico e delle istituzioni la produzione musicale originale bolognese (considerando tale anche la produzione di chi da anni si è insediato nel territorio bolognese), oltre al fatto che vorremmo far emergere l’attuale scena musicale, ricreando così un movimento attivo.

RS. Quindi come intende attivarsi l’associazione per riuscire in detto proposito?

OR. Fra gli scopi principali del Bo Ground troviamo quello di organizzare e promuovere eventi musicali e ogni altra attività artistico-culturale legata alla musica, siano essi festival, concerti, oppure convegni di ricerca storiografica, di musicologia, di sociologia. La nostra intenzione però è anche quella di riuscire in futuro a produrre e distribuire materiale editoriale, discografico, multimediale.

CS. BO Ground vuole anche sostenere le bands emergenti attraverso percorsi di formazione artistica (corsi, workshops…), e promuoverli dando loro la possibilità di coordinarsi in un’ampia rete di musicisti singoli, gruppi, operatori e realtà del settore, studiosi o anche solo appassionati di rock e musica.

RS. Avete già qualche progetto in cantiere?

OR. Oltre alla realizzazione di un portale sul rock bolognese (dagli anni 60 ai giorni nostri) e di una web-zine relativa agli eventi, abbiamo già alcune proposte per organizzare tavole rotonde, festivals e workshop musicali e multimediali; fornire assistenza burocratica e legale ai gruppi; attuare percorsi di studio e ricerca; preparare un progetto di sostegno al rock bolognese da presentare agli Enti locali ed alle Istituzioni competenti e cercare concorsi e bandi europei che si occupino di cultura giovanile.

RS. Per chi volesse aderire al BO Ground?

CS. Chi vuole aderire al Bo Ground ci può contattare alla mail associazione@boground.it oppure sul sito www.boground.it (da poco in costruzione) . Saremo comunque ospiti anche allo stand de Il Parto Delle Nuvole Pesanti al MEI di Faenza dove sarà possibile iscriversi all’Associazione (Padiglione A stand n.51).

All’Associazione Bo Ground hanno già aderito BLANCHE DE NAMUR, DOGS DON’T LIKE TECHNO, DREAMSTEEL, FORMENTERA LADY, GLI AVVOLTOI, IGGY AND HIS BOOZE, IL PARTO DELLE NUVOLE PESANTI, METALMECCANICI, MISS PATTY MISS & THE MAGIC CIRCLE, MONTAGNA DI SUONO, MUMBLE RUMBLE, RADIOCITTÀFUJIKO, PROPHEXY, SOTTOTETTO SOUND CLUB, STEREOKIMONO, SUB CAVE Scandellara, TEMPLE OF VENUS, Amerigo Sirianni, Arianna Carciofo (musicologa), Cesare Livrizzi (cantautore), Chiara Stefani (Ass. IL MOSTRO), Claudia Giovannini (LE TREMENDE), Claudio Marchesi (MANTRIKA), Cristiano Santini (DISCIPLINATHA, MORPHING SUTDIO), Daniele Faraotti Band, Daniele Pesola (poeta), Davide Blandamura (musicista), EFFEBI COMMUNICATIONS, Elisa Facchinetti (musicologa),  Fabio Testoni (SKIANTOS), Francesco Garbari (LINO EI MISTO TERITAL), Franco Turra (BOHEMIEN FLAMBÈ, GRAND GUIGNOL DIABOLIQUE), Gianluca Galliani (GAZNEVADA), Giorgio Nesci (LA STANZA), Giovanni Gandolfi (UNHIPRECORDS), Ilaria Bencivenni (DISCO DADA), Leonardo Passarella (musicista, fonico), Luca Squatrito (musicista), Lupo Angel (Ass. VIA DE’ POETI), Marco Dondini (GAZNEVADA), Max Mattioli,(MALMA), Michele Passarelli, Oderso Rubini (ITALIAN RECORDS), Pierfrancesco Pacoda (giornalista scrittore), Rocco Fornari (SUSHI BAR), Sandy Da Frè (danzatrice), Serenella Gatti (scrittrice), Silvia Grandi (DAMS Arte), Stefania Caputo (Ass. IL MOSTRO), Stefano Cavedoni, Sveva Antonini (avvocatessa).

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Fabio Busi
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