Ambrogio Sparagna – Giovanni Lindo Ferretti – Orchestra Popolare del Salento

La Notte della Taranta s'è traformata in una bellissima dichiarazione d'amore, in una notte in cui era possibile "... fuggire ogni timore fino al sorgere del sole ..."

Ambrogio Sparagna – Giovanni Lindo Ferretti – Orchestra Popolare del Salento

Festival “Per Te”

Bologna, 29 agosto 2004

live report

Chiusura col botto per la decima edizione del Festival “Per Te” organizzato, come ogni anno, da Giovanni Lindo Ferretti nel cuore di quell’Emilia “…un po’ paranoica…” che, (s)travolgendo i confini nazionali, per una serata è diventata terra di confine tra oriente e occidente, estremo sud in trasferta nell’opulento ventre padano, facendo riecheggiare voci, profumi e, soprattutto, suoni di Salento, terra di Puglia, “…terra di sole, di mare, di vento…”.

L’idea di far rivivere sotto le due torri la celebre Notte della Taranta, l’evento clou che da diversi anni in agosto, a Melpignano, conclude il periodo di festeggiamenti che i comuni della Grecìa Salentina dedicano alla pizzica e al rito arcaico e contadino di esorcizzare, grazie al suono del tamburello e al vortice di danze sfrenate, il morso della tarantola, alla fine è risultata vincente. Perché se da un lato era scontato e pacifico che la piazza artificiale di S. Stefano (peraltro bellissima, forse la più bella della città…) non poteva in nessun modo riprodurre l’atmosfera originale del Convento degli Agostiniani di Melpignano, non poteva restituire cioè quel comune sentire di chi non suona la pizzica ma è la pizzica, dall’altro è altrettanto vero che lo spettacolo offerto è stato travolgente, stordente, caloroso, sudato, colorato, ammaliante, unico. Bellissimo.

Guidata splendidamente dal maestro concertatore Ambrogio Sparagna, serietà da etnomusicologo ed entusiasmo coinvolgente da rocker, l’Orchestra Popolare del Salento, un organico ridotto da 60 a soli 40 elementi, composto da organetti, tamburelli, flauti, viole, violini, chitarre, ghironde, percussioni, mandole, e naturalmente voci, ha deliziato e tramortito la foltissima platea con un vasto repertorio di brani della tradizione popolare salentina.

Utilizzando l’italiano, il dialetto e il griko, le meravigliose voci del Salento, a cominciare dalla tredicenne Alessia Tondo che ha avuto il compito di aprire e chiudere le danze sulle note della classica Pizzicarella (le altre, bravissime: Enza Pagliata, Ninfa Giannuzzi, Raffaella Aprile, Emanuela Gabrieli, Alessandra Caiulo, Antonio Amato, Emanuele Licci), hanno scaldato cuori, corpi e anima, in un vortice di canti e danze di inaudita bellezza.

Lasciandosi pervadere dalla malinconia degli organetti, dalla dolcezza delle chitarre e dei mandolini, dalla giocosità dei pifferi e delle ciaramelle, e soprattutto dall’ipnotico ritmo del tamburello “…uno strumento che più puro e semplice non si può, rotondo come il sole, la luna piena, il mondo… Se lo suona un uomo è il vortice dionisiaco della civiltà greco-romana, se lo suona una donna deve fare paura. Il tamburello in mano a una donna rifà di lei una Dea. Può vaticinare, blandire, consolare, maledire, far perdere la ragione…”, per tre ore si sono succedute pizziche de core, danze delle spade, amore e morte, gioia e dolore, passato e presente, sacro e profano, danze e carezze.

A Giovanni Lindo Ferretti il ruolo di maestro sconcertatore, di contaminatore punk, di derviscio molestatore, con le sue performance sovversive a cavallo tra musica, danza e letteratura. Felice come un bambino, ha introdotto la festa “…battete punta e piede e smuovete i sonagli, questa sera perdoniamo peccati e sbagli…”, l’ha minata dal di dentro e l’ha conclusa accovacciato ai piedi di quell’orchestra festante esortando il pubblico a non dimenticare “…un pezzo di terra, piccolissimo e problematico, è il Salento, terra di sole, di mare, di vento… Se non fossi tosco-emiliano sarei di Lecce, greco-salentino…”.

Una bellissima dichiarazione d’amore in una notte in cui era possibile “…fuggire ogni timore fino al sorgere del sole…”, in cui lasciarsi scuotere da dentro, rimanendo senza fiato, senza parole, senza forze, ma avendo negli occhi, nelle orecchie e nel cuore il calore e la bellezza di una terra così lontana eppure così vicina.

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Ivan Masciovecchio
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