Zhang Chu: recensione concerto Milano, Mandorla Festival, 24 novembre 2019

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Zhang Chu

Milano, Mandorla Festival, 24 novembre 2019

live report

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mandorla festival 2019

La Cina è qui Mr. Burton! riecheggia sotto la notte piovosa di San Francisco, nel film cult di John Carpenter Grosso Guaio a Chinatown, e la stessa pioggia ha benedetto, domenica scorsa, il  successo di un concerto storico, ai Magazzini Generali di Milano: la seconda edizione del Mandorla Music Festival, evento ideato e curato da Sean White, promotore musicale cinese che da sette anni divulga la musica cinese in Italia e la musica italiana in Cina, e ha all’attivo circa duecento concerti, tra cui Allevi, Finardi, Vecchioni e molti molti altri nomi italiani.

Be’, questa volta, sotto una pioggia debole e continua, tra i vapori del tofu piccante e degli spaghetti di soia con uovo e verdure, come nelle migliori atmosfere cinesi, l’evento di domenica ha visto salire sul palco un’icona della musica cinese, Zhang Chu, cantautore e poeta solitario, famoso nel Paese di Mezzo già dai primi anni Novanta.

Il Dylan cinese, così talvolta soprannominato, è stato accompagnato dagli Slide Pistons, gruppo nostrano, eterogeneo ed entusiasta, con un giovanissimo bassista diciannovenne che non ha fatto una piega, incorniciato da fiati chitarre e da un pubblico cinese in lacrime e giubilante durante la celebre “姐姐” (Sorella, o amica)

“哦/姐姐/我想回家/牵着我的手/我有些困了/哦/姐姐/带我回家/牵着我的手/ 你不用害怕”

“Oh/Sorella/voglio andare a casa/prendimi la mano/ho un po’ sonno/oh/sorella/voglio andare a casa/prendimi la mano/non aver paura”

Canzone scritta in un clima sociale e politico in cui le evidenze non si potevano raccontare se non attraverso simboli semplici e popolari.

“È stata la prima volta che ho avuto una vera e propria collaborazione con una band italiana – racconta dopo il concerto – L’ultima volta che sono venuto in Italia è stato tre anni fa, ma ogni volta ho l’impressione crescente che sia sempre più importante rafforzare il rapporto tra l’Europa e la Cina dal punto di vista artistico e che i presenti si siano molto divertiti. Raggiunta una maggiore consapevolezza di questo momento storico”.

 

Tra gli altri ospiti della serata, Cristiano De André, testimonial della serata che ha ritirato il premio di Ambasciatore della Cultura Cina-Italia, i The Price, band milanese da tenere sott’occhio per l’energia espressa sul palco e la sua originalità classica; seconda o terza o quarta ciliegina sulla torta la più famosa band di Taiwan, i No Party for Cao Dong che miscelano elettronica, punk, violenza e dolcezza tra dissonanze e assonanze a volte depresse a volte psichedeliche Un interessante mix oriental-occidentale.

 

Tra gli intervenuti Eugenio Finardi, a premiare lo stesso Zhang Chu con una targa commemorativa, e poi Omar Pedrini (Timoria), Reepo (Octopuss) , il manager dei Rolling Stones e molti altri ancora.

“Con questa serata volevo portare la musica cinese di qualità in Italia – spiega Sean White, ideatore della manifestazione – Spesso quando gli italiani parlano dei cinesi si riferiscono al fatto che abbiamo gli occhi a mandorla […] e la mandorla contiene sostanze nutrienti. Per questo ho chiamato così questo festival, per dire al pubblico italiano di non guardarci solo all’esterno, ma di scoprire anche quel che sta all’interno. La musica è anzitutto cultura”.

E su questo Sean White ha sicuramente ragione e lo ringraziamo per averci donato una serata, in Italia, sicuramente unica, in cui l’arte e la musica si sono mostrati ulteriormente come uno dei migliori strumenti di amicizia e di reciproca comprensione culturale.

A questo punto non ci resta da scoprire chi saranno gli ospiti dell’edizione 2020 augurandoci che esca un nuovo colpo di genio dal cappello di Sean il Marco Polo Bianco.

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