Suede: recensione di Antidepressants

Rallegratevi ed esultate, perché Antidepressants, il nuovo disco dei Suede, finirà nelle posizioni più alte della Top 10 di questo 2025.

Suede

Antidepressants

(BMG)

post-punk


BIAS ALERT: adoro gli Suede e Antidepressants è un gran disco.

Proviamo comunque ad articolare un po’, cercando di essere oggettivi.

Al primo ascolto il singolo-lancio Disintegrate mi aveva, per usare un eufemismo, già ben disposto all’ascolto dell’album: l’intro ai limiti dell’industrial, poi quel drumming incalzante, quell’irresistibile Come down and disintegrate with me e le chitarre, che sembrano letteralmente strappate dalle magnifiche dita di John McGeoch. Un colpo al cuore.

Del resto, proprio Brett Anderson e Richard Oakes hanno citato lo stile di Siouxsie and the Banshees, The Fall e Wire come ispirazione per questo Antidepressants, e non si fa nessuna fatica a crederlo. Ci sono persino echi di Lords Of The Church in alcuni passaggi vocali. Per chi scrive, un gran bel sentire.

Non te lo aspetteresti da chi, sul finire dello scorso secolo, fu tra gli iniziatori del brit-pop, probabilmente suo malgrado. (per un doveroso ripasso di quel pezzo di storia degli anni ’90, consiglio di recuperare in rete il doc Rock Family Trees: The Birth of Cool Britannia).

Gli Suede sono dei veterani – e illustrissimi rappresentati – di quella scena, ma al loro decimo album dimostrano essere molto altro. Se poi vogliamo dare credito a certe enciclopedie online, ebbene Antidepressant è già classificato come post-punk/gothic rock. I miei sensi di ragno mi dicono che sto per ascoltare qualcosa di epico…

Vero, Dancing With The Europeans ricorda alla lontana i Mission di Wayne Hussey, nella loro fase più pop, per non dire commerciale. Poi arriva Antidepressants, che dalle prime note potrebbe essere scambiata per una out-take di Juju dei Banshees. Quel suono di basso, mio dio! Proprio il basso, ma soprattutto la chitarra di Oakes rivelano quanto l’ascolto di quel disco (monumentale, sempre per chi scrive) abbia ispirato la scrittura del disco.

È l’inconfondibile timbro vocale dell’inossidabile Brett Anderson, splendido quasi-sessantenne, a ricondurre il tutto all’estetica della band londinese. Piccola nota di colore: ho appena scoperto che oltreoceano, per questioni legali, i nostri eroi sono stati rinominati The London Suede (…)

Sweet Kid suona più degli altri come un brano degli Suede. Quelli londinesi, appunto. L’intro di The Sound And The Summer invece quasi mi fa sobbalzare, i miei sensi di pipistrello urlano: “…Questa è She’s In Parties dei Bauhaus!
La sensazione dura solo pochi secondi, ma quello che segue è assoluta perfezione. Il mix tra la voce di Brett e l’atmosfera alla Arabian Knights sulle due strofe, dove la chitarra di Oakes omaggia McGeoch, è quasi commovente. Togliamo pure il “quasi”…

Somewhere Between an Atom And A Star è il primo momento di pace, una classica ballad suediana, e io credo di aver appena inventato il neologismo più brutto della storia.

Broken Music For Broken People è l’episodio più squisitamente pop dell’intero album, una vera e propria dichiarazione di intenti. Musicalmente parlando, è una ventata di leggerezza, ma anche una potenziale bomba dal vivo, sperando che l’opportunità di assistere live alla sua deflagrazione non si faccia attendere troppo.

Criminal Ways è post-punk distillato in purezza, ricco di note e dal finale corposo. Lo spettro di McGeoch continua, magnificamente, ad aleggiare.

Trance State, secondo singolo estratto, combina una strofa ancora tipicamente post-punk con un ritornello intriso di romanticismo. Un altro colpo al cuore.

June Rain, ci accompagna malinconicamente all’uscita, con un Brett Anderson che cita Bowie quasi più di quanto non abbia fatto in tutta la sua carriera, e personalmente non ci trovo nulla da ridire: “I’m an alien on the opposite side of the road. And you wave to me despite the fact that I’ve let myself go”.

Infine arriva Life is Endless, Life Is A Moment a chiudere la raccolta. Il cuore qui potrebbe non reggere e la band ne è ben consapevole (sì, questo è un mezzo spoiler). L’atmosfera ora evoca i Cure epoca The Top/The Head On The Door. È la traccia più emozionale, nonché la più lunga dell’album ma alla fine-credetemi-vorreste che durasse il doppio, il triplo.

Questa gioia, con un filo di crudeltà, ci viene negata. Ma rallegratevi ed esultate, perché Antidepressants finirà nelle posizioni più alte della Top 10 di questo 2025.

P.S.: è già fuori anche una deluxe edition con 3 brani in più.

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