Hinds: Leave me alone

Le madrilene Hinds esordiscono con Leave me alone, il disco di una eterna giovinezza indie pop pronta a sbranare dolcemente il mondo

Hinds

Leave me alone

(Pias)

indie pop

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hinds-Leave-Me-AloneLa stampa internazionale le ha strapazzate come uova al tegame, la critica pure, e tutto ciò è indice che “qualcosa non funziona” nella mente di tanti blablaberos patentati.

L’esordio del quartetto madrileno delle Hinds, Leave me alone, è quanto di più fresco e giovane che la scena spagnola possa lanciare oltre confine, il loro indie pop sfumato, garage pop dai tepori teen e melodie hi-fi colpisce il segno di un ascolto ben predisposto a collocarle tra le novità underground di questo primo 2016, dodici brani hype in odore Sixties, tra Shirelles e pulitissimi (senza distorsori) Jesus & Mary Chain, che piacciono e (ri)piacciono a loop.

Le quattro spagnole vanno in forte controtendenza con le mode odierne, il proprio mood che guarda indietro è forse la scheggia vincente di un debutto pochissimo pubblicizzato e addirittura osteggiato, una piccola botta di vita sonora che  – senza sgomitare con nulle e nessuno – riesce a tirare su la testa e farsi notare con semplicità e decisione ai più, e l’underground tutto le saluta con soddisfazione.

Prima si chiamavano Deers e ora le Hinds hanno una personalità tutta loro, chitarre un pò scordate, voci fuori forma (trendy) e hype a mille fanno centro e ballate come Fat calmed kiddos, Warts, il beat di Castigadas en el granero, Chili town, il garage sguaiato San Diego e la spensieratezza floreale di Walking home, sono gli assi che il quartetto tira fuori per imprimere al mondo le proprie ottime credenziali.

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Max Sannella
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