Rabbit Hole: recensione disco omonimo

Esordiscono con tre tracce ma nessun titolo i Rabbitt Hole: con il loro elettropop cercano aree d’ascolto da colonizzare, riuscendoci alla grande e con ingegno!

Rabbit Hole

S/t

(Alienated Records)

elettropop

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RABBIT HOLESe incise anni fa queste tre tracce contenute nell’Ep d’esordio del duo dei Rabbitt Hole (Michele Caserta e Giulia Luccioni) sicuramente sarebbero nella mischia pionieristica di quel minimalismo pop No Wave applicato alle teorie soniche di un La Monte Young capriccioso, a tonfo in quell’epoca elettropop che oramai è distintivo di qualsiasi notte coi gradi alti clubbyes.

Non porta un titolo specifico questo lavoro, ma tutta la sintesi dancy notturna e downtempo che anche nei crinali 90,s ha piegato certe avanguardie e altrettanti grooves, ed ora ribussa per mano dei Rabbit Hole sui coni stereo a modulare tempi, ritmi, luci strobo e ricami vocali che lasciano intorpiditi di gusto.

Tre tracce possono anche bastare per tastare l’ottimo gioco d’insieme dei due artisti, la  coinvolgente fisicità e il pressante quanto modulare move-it che l’ascolto carica fintanto muoversi irrefrenabilmente a tempo e senza legamenti; il bailamme effervescente Breathe, la foschia Ottantiana che imbelletta Open eyed dreams e il funky-dance conduttore dell’anima di Feel convincono oltremisura questa semplice esuberanza che vince al primo round.

Da attenzionare, eccellenze in progress!

 

 

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Max Sannella
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