I Romeo sono una delle nuove realtà più incandescenti del rock italiano. Un trio che mescola glam, power pop e attitudine stradaiola con una naturalezza disarmante.
De loro Deja Vu Letters vi avevamo parlato qui.
Li abbiamo raggiunti per farci raccontare meglio il loro universo.
Il vostro debut album Deja Vu Letters unisce power pop, glam e hard rock con una naturalezza rara. Qual è stato l’elemento chiave per trovare questo equilibrio senza scadere nell’imitazione?
Max: L’elemento chiave è il nostro voler evitare di essere un’imitazione di altre band esistenti. Abbiamo forti influenze dal rock classico, power pop, glam e punk, dagli anni ’60 agli anni ’90. Mettere insieme tutte le nostre idee – sicuramente accumulate nel tempo attraverso queste influenze di nicchia e non – e mantenere lo sguardo rivolto ai tempi odierni e futuri, penso sia la chiave giusta.
In Frankfurt Lights emergono atmosfere decadenti à la Dogs D’Amour. Che rapporto avete con quella scena e con quel tipo di romanticismo sporco da rock da marciapiede?
Max: I Dogs D’Amour sono una delle band della nostra collezione casalinga e sono fra le più decadenti, è vero! Diciamo che ci uniamo a quella decadenza southern dei Dogs, insieme a quella “tedesca” di David Bowie e Iggy Pop e a quella scandinava degli Hellacopters: a noi piace starci in mezzo.
Brani come Italian Guy mostrano ironia e leggerezza, altri come Soul Staller puntano sul groove. Come convivono queste due anime nella vostra identità di band?
Max: Italian Guy è una canzone springsteeniana, con un mood alla “A Bronx Tale” – per citare un film che adoro. Il testo parla di un ragazzo del New Jersey che attraversa il ponte in moto, rischiando la pelle, per andare a trovare la sua amata a Little Italy, NYC, tutte le sere. Dal sole riflesso sui grattacieli di New York ci siamo calati nei bassifondi della stessa città, ma di notte, nel retro di un locale nebbioso, al cui interno eravamo noi a giocare a carte, accompagnati dal groove di Soul Staller. Potremmo quindi dire che questi due mood sono due differenti facce della stessa medaglia!
Tom Petty è un riferimento evidente, culminato nella vostra versione di I Need To Know. Perché avete scelto proprio quel brano e cosa vi ha spinto a reinterpretarlo in chiave più ruvida?
Andrea: I Need To Know è uno dei brani più istintivi ed impulsivi del primo Tom Petty, la tipica canzone che ascolti a tutto volume in macchina pensando “dannazione, questa la dobbiamo suonare con la band!”. Ed alla fine è andata proprio così, poi la resa della cover ci è piaciuta tanto da volerla anche includere nell’album. È stato tutto molto spontaneo: non abbiamo studiato a tavolino la chiave che volevamo dare alla canzone, Luke ha dato il tempo e l’abbiamo suonata!
Il disco è breve, diretto e senza cali. È stata una scelta consapevole per mantenere un impatto immediato o è semplicemente il modo in cui scrivete e registrate?
Andrea: È una scelta molto consapevole! Johnny Ramone era solito ripetere quanto fosse fondamentale “suonare poco, veloci e terminare lasciando la voglia di essere ascoltati una seconda volta”. Noi condividiamo totalmente questo approccio e lo abbiamo fatto nostro.
L’estetica del progetto, dal video all’artwork di copertina, sembra parte integrante della vostra identità. Quanto lavorate su questo aspetto e quanto conta per voi la coerenza visiva?
Andrea: Sì, decisamente cerchiamo di curare questi dettagli: sono aspetti fondamentali e raccontano molto di come la band si pone nei confronti dell’esterno, ma anche di se stessa. Dunque vogliamo di trasmettere messaggi connessi e coerenti alla nostra musica anche visivamente, e la copertina di Deja Vu Letters è effettivamente uno degli elementi visivi su cui ci siamo maggiormente concentrati.
Cosa ci potete raccontare dei videoclip che avete girato?
Andrea: Quello di Frankfurt Lights è stato il primo videoclip che abbiamo rilasciato. Alterna scene della band ad altre inerenti la trama della canzone: la parabola discendente di uno speculatore finanziario che, insensibile alla vita ed ai problemi altrui, dopo il crack della sua società si ritrova ai margini delle strade, costretto a mendicare proprio come le persone che un tempo disprezzava. Abbiamo girato il video fra distretti finanziari, arene, sottopassaggi e salotti con design da film. Max ha addirittura guidato una Ferrari! Quindi davvero, una esperienza figa e stimolante!
Rudy: Io invece mi sono unito al gruppo dopo il video di Frankfurt Lights, in tempo per quello di True Confessions. Le riprese le abbiamo fatte in una giornata intera e sono state molto spontanee. Poi la trama del video a prima vista è semplice, dallo sfondo sosteniamo Max mentre dà il meglio di sé con le sue doti attoriali. Ma quali saranno veramente le confessioni che lo hanno mandato così fuori di testa?
Avete firmato per un’etichetta specializzata in sonorità hard rock/glam: cosa vi sta dando finora questa esperienza?
Andrea: Stefano ed in generale il team di Burning Minds Group e Street Symphonies Records sono stati sicuramente una scelta azzeccatissima. Sono sempre stati disponibili ad ascoltarci, sempre inclini a consigli propositivi e soprattutto molto, molto preparati a gestire in sinergia con la band qualsiasi aspetto inerente la release del nostro album. Senza scordare il successivo ottimo lavoro di promozione!
Deja Vu Letters vi definisce già in molto chiaro. Qual è il prossimo passo per i Romeo: approfondire questa direzione o esplorare nuove sfumature del vostro sound?
Andrea: Il nostro disco di debutto è ancora molto fresco e adesso stiamo impegnando le nostre energie a promuoverlo il meglio possibile! Ma sì, stiamo già pensando ad un seguito ed al momento non abbiamo ancora deciso quale direzione prenderemo, ma entrambe le strade possono essere estremamente interessanti e stimolanti e credo anche che, una volta ritornati “in modalità composizione”, tutto arriverà da sé, senza necessità di venir deciso a tavolino. Chi vivrà, vedrà!
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