Hunter & The Bear: Wildfire (EP)

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Hunter & The Bear

Wildfire (EP)

(Dog Monday)

folk-rock

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Hunter & The Bear- intervistaLa globalizzazione ha avuto sulla musica i mille effetti negativi che sappiamo tutti e che qui è inutile ripetere per la milionesima volta.

Ma, come in tutte le cose, ci sono anche i risvolti della medaglia.

Qualche giorno fa, perdendo tempo su un social, mi sono imbattuto in una delle tante band emergenti che affollano il cyberspazio, incuriosito dai commenti entusiastici di un’amica d’oltreoceano che li ha ascoltati live a NYC e che non è solita abbandonarsi a deliri immotivati.

Loro sono gli Hunter & The Bear, sono in quattro (anche se hanno iniziato come duo), arrivano dalla Scozia e dall’Inghilterra e hanno un sound incredibile.

Come definirli? Folk, certo. Rock, un pochino. Country, una giusta venatura. Blues, non lo so, anche se infondo chiunque ha sfumature blues che neanche le chitarre più potenti e distorte riescono a coprire del tutto, no?

Il loro sound è brillante e ha un qualcosa che la maggior parte delle altre band non ha e che ti colpisce al primo ascolto. E’ un mood che nessuna pratica e nessun costume di scena potrà mai darti, o ce l’hai o non ce l’hai.

Tanti anni fa, eravamo verso la metà degli anni Novanta, un’altra band inglese che si chiamava Little Angels mi aveva dato sensazioni simili, anche se gli Hunter & The Bear sembrano avere carne di maggior qualità da mettere sul braciere.

E infatti i loro EP, Before I Come Home (2014) e il recentissimo Wildfire (2015) hanno ricevuto critiche addirittura entusiastiche.

Burn it up è il primo singolo, radiofonico ma senza cedere a compromessi. E se vi piace, e scommetto di sì, non potrete fare a meno di scoprire gli altri 4 pezzi, Since September (l’episodio più malinconico), l’intrigante Shadow Man, la ritmata Battle Scars e Blood Red Skies che chiude con gran classe venti minuti di puro godimento per le orecchie.

E l’onda lunga li ha portati a esibirsi lo scorso anno all’Hard Rock Calling Festival al fianco di Bruce Springsteen e come opening act di Eric Clapton nel suo tour inglese.

Così, gigioneggiando su Youtube, ho trovato anche una loro cover di The River che mi ha stupefatto per la freschezza che lascia traspirare e per la timbrica vocale di Will Irvine, leader del gruppo, che in certi passaggi ha una profondità simile a quella del Boss che emerge con estrema naturalezza e senza scimmiottarlo in alcun modo.

Una cosa che proprio non mi piace di loro? La pettinatura di Will, fa troppo “Saranno famosi”. Ma qui un’orda di donne mi vorrà seppellire vivo, ovviamente.

Loro sono attualmente in tour in Europa, li ho contattati, ci siamo scambiati qualche messaggino e abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere un po’ più strutturate insieme a Will.

RS – Ciao Will, Hunter & The Bear è una band nata nel 2012, giusto?

WI – Ciao! Sì, abbiamo iniziato nel 2002 come duo. Eravamo io e Jimmy, il chitarrista. Ora siamo in 4 con Gareth alla batteria e Chris al basso. Così va decisamente meglio…

RS – Ho letto da qualche parte che suonavate nei parcheggi a Londra. Un background interessante, finalmente una vera garage band!

WI – Vero. Provavamo in uno di quei container per le spedizioni depositato in un parcheggio della zona est di Londra. Il proprietario ci lasciava suonare per 5 sterline l’ora. È la sala prove più economica che abbiamo mai trovato!

RS – La cosa che mi ha sempre affascinato maggiormente nei musicisti è cercare di capire cosa colpisce la loro sensibilità al punto da ispirarli. Siete quel genere di compositori che camminano e poi vanno a dormire con un bloc-notes e una penna nella tasca del pigiama per non rischiare di perdere un’impressione prima che svanisca dalla memoria?

WI – Non puoi mai sapere quando un’idea sta per arrivare nella tua testa. Se ho dietro il mio notebook me la segno. Altrimenti, di solito, canto o parlo nelle voice note del mio telefono. La gente mi guarda in modo strano ma devo farlo per forza! Non c’è niente di più fastidioso che dimenticarsi un’idea. 

RS – Vi dico cosa ho pensato quando ho ascoltato il vostro EP Wildfire: ciò che fa la differenza è il mood, loro sono sul sentiero mentre gli altri pascolano. È vietato rispondere con un grazie

WI – La tua definizione è davvero interessante. Siamo molto orgogliosi di questo EP, volevamo creare qualcosa con cui sentirci veramente in sintonia. Ed è una gratificazione enorme sapere che altre persone possano sentircisi in sintonia allo stesso modo. Vogliamo che la nostra musica risulti il più possibile diretta e che non rimanga in disparte dal provare qualcosa di nuovo. Sono felice che siamo “sul sentiero”, il sound da “pascolo” è noioso!

RS – Quello che mi ha più sorpreso musicalmente è la facilità nel vostro modo di suonare. I risultati incredibili sono un mix perfetto (intendo proprio l’amalgama tra i vari suoni) ma allo stesso tempo la perfetta distinzione tra i singoli strumenti. È stato difficile arrangiare le tracce?

WI – Già prima di entrare in studio avevamo le idee molto chiare su come volevamo che suonassero i pezzi. A volte può essere difficile trovare la limpidezza negli strumenti quando sei in cerca del “big sound”. Noi abbiamo avuto la fortuna di suonare in uno studio fantastico con un grande produttore e questo ha reso molto più facile ottenere quel che volevamo. In verità è tutto figlio di sperimentazioni ed errori. Abbiamo provato un sacco di cose che non funzionavano prima di trovare il giusto sound.

RS – Recentemente ho intervistato uno dei più noti produttori italiani che mi ha detto una cosa estremamente interessante: il miglior produttore è colui che riesce a essere trasparente. Qual è stato esattamente il ruolo del vostro producer Joe Kearns (U2, Eric Clapton, James Blunt, Robbie Williams, tra gli altri…)?

WI – Joe è un produttore fantastico e un grande amico. È sempre molto comprensivo nei confronti di ciò che stiamo cercando di creare. Lui lavora con alcuni grandi nomi come Ellie Goulding e Mark Knopfler. È un piacere averlo a bordo. E sì, è totalmente trasparente.

RS – C’è una canzone di cui siete particolarmente soddisfatti?

WI – Difficile dirlo. L’EP è stata una fatica d’amore e siamo veramente orgogliosi di tutte le canzoni. Probabilmente sceglierei il brano di chiusura, Blood Red Skies. Parla delle distanze dell’Highland che sono ciò che caratterizza il posto da dove vengo. Musicalmente parlando mi piace tantissimo il modo in cui è costruito. In una singola canzone è racchiusa la parte più piccola e quella più grande dell’intero EP.

RS – Stasera uno dei vostri eroi salirà sul palco con H&TB: chi è e cosa suonerete?

WI – Questa è davvero tosta! Attualmente nel nostro set c’è una cover di The River di Bruce Springsteen. Sarebbe fico se lui si unisse a noi! Sarebbe un piacere cantare con il Boss. 

RS – A tal proposito… Avete suonato in un parcheggio molto più grande al fianco di uno dei miei eroi musicali, Bruce Springsteen. Due domande su questa incredibile esperienza: Cosa si prova a suonare davanti a un pubblico così grande? Bruce esiste veramente in carne e ossa?

WI – Ci piace suonare per le grandi folle. L’energia che senti quando le persone entrano in contatto con la tua musica è qualcosa di completamente diverso da tutto ciò che avevamo provato in precedenza. Ci piace la sfida di cercare di conquistare una folla che potrebbe non conoscere la nostra musica. Se riusciamo a farli gridare e ballare allora possiamo dire di aver fatto il nostro lavoro! In secondo luogo posso confermare che Bruce esiste. È uno dei nostri eroi ed è stato fantastico essere nella stessa line-up con lui. Che boss!

RS – Prossima fermata?

WI – Abbiamo viaggiato in un sacco di posti nuovi quest’anno. Ci sono piaciuti tutti moltissimo e non vediamo l’ora di scoprirne altri. Adesso avremo un paio di settimane di pausa per passare il Natale con le nostre famiglie ma a gennaio torneremo in pista. Abbiamo diversi concerti in Inghilterra nei primi mesi del nuovo anno e poi torneremo a girare l’Europa in tour e per partecipare ad alcuni festival!

RS – Ho qualche possibilità di farmi autografare la mia copia di Wildfire dopo un concerto qui in Italia?

WI – Assolutamente! Speriamo di riuscire a suonare anche in Italia per la prima volta, quindi occhio alle date! Però portati una penna, perché normalmente quando siamo in tour perdiamo tutte le nostre.

RS – Dì quello che vuoi ai lettori italiani ma… in italiano. Puoi usare Google Translator, sicuro, ma non ti correggerò gli errori… Ciao Will, in bocca al lupo!

WI – Grazie per aver letto la nostra intervista e speriamo di vedervi tutti in una mostra in Italia nel 2016! Prendilo!

Blood Red Skies – brano preferito del cantante – official video

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