A Free Mama: Marginality

Dietro alla scelta del nome A Free Mama si “nasconde” palese l’anima stilistica del gruppo: un’anima nera. Marginality si esprime col funk, abbinato a sfumature rock e influenze acid jazz.

A Free Mama

Marginality

(Autoproduzione)

acid jazz, funk-rock

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a free mamaDietro alla scelta del nome A Free Mama si “nasconde” palese l’anima stilistica del gruppo: un’anima nera, nonostante il colore della loro pelle non lo sia. L’universo all’interno del quale questo gruppo si esprime è quello funk, col suo groove libero da sofisticazioni abbinato a sfumature rock e influenze acid jazz; e non è quindi un caso se, per un certo gioco di annominazione, il suono  “A Free” rimanda alla parola Africa.

Marginality è un lavoro che rivela un rinnovamento stilistico e strutturale, a partire dall’approccio forse meno “esclusivista”  della band, che si è dilettata nella produzione di pezzi maggiormente radiofonici che non superano i 4 minuti di durata.

A Free Mama sono attivi dal 2011 con la “solita” trafila di qualche EP e molti live. Insolito per una ban italiana, invece, è andare a suonare al di là delle Alpi: Inghilterra, Francia e Slovenia, nella fattispecie. Eclettici ed alternativi, rientrano tra le prime realtà underground ad essere associate a Soundreef, innovativa società londinese di collecting royalties.

La marginalità del titolo (Marginality) può essere interpretata come un chiaro riferimento sia al “distacco” che questa band vuole comunque mantenere nei confronti di un certo ambito musicale (il costante conflitto tra il tempo in cui vive la nostra individualità e il tempo in cui ci è richiesto di vivere) che al rinnovamento senza rinnegazione che essi hanno attuato per generare questo nuovo Ep, le cui cinque tracce rivelano un sound elegantemente “dirty”, ponderato ed appassionato. Gli strumenti, compresi quelli a fiato, si armonizzano tra loro e si esprimono alla perfezione accompagnando la voce del solista.  L’Ep scorre fluido e accattivante, grazie anche alle notevoli doti artistiche del bassista che donano grinta e ricercatezza.

Ho adorato Get it off, irresistibile e travolgente come anche l’omonima Marginality. Si percepisce l’unione, le ore passate a provare, le dita consumate sulle corde del basso e della chitarra, sui tasti dei saxofoni (contralto e tenore), il sudore (vero sudore funk) versato sui piatti della batteria e la voce sforzata alla ricerca della perfezione.

Perfezione che, quando si tratta di musicisti così preparati, non può essere molto lontana.

 

 

 

 

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Giulia Piacenti
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