Fujiya + Miyagi: Artificial Sweeteners

Quinto album per i Fujiya + Miyagi: un irresistibile vortice elettro-dance dalle tinte fortemente pop, un esplicito invito a muovere corpo e mente

Fujiya + Miyagi

Artificial Sweeteners

(Yep Roc)

electro-pop, electro-dance, Krautrock

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Fujiya + Miyagi- Artificial Sweeteners-recensione-2014Sonorità decisamente anni’80, ritmi coinvolgenti e melodie accattivanti per Fujiya + Miyagi, il gruppo di Brighton che è già al suo quinto disco. Sin dal primo ascolto di Artificial Sweeteners un irresistibile desiderio di ballare si impossesserà di voi. Nonostante l’involucro dance, tuttavia, l’album contiene in sè vari sostrati, alcuni dei quali molto interessanti.

Immancabile il riferimento ai Kraftwerk, che troviamo subito in apertura con il brano Flaws, orecchiabile e moderno, nonostante i suoi legami col passato. Si continua con Acid to my Alcaline, che esordisce con un’intro un po’ rock e un po’ elettro e continua con una linea vocale scanzonata, seppur eseguita in modo sensuale e voluttuoso. Rayleigh Scattering, brano strumentale dalle sonorità elettro dance, è perfetta per un viaggio ad occhi chiusi, magari con un drink tra le mani, in un locale gremito di gente. Il violino elettrico, che emerge di tanto in tanto, si alterna dolcemente ad altri suoni sintetici, senza, però, stancare.

Ed eccoci ad Artificial Sweeteners, che dà il titolo all’album. Pur restando in ambito dance, nel brano troviamo cenni a Speak & Spell dei Depeche Mode e alla new wave dei New Order.  Aspetti questi che ritroviamo anche nel penultimo brano Vagaries of Fashion. Si cambia totalmente registro con Little Stabs at Happiness: chiarissimo il riferimento ai Daft Punk di Random Access Memories, che, sebbene sia un imprescindibile caposaldo per il genere electro-dance, compare in modo un po’ eccessivo.

Nonostante ciò, l’ascolto rimane coinvolgente, anche grazie al gusto agrodolce e irresistibilmente pop che pervade l’intero album. Tetraydofolic Acid è forse il brano meno convincente, nonostante sia in linea con i colori accesi degli altri, risulta un po’ più cupo e ripetitivo. Si torna nuovamente indietro nel tempo con Daggers, che risulta essere il brano più “suonato”, con una linea di basso post punk, abbinata ad un’atmosfera elettro pop, che ricorda un po’ i Pulp. Il risultato è un prodotto ben miscelato, abbastanza innovativo e di certo gradevole.

Psichedelia e sonorità rock, infine, per il brano Asea Ringed with Vision, concluso da un rallentando che rende bene la sensazione di soddisfatta stanchezza che pervade il corpo dopo una notte trascorsa a ballare. D’altro canto è proprio questo l’intento di David Best, leader del gruppo, il quale ha dichiarato: “Non c’è ragione più grande nel fare musica che l’abilità di scatenare una reazione fisica in qualcuno”.

I Fujiya e Miyagi, propongono, con questo lavoro, una dolce fuga dalla realtà, carattarizzata da evasioni ritmiche e melodiche che, seppure su un terreno già conosciuto, riescono a coinvolgere l’ascoltatore senza mai annoiarlo.

 

 

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Editta Paolini
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