Intervista ai Lef

Mostri, l'esordio dei Lef, ci aveva favorevolmente impressionato. Abbiamo pensato di approfondire la conoscenza con la band, che oltre a un sacco di idee musicali ha anche sale in zucca da vendere

Foto LEFMostri, l’esordio dei Lef, lo avevamo recensito qui.

Abbiamo raggiunto la band via email per uno scambio di opinioni. Ecco cosa ci hanno raccontato.

RS. Iniziamo con la domanda di rito. Come vede la luce il vostro nome?

Gio: LEF sta per “FRONTE DI SINISTRA DELLE ARTI”, una rivista futurista degli anni trenta fondata da Majakovskij. Un periodo storico ed artistico molto affascinante a cui ci sentiamo molto legati. La rivista era “LIBERA” da strumentalizzazioni e lottava per esprimere la propria filosofia artistica…ci siamo guardati ed abbiamo detto “Siamo i LEF!!!”.

RS. Altra domanda d’obbligo, finalmente il primo lavoro ad ampio minutaggio, come vi sentite ripensando a quell’ormai lontano settembre del 92?

Rod: Siamo sicuramente cresciuti e maturati molto e questo insieme alla scena che una volta si definiva “underground” e che oggi si chiama  indipendente.  È cambiato tanto e niente, però; in classifica in Italia vedi ancora gli stessi artisti degli anni 70-80… stiamo ancora aspettando una vera novità da questo punto di vista!

RS. Abbiamo detto settembre ’92. Gli anni passati e gli artisti che si sono susseguiti sulla scena, come e quanto hanno influito sulle sonorità dei Lef?

Tom: le influenze sono tante e differenti per ognuno di noi. Don era un amante della scena mod, Rod è legato alle sonorità inglesi dei primi anni 80, Enzo ascolta molta musica italiana indipendente, Giò è per il Brit-rock… di sicuro ci sentiamo molto legati al sound inglese del post-punk senza disdegnare il grunge che come tutti abbiamo ascoltato.

RS. Siete impegnati in una fitta lista di date live, come sta reagendo il pubblico affezionato e non, alla presentazione del nuovo lavoro?

Enzo: la risposta del pubblico è interessante in particolar modo nel dopo concerto. Spesso siamo avvicinati da ragazzi che desiderano parlare con noi per conoscere le nostre influenze. Il nuovo album è stato una nuova scoperta per i più giovani e una rivalutazione del passato per i più adulti.

RS. Passiamo i Lef ai raggi X. Che cosa accomuna 5 ragazzi che decidono di mettere su una band, oltre alla passione per la musica naturalmente?

Don: certamente la passione per la musica è fondamentale, ma c’è anche dell’altro: un forte desiderio di poter creare la musica che vorremmo comprare e ascoltare, il desiderio di dire cosa ci muove dentro e, perché no, esorcizzare i nostri MOSTRI interiori. La scrittura serve a capire chi siamo realmente… o perlomeno, chi siamo stati e forse chi saremo in futuro. L’importante e non mettersi su di un piedistallo a sputare sentenze… ciò che purtroppo  accade spesso. Noi riteniamo che nella vita si può essere sia “vittime” che “carnefici”… c’è un po’ di DORIAN GRAY in tutti noi.

RS. Un pò di gossip. In questi “lunghi” anni, è filato sempre tutto liscio tra di voi?

Rod: la musica è come l’amore, ti lega a delle persone in modo carnale e allo stesso tempo crea forti tensioni e conflitti… ma tutto questo è parte dell’ “amore” stesso  e cementifica il rapporto. In un gruppo accade la stessa cosa (e noi non siamo un’eccezione) ed il fatto di continuare a suonare con chi condividi gioie e dolori ti fa capire che quelle persone sono quelle giuste…

RS. Sono sicuro che il nuovo lavoro “Mostri”, oltre ad essere la fine di un percorso, sarà una rampa di lancio e l’inizio di nuovi stimoli e progetti: cosa bolle in pentola?

Tom: ultimamente stiamo sperimentando molto con i suoni elettronici… infatti non a caso “Libertà reprise” è un brano nato mentre provavamo in studio un synth anni 80 e una drum machine. Il nostro intento è di creare un sound con l’energia del rock e la raffinatezza di un certo tipo di elettronica.

RS. I vostri testi, non si possono certo definire semplici parole legate alla musica e al ritmo, qual è l’intento della vostra lirica?

Don: i nostri testi nascono prima della linea musicale. Sono espressione di stati d’animo e esperienze di vita quotidiana… quello che ci circonda e accade. Sono la tela dipinta di un quadro, dove la musica rappresenta la cornice… e poi, come abbiamo già detto, sono il tentativo di esorcizzare i nostri MOSTRI interiori.

RS. Il nuovo lavoro può sicuramente essere visto come un viaggio all’interno del proprio Io, lo possiamo definire un check-up completo o un semplice controllo di routine dopo 17 anni?

Giò: siamo in continua evoluzione, in continuo conflitto con noi stessi… sempre persone diverse giorno dopo giorno. Un’evoluzione che si manifesta all’interno e non esteriormente… una sorta di Dorian Gray dei giorni nostri, quindi sicuramente un controllo di routine!

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Simone Vitti
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