RockShock

Intervista agli Eva Braun

Cristiana Bucci 23 settembre 2016 Interviste
eva braun

Si chiamano Eva Braun e arrivano da Roma con tantissime cose da dire. Senza peli sulla lingua.

Il loro primo album, un concept sull’amore intitolato Dopo di noi il diluvio (Volume 1), è uscito l’11 aprile 2016 per l’etichetta indipendente Exit Records. Il tema principale di questo primo volume può essere sintetizzato attraverso le parole di Massimiliano Parente: “l’illusione di avere un destino o peggio ancora un destino speciale” non intaccherà il legame profondo tra due sistemi che si conoscono da sempre che si cercano e si allontanano nella vita in un susseguirsi di gesti insensati e fusioni a freddo.

L’insensatezza del nostro destino è la sua stessa fatalità. Incuriositi da tutto ciò abbiamo approfondito facendo quattro chiacchiere con il frontman (voce e chitarra) della band Paolo Annesi.

N.B.: qui sotto riportiamo – parola per parola – le dichiarazioni e il pensiero di Paolo Annesi (ne abbiamo censurato solo alcune espressioni decisamente colorite e che ci avrebbero fatto rischiare il vilipendio della religione, ma ne trovate comunque abbastanza). RockShock le riporta così come raccolte.

eva braun

RockShock. Fare musica nel 2016 ai vostri livelli è appagante? Immagino abbiate molta libertà.

Paolo Annesi. Non trovo aspetti positivi nel fare musica oggi. La musica è distruzione, rabbia, contrasto. Dal contrasto nascono le cose. Invece sono tutti amici e infatti non producono niente di buono. L’ambiente musicale è pieno di perbenisti che si vogliono tutti bene. Che fanno finta di volersi tutti bene. Che miseria! Poi arrivo io: critico. Oooohhhh. Ma che sei matto? Bisogna leccare il culo. Leccare il culo. Sei bravissimo. Bella quella canzone. Complimenti. Gli Oasis e i Blur e i Pulp e Manics si mandavano a fanculo e noi ci facciamo i pompini a vicenda. Va bene.

Il pubblico stesso è fatto di perbenisti che idolatrano mezzecalzette. I ragazzi, le ragazze: moralisti, perbenisti che poi fanno i fighi e si leggono Bukowski o Wallace o si sentono i The Clash o i Joy Division.

Una tizia mi ha mollato ultimamente per la mia aggressività, perché divoro l’anima delle persone, per la mia ingerenza sulle cose della vita. E poi vogliono stare con gli artisti, si sentono i Nirvana, i Ramones, i Velvet Underground, Nick Cave, Guccini, De Andrè, Ciampi, Ciampi! Ti rendi conto? Ma andatevene affanculo, voi gli intellettuali e i pirati.

Sì, si sentono questa roba i ragazzetti, ma poi se scavi nelle tue e nelle loro miserie si spaventano, meglio le cagate dell’Officina e di Calcutta, meglio piangerci addosso. Meglio la tranquillità del banale e del noioso.

Leggono Bukowski, l’amore è un cane che viene dall’inferno no? Allora se ti leggi Bukowski poi ti prendi quel cane, altrimenti ci sono tante altre letture per i mediocri: c’è l’ultimo libro de Lo Stato Sociale ad esempio.

E mi ha pure fregato due libri quella stronza. Mai lasciare i libri alle ragazze. Mai! Un libro di Albinati a cui sono affezionatissimo, Orti di Guerra, e un libro di Parente da cui è nata tutta la storia del progetto Eva Braun. Questa è musica capisci? Questo che ho scritto sopra è musica.

Trovi qualcuno che scrive così ora? Io trovo solo dei piagnoni morti di figa, tipo Dente, poi le donne diventano sempre più stronze e gli uomini sempre più zerbini.

Volete gli artisti? E poi siete ipocriti! Ipocriti! Ipocriti!

Volete gli artisti, mezzecalzette? Ecco gli artisti chi sono: Heminguay si infilava la canna della pistola in bocca tremante, al culmine della sopportazione, Van Gogh si tagliava un orecchio per una puttana e si sparava in un campo, Chatterton beveva veleno per topi, Ezdra Pound confinato in un manicomio, Cèline derubato deriso e tormentato dai francesi, Fitzgerald beveva, beveva a dismisura e poi smise di bere per crepare subito dopo, Mozart in una fossa comune, Beethoven sordo, Bierce scomparso in Messico, Li Po bruciava le sue poesie, Lowrence morto di tbc, Anderson di peritonite dopo aver ingoiato uno stuzzicadenti, Socrate dopo il rituale con la cicuta, la Plath dopo il rituale con la testa nel forno e i bambini a nanna, Wallace dopo aver smesso con gli antidepressivi, Crosby si suicidava mano nella mano con la sua puttana, Cajkovskij nascondeva la sua omosessualità, Huxley assumeva droghe allucinogene e accumulava ricchezze immaginarie, Burrouhgs sparava e uccideva sua moglie, Mailer che accoltellava sua moglie, Saroyan sposava due volte la stessa donna, Bukowski andava all’ippodromo, poi a bere, poi a puttane e poi fino all’alba a scrivere d’amore.

Poi se schiaffi in faccia alla gente tutto questo…su Facebook fanno i moralisti! Ti fanno secco! Tenetevi Calcutta, Lo Stato Sociale e i The Pills. Ve lo meritate, Alberto Sordi.

Io mi vado a tagliare un braccio e ci scrivo 4Real sopra.

 

RS. Quindi se la passano meglio in tv? Cosa pensate dei talent show?

P.A. Tutto ciò che ha scarso valore artistico riscuote molto successo. Non è poi così assurdo. Zeichen è morto solo.

 

RS. La vostra musica non ha certo l’intento di far divertire quanto più riflettere. C’è politica nelle vostre canzoni?

Fare politica è cercare di inchiappettarsi un gatto.

Esistono quelli che sono buoni e quelli che sono cattivi? Quelli che non mentono mai e quelli che mentono sempre? Esistono solo governi cattivi e governi pessimi. Ed è possibile che una notte, mentre scopiamo o giochiamo alla Playstation, un cataclisma ci spazzi via. Trovandoci totalmente inermi.

L’arte nasce dalla rabbia. E non deve essere mai salvifica, mai consolatoria. Invece siamo pieni di cantautori che si piangono addosso, che non ti comunicano niente. Ne segue che se provi a fare qualcosa di rivoluzionario, il messaggio non arriva. Sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al Re.

 

RS. Sognate di “fare il botto”? A cosa sareste disposti per raggiungere il successo vero?

P.A. L’inumano di Massimiliano Parente è la storia cinicamente romanzata di Massimiliano Parente che scrive L’inumano. Nel romanzo il libro è candidato al famigerato premio Strenna (i.e. Strega). Massimiliano si reca a malincuore per una captatio benevolentiae a casa di un vecchiaccio che fa parte della giuria per strappargli un voto. La scena che ne segue è grottesca e autentica allo stesso tempo: come fosse prassi, il vecchiaccio si tira giù la cerniera lampo e si fa fare un pompino.

Questa è la situazione nella musica indie. Michele Maraglino canta ironicamente: ti verranno a dire che c’è un muro sopra, sostenendo che poi alla fine, non è così, che ce la puoi fare. Lui è più ottimista di me. Io dico che non solo c’è un muro sopra, ma c’è pure il filo spinato. E qualche cecchino appostato.

Poter uscire SUL SERIO con un album, cioè avere la possibilità di arrivare a un pubblico vasto che conosce la scena indie, significa poter avere a disposizione una produzione che ti sponsorizzi, un team di collaboratori credibile che spinge e sostiene il tuo lavoro, che appoggia recensioni, passaggi radio, interviste e che si appoggi a una valida agenzia di booking che conosce i locali e può promuovere le tue serate.

Provate a contattare un locale senza avere alle spalle tutto questo. Provate a vedere cosa rispondono, se rispondono.

Ragazzi: lasciate perdere prima di sprecare 10 mila euro in un’autoproduzione di un album, videoclip e menate varie. Non vi si incula nessuno. Con 10 mila euro: andate a puttane. E bevete. E leggete libri. E trovatevi un lavoro.

Oppure, l’unico consiglio che posso dare ai giovani cantautori: fate pompini. Tanti pompini. Io farei pompini a chiunque, Giorgio Canali in primis, per farmi produrre. Ma non per raggiungere il successo, me ne sbatto del successo. Non è questo il punto. Io voglio avere la possibilità di far sentire la mia musica, voglio portarla in giro, voglio che arrivi al pubblico del mondo indie. Il successo viene da sè.
RS. E con chi vi sta intorno come va? La musica aiuta o complica i rapporti quotidiani?

P.A. Quello che influenza e deteriora i rapporti è il mondo presente che si porta appresso l’individuazione, la vanità, l’odio e il desiderio che contrariamente al piacere, è fonte di sofferenza e di infelicità.

La società erotico-pubblicitaria dove viviamo si accanisce nell’ingigantire il desiderio fino a dimensioni inaudite, bisogna sfamare la voglia di competizione, il desiderio deve crescere, crescere a dismisura, e che ci divori la vita. Amen.

Per dimenticare la morte al limite ci è data la possibilità di usare ansiolitici e antidepressivi. Fare musica semmai può essere un modo per salvarsi da tutto questo. Anche leggere Le particelle elementari di Houellebecq può essere un modo per salvarsi.

 

RS. Siete soddisfatti della scena musicale della vostra città? E più in generale vi piace la vostra città?

Ogni posto è uguale. Se hai una donna che ti ama accanto a te nel letto e degli amici che ti rispondono alle 2 di notte. Tutto il resto, birra, vino, sigarette, sono cose che puoi comprare o farti offrire.



 

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