Intervista agli Eclettica

Abbiamo intervistato Vladimiro Roselli, leader degli Eclettica, una delle band glam-rock più promettenti dell'underground musicale italiano

intervista-ecletticaAbbiamo intervistato Vladimiro Roselli, leader degli Eclettica, una delle band glam-rock più promettenti dell’underground musicale italiano. In attesa del loro primo album, è possibile ascoltare alcuni singoli del gruppo su myspace.

Rockshock: Ciao Vladimiro. Racconti la vostra storia e presentaci gli altri membri del gruppo…

Vladimiro Roselli: La band degli eclettica nasce nel 2002, con l’incontro casuale di gente differente ma con la stessa voglia di fare musica propria e provando a creare qualcosa di diverso rispetto a quello che si ascoltava in quel periodo, perlomeno dalle nostre parti. Orgogliosamente posso dire che attualmente la band a parte il chitarrista Tiziano Galizi  è la stessa del nucleo iniziale, abbiamo Simone lLesti al basso, Giacomo Fidanza alle tastiere e sinth, Francesco Narcisi alla batteria e me alla voce.

Rockshock: Quali sono i vostri “maestri”?

V.R.: Ma, ti dirò ne abbiamo molti, il nome eclettica viene proprio da quello, cioè avere piu influenze e riferimenti, la passione per la musica non si puo’ recintare, comunque negli anni la rosa si è sempre piu ristretta notando che gli artisti di riferimento spesso erano gli stessi, amiamo la musica anni ottanta, quelle atmosfere come il rock più rivido, principalemente sonorità che mescolano elettronica e rock, come possono essere i depeche mode,david bawie fino ai radiohead, sarebbe semplice dire solo joy division, band che troviamo molto attinente alle tematiche affrontate.

Rockshock: Vuoi parlarci dei vostri singoli? Come nascono? Quali tematiche sentite di aver affrontato?

V.R.: I nostri brani nascono come tante canzoni, da una jam in sala prove come un’idea che viene lavorata e strutturata, c’è una bozza iniziale dove viene messo il “mondo” che vorremo descrivere, dalle liriche alle sonorita’ usate. I testi non sono altro che un riflesso della vita vissuta che viene esternata e resa pubblica, dall’alienazione provinciale, come alle esperienze relazionali belle o brutte che siano, la voglia di rivalsa o la rabbia per alcuni episodi che hanno lasciato un segno, fa comunque piacere vedere sia la band che chi ci segue  identificarsi con le parole e metafore che sono nei nostri brani.

Rockshock: Quanto è importante l’uso del computer nella vostra musica?

V.R.: per noi il computer è un alleato, permette di tenere sotto controllo il nostro progetto sia nei live che in studio, lo consideriamo un mezzo che puo’ aiutare a dare colore ed espressivita’ ai nostri pezzi, ma se dovessi considerarlo come un mezzo principale direi di no, principalmente siamo una rock band vecchio stampo che farebbe la sua figura anche senza pc, magari con qualcche suono ricercato in meno. Ma voglio comunque dire che grazie al pc e i programmi usati molte band sono riuscite a farsi una propria demo da produrre anche a casa senza spendere cifre esorbitanti come noi qualche anno fa,quindi ben venga il computer.

Rockshock: New Wave, Glam Rock, Synth pop… Con quale genere vi sentite a più agio?

V.R.: In italia il genere è un argomento molto trattato ahimé, ma purtroppo inevitabile, come dicevo prima prendiamo spunto da piu artisti, il glam come teatralità nell’immagine e nel porsi cosa che troviamo anche nella new wave dove troviamo piu nostre certe sonorita’ o atmosfere emotive. Ci piace comunque interpretare al meglio chi siamo e rappresentare qualcosa in più, non siamo musicisti che quando salgono sul palco vogliono rimanere quelli che erano sotto… anche se negli anni rimaniamo visibilmente una band anche quando mangiamo una pizza e qst non può’ essere preso come un non sentire cosa facciamo o essere credibili.

Rockshock: Un nome italiano e un nome straniero con il quale fareste carte false per collaborare.

V.R.: artisti con cui collaborare? Bella domanda, quasi non riesco nemmeno a immaginare di poter lavorare con chi consideriamo riferimenti, a livello produttivo, potrei dire Trent Reznor, Steve Albini o un Brian Eno… come artisti o band non sasprei,potrei dirti una band e domani ritrattare,ce ne sono molte. In italia nn riesco a vedermi a lavoro con qualcuno in particolare è gia difficile trovare spazio per emergere, tutti tengono a caro quello che sono.

Rockshock: Come giudichi il panorama del rock nazionale italiano?

V.R.: La parola rock in italia viene un po’ abusata, spesso usata dove non dovrebbe, non considero rock né vVasco Rossi né la nannini considerati rocker, credo che non basti mettere un distorsore su una chitarra per essere rocker, tralascio l’attidudine rock umana parlando solo di genere, non vedo molte rock band, ancora considero le solite rock band come gli aftehours o i marlene kunz, anche se non le ho mai considerate un riferimento, potrei citare anche i vecchi litfiba, credo che il miglior rock sia ancora nelle cantine, e vorrei tralasciare il discorso alternative per non innervosirmi.

Rockshock: Dove volete arrivare?

V.R.: Dove vogliamo arrivare non lo sappiamo, spesso la musica decide per te per non dire chi ti ascolta o come il tuo progetto viene gestito, indubbiamente qst non e’ un bel periodo per la musica inedita e per le nuove leve, esistiamo da quasi 10 anni,vorrremmo arrivare perlomeno a farci un nostro pubblico con più live possibili e durare il più possibile,abbiamo ancora molto da dire. Per ora stiamo lavorando a nuovi brani che finiranno nell’album di debutto… da li in poi gireremo la roulette e vedremo che succederà.


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Daniele Rubatti
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