Simona Gretchen: Gretchen Pensa Troppo Forte
Simona Gretchen
Gretchen Pensa Troppo Forte
(Cd, Disco Dada Records)
canzone d’autore
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Simona Darchini è una cantautrice di ventidue anni che ha i capelli rosso fuoco. Da questo appariscente caschetto scarlatto si possono intuire alcune cose, come il fatto che Simona non sia una ragazza ordinaria, che abbia qualcosa di fatato e al tempo stesso di stralunato.
Ascoltando l’esordio di Simona Darchini, in arte Simona Gretchen, le supposizioni sul suo carattere vengono confermate. Gretchen Sente Troppo Forte è un disco eccentrico, in costante bilico tra un folk che si lascia ispirare dalle ballate medioevali, dalle melodie gotiche e fiabesche e dalle canzoni di protesta, e un songwriting criptico e disperato, accompagnato da chitarre grezze, che rimanda al fascino cupo dei CCCP e di Le Luci Della Centrale Elettrica.
Gli undici brani del disco sono caratterizzati da arrangiamenti scarni e da testi che sembrano poesie ermetiche, declamate da una voce quasi teatrale. Tutto ciò porta l’ascoltatore in un mondo irreale ed enigmatico, dove Simona Gretchen, un po’ fata e un po’ strega, si muove con delicato incanto.
Alpha Overture ha una sezione ritmica tribale e atavica, contaminata da chitarre sporche e da un canto cupamente modulato, tanto da sembrare un inno sacro eseguito in un rito propiziatorio.
Le Mie Fate e Due Apprendisti sono delle nenie spiritate, condotte da una chitarra acustica inquietante e da suoni sinistramente distorti, mentre Fockus,Simpatia Per BC e Ieri esprimono il lato più aggressivo di Simona: chitarre tirate, arrangiamenti grezzi e volutamente non ridefiniti , voce rabbiosa e accusatoria.
Due sono i brani particolarmente affascinanti: Cera, perfetta unione tra la tradizione della canzone di protesta di Giovanna Marini e il folk statunitense, da cui attinge le atmosfere intimiste, e Vuot, che inizia come una canzone garbata e bucolica, dominata da note cristalline, per poi incupirsi con un violoncello che dipinge la scena di un malinconico color seppia. Ugualmente bella è anche O nostre pelli, dove sono presenti un pianoforte barocco e disturbante e una voce tagliente, che rende la Gretchen una Tori Amos più animosa ma ugualmente ossessionata. In conclusione, Non Trovo Le Chiavi, una filastrocca ipnotica e spaventosa.
Arrangiamenti che trovano il giusto equilibrio tra rozzezze lo-fi e delicatezze folk, testi profondi e personali, una voce carica di intensità. Simona Gretchen è uno dei nomi più promettenti del songwriting femminile italiano, ormai sempre più folto e vivo. Tremate, le streghe sono tornate.
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