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Rob Zombie: Hellbilly Deluxe 2

Scritto da Ileana – 16 febbraio 2010 –Nessun commento

Rob Zombie

Hellbilly Deluxe 2: Noble Jackals, Penny Dreadfuls And The Systematic Dehumanization Of Cool

(CD, Roadrunner Records)

heavy metal, industrial, aAlternative

________________

Rob Zombie Hellbilly Deluxe 2 100x100 Rob Zombie: Hellbilly Deluxe 2Un titolo aulico per quello che dovrebbe essere il ritorno in grande stile di un uomo che, di metal, ne avrebbe dovuto sapere qualcosa: Rob Zombie. Chiusa la parentesi cinematografica che l’ha visto alla regia di film come, per ultimo, Halloween II, ha deciso di tornare a deliziare le nostre orecchie con questo Hellbilly Deluxe 2.

Ovviamente ispirato al suo primo album solista, Hellbilly Deluxe, il nostro amato Rob Zombie prova a trascinarci di nuovo in quel folle universo che ha fatto la sua fortuna alla fine degli anni ’90 e all’inizio della sua carriera senza i White Zombie. E di quello che era un sound trascinante, paradossale ed eccentrico cosa rimane? Rimane qualcosa di quella sperimentazione che lo aveva portato ad osare influenze che andavano dai Ministry ai Nine Inch Nails fino agli Slayer?

Dimenticate Dragula, Super Beast e Living Dead Girl. Sì, dimenticatele e siate pronti a fare vostre queste nuove tracks che, purtroppo, poco hanno a che vedere con la potenza delle suddette vecchie glorie.

Quello che resta è l’ombra di uno zombie bianco che poco ha da aggiungere a quello che già ci aveva raccontato.

L’album si apre con Jesus Frankenstein che, subito, ci lascia intendere l’andazzo dell’intero lavoro. Riff monotoni e poveri di quel power di cui ci eravamo innamorati ed una parte vocale più alla James Hetfield che alla Rob Zombie. E le cose non migliorano di molto andando avanti. Fortunatamente qualcosa rimane, almeno in Werewolf Woman Of The SS ed in What? che si fanno forti di tempi più rapidi e di stampo Ramones.

Tralascerò, quindi, di parlare della mia piccola delusione quando, ascoltando l’intro di The Man Who Laughs mi è sembrato di sentire quella di Heaven’s A Lie dei Lacuna Coil, nonostante, questi ultimi, siano un gruppo che apprezzo molto.

In definitiva, un album che scorre ma che bisogna prendere così com’è. Un album per chi non si aspetta un ritorno alla gloria passata. Un sequel di cui, forse, nessuno sentiva troppo il bisogno e di cui non si sarebbe sentita particolarmente la mancanza.

Una sola domanda rimane in testa: Rob, dove sei?

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