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Paolo Benvegnù: H3+

Marco Capone 15 marzo 2017 Recensioni Cd, Video
paolo-benvegnu-h3+ recensione

Paolo Benvegnù

H3+

(Woodworm Label)

rock d’autore, indie, canzone d’autore

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paolo-benvegnu-h3+ recensioneDopo tre silenziosi anni dall’ultimo lavoro Earth Hotel datato 2014, l’ex leader degli Scisma Paolo Benvegnù torna in gran stile con il nuovo disco intitolato H3+ chiudendo così una trilogia, iniziata con Hermann, che il cantautore ha inteso come un viaggio a tre tappe all’interno dell’anima.

H3+ – lo ione triatomico d’idrogeno – è la particella alla base dell’Universo, la componente più diffusa nelle ampie regioni vuote che separano una stella dall’altra e testimone silenziosa dell’origine del mondo.

Con il nuovo disco H3+ il “nostro” vuole dedicare l’essenza del suo lavoro alla perdita, all’abbandono e alla rinascita.

Un’antologia di visioni quasi profetiche, dove la grazia è la molecola alla base della vita che riempie gli spazi tra le emozioni, conservando la memoria di quello che siamo stati e quello che saremo.

Paolo Benvegnù con il suo quinto lavoro da solista delinea un preciso viaggio emozionale tra le alte sfere dell’Universo come in una grande opera di Metafisica, raccogliendo le impressioni e le rivelazioni di un esploratore spaziale che sente di doversi allontanare dal mondo, per ridimensionare la Realtà e ricercare la Verità.

Con una spinta espressiva che non concede pause, le parole hanno una carica magnetica che puntano dritte al cuore, fondamentali nei brani in cui la musica, nella sua uniforme eterogeneità di fondo, ne è al completo servizio.

Pur mancando davvero di quegli scatti d’impeto che avevano caratterizzato i precedenti album, la nuova porta siderale si mostra aperta a una contaminazione di generi, un rock d’autore con una vena elettronica appena pronunciata.

Arpeggi di chitarra timidi, ritmi a volte lenti ma decisi quasi a echeggiare latenti nell’aria, orchestrazioni attente e grazia nelle parole, sono gli elementi portanti del nuovo lavoro di Benvegnù.

Ogni canzone descrive una piccola tappa del viaggio in cui gli elementi si accendono al suono delle liriche: uno slancio vitale invocato nell’iniziale Victor Neuer che si fa via via più cupo in Boxes intonando frasi lapidarie come sentenze. E ancora, passaggi dalla bellezza disarmante come quelli cantati nella raffinata ballata Olovisione.

Paolo Benvegnù è riuscito a usare la chimica trasformandola in musica.

La sua molecola H3+ è la metafora per l’avvenuta creazione di dieci canzoni profonde e dal sound inconfondibile, dove pause e silenzi mettono in luce la tensione – forte e urgente – di una risposta sempre e costantemente ricercata.

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