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Massive Attack: Heligoland

Scritto da Thomas Cateni – 9 febbraio 2010 –Nessun commento


Massive attack

Heligoland

(Cd, Virgin)

electro, trip-hop

_______________

Per molti, lunghissimi anni i fan della band madre del trip-hop hanno dovuto sopravvivere al digiuno musicale dei Massive Attack attraverso la pubblicazione di rarità e collaborazioni a colonne sonore, ma finalmente è giunto il tanto atteso momento. Heligoland (quinto album per la band inglese), oltre a farsi capo di una massiccia aspettativa da parte dei music media di tutto il mondo, segna il ritorno ufficiale in line-up di Daddy-G e la partecipazione di vocalist di fama mondiale, tra i quali spiccano i nomi di Horace Andy, Tunde Adebimpe (TV on the Radio), Damon Albarn (Blur), Guy Garvey (Elbow).

Fin dal primo ascolto, è evidente che Heligoland rappresenti uno degli album più consistenti dei Massive Attack: nonostante al suo interno non vi siano capolavori dal calibro di Teardrop o Unfinished Symphony, ogni brano possiede quella ricchezza sonora, quelle onde psichiche e nascoste che hanno reso il fenomeno Massive Attack unico ed irripetibile.

Queste sensazioni vengono presentate fin dalla “gotica” Pray for rain, opening track dai contesti tesi e profondi, dove la voce di Tunde Adebimpe (insolitamente più rilassata rispetto all’approccio utilizzato nei Tv on the Radio) si lega alla ritmica rumorosa della beat-drums e alle imponenti note dei synth, che nell’insieme creano un’atmosfera in continuo crescendo, quasi a segnalare l’aria carica di elettricità prima della tempesta.

Babel propone un motivo quasi ipnotico, ripetitivo ed avvolgente, complice la voce armoniosa e sexy di Martina Topley-Bird, che sembra andare in contrapposizione ad un crunchy-beat piuttosto veloce e freddo.

Questo senso di ipnotismo viene portato avanti con Girl I love you, brano che raccoglie energia attraverso le possenti note di un basso suonato in continua progressione e dalle variazioni ritmiche degli strumenti sintetizzati. Ad incorniciare le atmosfere di Girl I love you ci pensa la voce riverberata di Horace Andy, che sembra voler dare sfumature hip-hop.

Con Flat of the blade prendiamo nuovamente coscienza del notevole lavoro di interpretazione che viene fatto dai vocalist che partecipano a Heligoland: la voce di Guy Garvey sembra essere la chiave che trasforma un brano apparentemente semplice e vuoto in un autentico mix di stati emotivi.

Paradise Circus è una delle “pietre preziose” dell’album: anche in questo brano regna la semplicità, composta da un basso e da una beat-drums lineari, piano e synth che creano colore, arpeggi pizzicati e la classe indiscussa di una perfetta Hope Sandoval.

Saturday comes slow si fa inizialmente notare per l’inconfondibile timbro vocale di Damon Albarn, celebre cantante dei Blur e perfetto per lo stile musicale dei Massive Attack: le sue doti vocali sono in perfetta sintonia con le sonorità ricreate dal duo inglese. Saturday comes slow è un brano molto melanconico e riflessivo, a testimonianza di tali sensazioni Albarn canta una frase che compare ripetutamente nel chorus: “do you love me?”.

Heligoland si chiude con Atlas air, caratterizzata da un semplice riff ritmico e melodico, che crea ancora una volta un senso impnotico, quasi narcotizzante.

I Massive Attack sono un gruppo che ha trascorso i primi 20 anni di carriera come pioniere di un genere “cult”, in seguito emulato da una moltitudine di realtà musicali. Dunque, è difficile ipotizzare un’ulteriore originalità, ma attraverso la creazione di Heligoland, i Massive Attack riescono ancora ad esprimere una seduttività ed una attrazione devastante.

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