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King Britt: The Intricate Beauty

Scritto da Fabio Busi – 12 luglio 2010 –Nessun commento

King Britt

The Intricate Beauty

(Cd, Nervous)

deep house, garage house

________________

recensione-king-britt-the-intricate-beautyKing Britt, esordì in ambito musicale nei primi anni ’90 con i Digable Planets (con i quali collaborò in veste di Dj), indimenticato gruppo di alternative hip hop che si contraddistinse per una particolare attitudine nella fusione fra jazz e rap, sulla scia di altre band come Arrested Development e A Tribe Called Quest. Fra i tanti successi del collettivo newyorchese troviamo una Rebirth of Slick che ancora oggi viene citata come fonte di ispirazione da diversi artisti black. Successivamente Britt spostò però la sua attenzione sui suoni house e una volta approdato alla Strictly Rhythm, decise grazie al successo ottenuto di fondare con un altro pioniere dei beat aciduli, Josh Wink, l’etichetta Ovum.

Nonostante l’attitudine deep house verso la quale si era orientato, non rimosse mai le sonorità black che da sempre lo avevano influenzato; fatto che permise a King Britt di giungere a remixare brani di artisti provenienti dai generi più disparati.

Passò così dalla sua deep house ai remix per Stylophonic, Cosmo Vitelli, Senor Coconut; autentiche perle intinte in atmosfere che a volte si fanno più deep, altre più funk, altre più elettroniche, senza dimenticare l’acid house, la psichedelia e chi più ne ha più ne metta, consacrandolo come uno dei dj producer più eclettici dei primi anni 2000.

In questo 2010 esce su Nervous (una delle etichette regine della hosue music di tutti i tempi, insieme alla sua prima etichetta Strictly Rhythm) con l’album The Intricate Beauty: un’ora di house raffinatissima che come di consueto quando si parla di lui, attinge dalla deep di Robert Owens, alla garage, al funk e alla latin house.

Questo The Intricate Beauty, che appare come interamente mixato senza pause fra i brani, seppure con tracce separate, inizia con Love What You Have: deep molto ipnotica arricchita dal cantato in francese di Rucyl Mills.

Si prosegue sulla stessa ondata con il primo estratto Now, attualmente in heavy rotation negli airplay house grazie anche ad un remix ad opera di Sharam ed al featuring di Astrid Suryanto che in questo brano ricorda molto Tracey Thorn.

Con la terza traccia arriviamo ad un pezzo da novanta remixato da King ed interpretato dalla bravissima Kim English; Nightlife, uscito per la prima volta nel 1996 proprio su Nervous (col titolo Nite Life), è un evergreen house già remixato nel corso degli anni da mostri sacri come Kenny Dope e i Masters At Work, ma anche dall’italianissimo Joe T. Vannelli.

Try Love aumenta i BPM dell’album ma nonostante Lady Alma che convince, il brano non è trascinante.

Con Keep It Movin si torna invece in puro territorio deep; ipnotico e ripetitivo quanto basta per diventare un must nei Matinèe di tutto il mondo. Quando si pensa però che le atmosfere si facciano più dark ecco spuntare un’autentica bomba: Los con Carlos Izaguerre alla parte vocale è pura tribal house, brano perfetto per incalzare il techno-mood di Blackhand Side.

Ecco giungere il secondo remix presente nell’album. Dopo Kim English è il turno di Get Up di Byron Stingily remixato in una dub version da paura. Classico riempipista da house club.

Si giunge così quasi al termine con due brani che molto si avvicinano al sound della Plus 8 di Richie Hawtin: Peak Noise e Inner Self sono cupe quanto basta per rimembrare il sound di Detroit dei primi anni ’90.

Chiusura in grande stile col raffinatissimo The Intricate Beauty ad opera della voce ammaliante di Ryat.

Purtroppo album di questo genere ne escono di rado. King Britt si riconferma in forma eccellente e rilancia in ambito più diffuso un genere musicale solitamente riservato alla nicchia dei club di qualità. Torna presto !

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