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Nolan: Secondi Fini Per fare Le ore Piccole

Scritto da Eugenio Battaglini – 9 febbraio 2010 –Un commento


Nolan

Secondi Fini Per fare Le ore Piccole

(CD, TotallyUnnecessaryRecords)

pop, canzone d’autore

_______________

Una nuova dimensione nel cantautorato italiano, finalmente!

Gipo Gurrado, la mente che sta dietro il nome Nolan, ha trovato il giusto equilibro tra la poesia e l’armonia musicale. Nessuno si è dovuto sacrificare in favore dell’altro. Secondi Fini Per fare Le ore Piccole è stato registrato con una lunga lista di musicisti d’alto rango e questo ha donato grande profondità e dinamicità al disco. Così possiamo trovare sicuramente un pizzico di jazz, parecchio pop, ovviamente la musica cantautorale italiana e anche qualche briciola di elettronica, il tutto perfettamente calibrato. Per quanto le atmosfere possano essere diverse tra loro, sin dal primo pezzo si entra nel mondo di Nolan e non se ne esce finché il disco non viene estratto dal lettore.

Descrivere le nove tracce che compongono questo piccolo capolavoro è veramente complicato, il disco è tutto su toni pacati, sin dall’inizio, con Inverno Veritas e Calcolo preciso, ci si cala direttamente nello spirito dell’album e si apprende dalla prima nota che è un disco da ascoltare con attenzione.

I testi sono pieni di doppi sensi, negazioni di negazioni e una briciola di follia ed esattamente nella stessa direzione vanno anche le musiche. Canzoni leggermente più movimentate sono invece Il succo e La strada Opposta dove si cominciano a sentire chitarre elettriche, classiche e acustiche pizzicate e la voce ci evoca immagini distorte di situazioni di immobile solitudine. Il contrabbasso di Non torno ci illumina sulla scelta del nome del disco: “tra un po’ vengo li, porto secondi fini per fare le ore piccole e giornate storte per tempi dispari”. Con La pazienza addirittura Nolan ci regala anche un po’ di sano funky, di certo non classico, ma di sicuro bellissimo, il testo poi di questo pezzo è veramente imbarazzante per quanto descriva situazioni e lamentele che ognuno di noi si è trovato ad affrontare quantomeno una volta nella vita.

Pedalo seduto è un altro pezzo tendente al funky/blues, che inizia con una chitarra velocemente pizzicata che dona al brano un senso di leggera schizofrenia, così come il testo aiuta molto bene ad affrontare la traccia in questa direzione. Il disco poi si chiude con Bugie e Maremosso, due pezzi molto tranquilli, il primo con un aria jazz data soprattutto dall’inflessione della voce e dal contrabbasso marcato, il secondo invece è un pezzo chitarra e voce, molto bello e che chiude il sipario su questo teatrino di vita normalissima che è Secondi fini Per fare Le ore Piccole.

Dunque Gipo Gurrado dopo i due album ‘di canzoni’ con gli Aldilàdidalì e i gli ultimi due anni passati a musicare gli spettacoli di varie compagnie teatrali tra le quali Quelli di Grock e Cerchi di Gesso, torna finalmente alla dimensione univoca delle parole mescolate alla musica e lo fa in modo più che egregio. Nessun’appunto. Se non siete alla ricerca di un disco pieno d’energia, anche se questo ovviamente non ne è del tutto scevro, e se avete voglia di fare un bel viaggio all’interno del sentimento umano, ascoltate Secondi fini Per fare Le ore Piccole e non ne rimarrete certamente delusi.

Aguzzate subito l’orecchio sia all’ascolto dei suoni, a volte sparati in faccia e a volte nascosti dietro qualche angolo lontano, sia alla comprensione dei testi che sono di una bellezza e di una semplicità unica.

Ci sono dei momenti in cui sembra quasi ci si stia confidando con un amico, piuttosto che ascoltando un disco. Consigliatissimo!

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