Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Musica W Festival
30 luglio 2010 – 17:29 | No Comment

A Castellina Marittima (Livorno), il Ferragosto
è live,
è indie-rock,
è gratis

Read the full story »
Interviste

Faccia a faccia con chi la musica la fa

Live Report

Le recensioni dei concerti e dei festival

News

Le ultime notizie dall’universo della musica

Recensioni Cd

I Cd ascoltati per voi (a tutto volume), valutati da noi

Video

I video girati da noi e quelli catturati in giro per la Rete

Home » Recensioni Cd

Eels: End Times

Scritto da Thomas Cateni – 5 febbraio 2010 –Nessun commento

Eels

End Times

(Cd, V2)

blues, country, folk

_______________

eels End Times 100x100 Eels: End TimesDopo aver trascorso ben 4 anni alla creazione dell’album Hombre Lobo (pubblicato nei primi mesi del 2009), Mark Everett (alias E) è riuscito a produrre questo nuovo album, End Times, contenente ben 14 tracce, in soli 7 mesi. Ma, fin dal primo ascolto, è facile intuire che non si tratta di una raccolta di B-side. End times è un album dai forti tratti riflessivi e dalle sonorità minimaliste; è il progetto più personale del cantautore, che narra del proprio stato interiore, costruito nel corso degli anni sulla morte progressiva dei parenti e sul divorzio dalla moglie: end times è un racconto di come sia facile morire in un mondo che muore ogni giorno di più, un racconto su un uomo che perde le emozioni positive in un mondo dove i valori umani svaniscono.

L’album si apre con The beginning, un brano che denota come l’amore riesca ad essere facilmente dimenticato da quelle che sono le vicissitudini della vita quotidiana.

In my younger days è un ritorno al passato per Everett: si evidenzia la nostalgia dei parenti scomparsi, ma al tempo stesso la speranza non muore, perché forse, in fondo, nel mondo c’è ancora qualcosa da salvare.

E questo punto viene messo in rilievo in Mansions of los feliz, dove Everett continua ad urlare la profonda indipendenza, di fronte ad una solitudine che lo circonda sempre di più.

Il brano che da il nome all’intero album non esula dai tratti fin qui denotati: come nowadays, il blues di Eels facilita la consapevolezza dell’idea che in fondo tutti siamo soli in questo mondo, e che al tempo stesso siamo tutti apparteniamo alla generale decadenza dell’umanità. Il pessimismo degli Eels non ha fine: quando potrebbe esserci un soffio di speranza, la vita ci ricorda che anche i ricordi felici non esistono più.

Eppure vi è qualche traccia di rock-blues quasi spensierato: tracce come Gone man e Paradise Blues colorano a tratti lo stato d’animo della band. L’intensità ritmica e musicale è agli apici dell’album.

Le sonorità degli Eels richiamano molti grandi artisti, da Tom Waits a Leonard Cohen; il folk blues che trasuda da end times traccia linee profondamente desolanti e forse eccessive. In un mondo come quello attuale, dove siamo attanagliati da crisi economico-sociali e da disastri naturali, sarebbe bene ascoltare qualcosa che ci dia la forza di continuare a credere nelle nostre energie, individuali e collettive.

Gli ultimi articoli di Thomas Cateni

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...
Eels: End Times, 10.0 out of 10 based on 1 rating

Potrebbe anche interessarti ...

Lascia un commento!

Aggiungi il tuo commento qui sotto, oppure esegui un trackback dal tuo sito. Puoi anche iscriverti a questi commenti via RSS.

Sii gentile, rimani in argomento. Lo spam non sarà tollerato.

È possibile utilizzare questi tag:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Questo sito web supporta i Gravatar. Per ottenere il proprio globally-recognized-avatar, registra un account presso Gravatar.