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Depeche Mode: Sounds of the Universe (recensione in anteprima)

Massimo Garofalo 29 marzo 2009 Recensioni Cd

Depeche Mode

Sounds of the Universe

(Cd, Mute)

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Eccoci finalmente al dodicesimo album in studio dei Depeche Mode che, messe da parte le burrascose vicende personali, di perdere un colpo proprio non ne vogliono sapere. E men che meno questa volta!

Sounds of the Universe – chiariamolo subito – è un bel disco, maturo, corposo, con molta sostanza. E anche con molta apparenza. E’ fatto da tredici belle canzoni, molto atmosferiche e sognanti, meditative senza rinunciare a (leggere) pulsazioni ritmiche.

Messi da parte i rumorismi noise di Playing the Angel, i Depeche Mode di oggi sono molto più attenti ai dettagli sonori che non all’impatto ritmico delle loro canzoni. E men che meno se ne fregano (stavolta) di cercare cori da stadio, tanto che davvero la filastrocca/cantilena/preghiera Wrong è probabilmente la canzone più adatta a essere pubblicata come singolo, oltre ad essere la più robusta ed energica dell’intero lotto.

Sounds of the Universe è fatto di brani solo apparentemente fragili, mente in realtà la sua materia prima è composta da 13 canzoni spesso davvero belle e comunque il cui livello è superiore alla media di un album dei Depeche, che nel recente passato ci avevano abituato a una manciata di singoli mozzafiato intramezzati da qualche riempitivo.

Come anche in Playing the Angel, anche questa volta Dave Gahan ha voluto mettere la sua firma e sono tre le canzoni firmate da lui invece che dal solito Martin Gore. Hole the Feed, ad esempio, è composta proprio da Gahan in combutta col suo fido Christian Eigner, batterista ufficiale dei Depeche nonché coautore del recente album solista di Dave. Si tratta di un blues acido e minimale che conferma, anche per il fatto di arrivare seconda in scaletta, ribadisce i ruoli dei tre titolari del marchio Depeche Mode: Martin Gore compositore principale, Dave Gahan front-man e compositore secondario e Andrew Fletcher economo e business planner del gruppo, oltre che con l’ingrato compito di tentare di evitare che Gore e Gahan s’accapiglino di continuo (Fletcher di fatto non suona alcuno strumento se non qualche tastiera per produrre texture, contributo che rimane pressoché identico anche sul palco).

Se vogliamo cercare qualche parente stretto di quest’album nell’albero genealogico dei Depeche Mode, dobbiamo cercalo tra le pieghe proprio di Playing the Angel (e in particolare in Lilian) e nelle trame pop post industriali di Same Great Reward e Black Celebration, in cui ancora Gore non aveva scoperto che poteva giocare ad essere una rockstar con una chitarra a tracolla, uscendo quindi da dietro i sintetizzatori.

Il sound di quest’album, forse mai come questa volta così curato, è ricchissimo di dettagli che si possono scoprire solo dopo attenti e ripetuti ascolti, meglio se in cuffia e ad alto volume. Realizzato prevalentemente, ma non solo, con sintetizzatori analogici e con vecchi Moog, ben si presta ad essere apprezzato con impianti di qualità, quasi rinnegando la possibilità che invece molto probabilmente la maggior parte degli ascoltatori lo sacrificheranno in insipide cuffiette e lo appiattiranno comprimendolo in mp3. (I primi ascolti dell’album li ho ottenuti da una versione mp3 a 192 kbps, ma ben presto sono riuscito a rintracciare una versione a 320 kbps, che rende giustizia al certosino lavoro di costruzione sonora fatto in studio, fa addirittura cambiare di senso alcuni brani e non ha fatto altro che mettermi addoso la smania di acquistare e spararmi a tutto volume la versione in DTS).

La forza e la grandezza dei Depeche Mode sta nell’essere sempre uguali a sé stessi e sempre diversi, sempre riconoscibili senza mai ripetersi, sempre un passo distanti a quello che avevano fatto in precedenza senza mai creare rivoluzioni che possano disorientare il pubblico. E anche Sound of the Universe in questo senso non fa eccezione.

Ultimo, ma non ultimo, segnaliamo che Sounds of the Universe esce il 21 aprile in una multitudine di formati, compreso un box set zeppo di rarità e con audio multicanale da leccasi i baffi.



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Depeche Mode: Sounds of the Universe (recensione in anteprima) il 29 marzo 2009 votato 4.0su 5
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25 Comments

  1. Francesco 30 marzo 2009 at 15:44

    Concordo pienamente con quello che hai detto Massimo. Io sono un fan accanito dei Depeche Mode da ormai qualche tempo, e devo dire che quasta volta mi hanno sorpreso veramente, non cè e sottoloneo non cè, un brano mediocre!!! Quest’album è talmente unico che parlarne non rende la benchè minima idea! La cosa sconvolgente che si denota fin da subito è che si riconoscono sonorità vintage,come dichiarato da martin, (Drum and bass anni 80, vecchie tastiere e vari strumenti risalenti ai loro anni di esordio) ma questo disco sembra veramente fatto nel 2020! E’ spaziale è davvero spaziale!! Solo una band del loro calibro poteva unire strumenti vintage a sonorità quasi futuristiche (per intendersi basta sentire Peace, Fragil Tension, Perfect,in sympathy) e mi sento onorato di apprezzare uno dei lavori piu belli mai eseguiti da loro! Spero proprio che non sia l’ultimo album altrimenti per me fan e non solo sarebbe una rovina, sono il passato il presente e il futuro piu che mai! Siete unici e mi emozionerete per sempre! Un pensioro speciale da un vostro devoto!!!

  2. Monèo 31 marzo 2009 at 03:17

    Ahh è divertente fare recensioni personali, allora comincio: l’album è un omaggio alle origini dei Depeche Mode, ricco di riferimenti sonori al genere futuristico di fine anni ’70/inizio anni ’80. Non a caso si avvertono sonorità che riportano la memoria ad Alan Parson ed allo space rock dei Rockets. In tal senso la scelta è molto riuscita per i nostalgici di quell’epoca musicale, ma forse può essere poco accattivante per gli altri (come ben detto dal recensore infatti non sono presenti molte tracce candidabili a singoli).
    Per quanto riguarda lo stile, è indubbio che questo disco sia molto più “light” di Playing the angel, con una cupezza solo lievemente accennata in qualche brano (Wrong su tutti) ma che mai travalica lo spirito diffusamente ottimista e sognante dell’album, coerente con l’impronta “universale” che è stata data alle canzoni e al titolo stesso dell’album. In pratica si potrebbe dire che questo disco vola via leggero come una piuma, senza dimenticare i duetti costanti Gore-Gahan (più presenti che in precedenti lavori) e addirittura momenti in cui la voce del frontman scorre in falsetto, segni questi che lo spirito di Sounds of the universe è del tutto diverso da quello dark, tosto che permeava Playing the angel.
    Ultima notazione: canzoni mediocri per la verità ce ne sono: Hole to feed non è certo un capolavoro, In chains scimmiotta gli ultimi Duran Duran (sebbene arricchita da un sound raffinato) e infine Come Back è un po’ deboluccia. Nonostante questo un bel 7 pieno ci sta tutto.

  3. maupad 31 marzo 2009 at 22:41

    Incredibile, credo nom mi sia mai capitato di concordare con una recensione come in questo caso.
    Sempre uguali a se stessi e sempre diversi, sono cresciuto con la loro musica quindi forse il mio parere è di parte ma siamo veramente ai massimi livelli, entusiasmante, emozioni nuove ad ogni ascolto che raggiungeranno il loro apice quando avro’ tra le mani il disco fresco di stampa magari in vinile.
    Grazie e arrivederci a Roma (spero)

  4. Roberto 2 aprile 2009 at 22:35

    Depeche mode-Recensione Sounds Of The Universe Un lavoro confezionato egregiamente…suoni costruiti con personalita’ ed accuratezza con dinamiche che evocano le prime evoluzioni analogiche anni 80. Il primo ascolto e’ sicuramente il piu’ critico, per chi sogna o si aspetta il ripetersi dei “monumenti indelebili” vissuti intensamente con i rispettivi di “VIOLATOR” e “SOFAD” veri e propri capolavori della storia della musica dove il solo ricordo rievoca momenti ed emozioni indimenticabili dei fan (e non solo). Venerdi’ 27 marzo 2009 ore 20:30 ca 1° ascolto di “Sounds of the universe”: Lentamente… parte un suono in bassa frequenza che si unira’ ben presto ad una girandola di suoni quasi come volessero accordarsi fra di loro fino a quando la voce curata ed ormai (consolidata) in spendida forma di Dave comincia a scandire le prime note di: “IN CHAIN”…..molto bella, la giusta apertura per il successivo contenuto dell’album. Si passa alla seconda traccia con la consapevolezza che Martin scrive “ancora” e non banalmente “HOLE TO FEED” primo dei tre brani autografati da Dave Gahan & c. la ritmica immediata ed accattivante,con melodie molto belle anche se, in qualche passaggio ricorda qualcosa di gia’ sentito… comunque un Dave molto piu’ deciso e valido nella veste di co-autore. “WRONG”…che dire non a caso il singolo che lancia lo stesso “SOTU”, bellissimo ed inquietante ma e cio’ che lo rende ancora piu’ affascinante sia nelle sonorita’ che nelle liriche….e’ Martin Lee Gore signori. “FRAGILE TENSION” la 4 traccia preascoltata in pillola fra l’altro anche alla conferenza di Berlino in realta’ si rivela presto un classico DM . “LITTLE SOUL” Bellissimo!.. uno dei miei preferiti un piccolo soul egregiamente eseguito sia negli arrangiamenti che dalle strepitose controvoci (inconfondibile timbrica DM) Dave e Martin. “IN SIMPATHY” Indubbiamente il brano piu’ pop dell’album, il primo ascolto e’ stato sicuramente piu’ apprezzato, gli ascolti successivi lasciano un po’ di perplessità per i contenuti compositivi, e’ un brano che sicuramente avrebbero potuto utilizzare come B-Side ma evidentemente per doveri discografici e’ stato introdotto nell’album. “PEACE” E’ l’altro brano presentato in pillola a berlino, accattivante nei suoni anche se non rappresenta uno dei migliori brani dell’ album e’ sicuramente destinato a rappresentare un bel momento nello show live. “COME BACK” E’ il secondo brano scritto da Dave\Eigner|Phillpott ed al primo ascolto facendo il gioco dell’indovina chi… e’ lampante la paternita’ del brano….sembra una traccia di “Hourglass”. “SPACEWALKER” Sara’ perche’ il sig.Gore ci ha da sempre regalato chicche strumentali, sara’ per la sua incredibile cultura musicale o solo per omaggiare con dei tributi i suoi piu’ grandi ispiratori,c’e’ di fatto che questa e’ una traccia di alto spessore musicale.
    “PERFECT”Ottimi gli arrangiamenti molto DM, il brano risulta piacevole all’ascolto ma sobrio…forse fin troppo. “MILES AWAY\THE TRUTH IS” 3° ed ultimo brano composto da Dave & c. Era ora di sentire qualcosa di livello superiore, sicuramente il massimo risultato raggiunto anche piu’ dell’ottimo lavoro compiuto in “Hourglass”da Dave.La firma di Dave per questo brano nell’album e’ sicuramente prestigiosa.“JAZEBEL” L’unico e solo brano cantato da Martin, che ovviamente deve sorprendere. La sua vena compositiva questa volta sposa una timbrica quasi BOSSANOVA, melodie leggere e soavi che riecheggiano le atmosfere calde dell’ultimo suo COUNTERFEIT (2003).“CORRUPT” Se volete il mio parere questo e’ il capolavoro dell’album, la punta massima che rende finalmente giustizia e che permette di perdonare qualche piccola esitazione nella composizione dell’album. DAL PRIMO ASCOLTO SCATURISCE: LA MIGLIORE:CORRUPT LA PEGGIORE:COME BACK Voto album:7 Recensione by Roberto Bozzi

  5. Monèo 3 aprile 2009 at 20:27

    Tutto vero però non si possono negare anche alcuni difetti di questo album, che nel prino giudizio non avevo scritto. In particolare:
    1) le canzoni mancano spesso di energia, rimangono piatte e uguali durante tutta la durata (questo dipende anche dalla produzione)
    2) a volte il sound è leggermente forzoso. Fragile tension è carina ma l’arrangiamento è troppo esagerato
    3) mi stupisce che i ritornelli siano debolucci, nel senso che non c’è nessun ritornello coinvolgente (per intenderci alla “all I ever wanted, all i ever needed….”).
    In sostanza non è che voglio scendere di voto però mi pare che si sia giocato troppo sull’elaborazione del suono e un po’ poco sulla forza della melodia.

  6. Buong 4 aprile 2009 at 14:21

    Uno dei 3-4 migliori dischi mai realizzati dai Depeche. Poco commerciale. Molto intimista. Variopinto disco che si rivela ascolto dopo ascolto. In maniera attenta. Lasciamo i cori di stadio alla banalità della musica moderna e abbracciamo l’emozionalità e l’intensità della poesia. Questo disco ne è la piena prova. Bellissimo. Davvero bellissimo.

  7. Franz 5 aprile 2009 at 11:03

    Ad un primo ascolto questo disco non mi aveva convinto.
    A differenza di Playing… molto più ruffiano in alcuni suoi episodi come “Suffer Well”, questo disco è piuttosto iper curato nei paesaggi sonori (e spesso emotivi) sapientemente creati da Mr. Gore. I Depeche sanno fare musica elettronica, analogica e non, sanno come mettere in pochi grappoli di note una serie di sensazioni impressionante. Potranno non piacere ma sanno anche vendere e non sono invecchiati (a differenza di altri loro coetanei).
    Questo è un disco più maturo rispetto a Playing ed esprime una qualità enorme rispetto ad Exciter. Canzoni come “Peace” e “Jezebel” mettono in luce una cura spasmodica nella ricerca sonora su macchine analogiche che, a differenza delle moderne diavolerie digitali a-la Timbaland per intenderci, richiedono spesso settimane per raggiungere simili livelli di accuratezza. Per molti versi mi hanno ricordato (e non ridete troppo) i Kraftwerk di Radioaktivitat… In ogni caso non si tratta di un prodotto confezionato in fretta e furia e quindi “Sounds…”, anche come volume, non ricerca l’impatto a tutti i costi. Non ci saranno probabilmente FM Killertrax ma devo concordare sul fatto che è uno dei più bei dischi dei Depeche dai tempi di Ultra. Molto superiore per ispirazione e songwriting anche a “Songs of Faith…”.
    In quanto ai difetti, il fatto che i pezzi siano molto fluidi (pochi break, assenti i cambi di tempo, nessun ritornello strappacore), è più una scelta stilistica e di produzione che un vero e proprio difetto. Insomma questi “vecchietti” non ne vogliono proprio sapere di appendere i synth al chiodo.
    Se cercate qualcosa di energico però, è meglio che vi dirigiate verso qualcosa d’altro, come l’ultimo dei Franz Ferdinand ad esempio che pure più di un credito dovrebbero dedicare a Martin Gore e soci.

  8. Francesco P N 11 aprile 2009 at 13:41

    Concordo con il recensore.. molto competente davvero! Dissento invece con quasi tutti i commenti, non perché siano fuori luogo, anzi, ma solo perché invito tutti a moderare i toni (positivi o negativi che siano)… abbiamo TUTTI bisogno di “digerire” questo disco (che, a scanso di equivoci, lo dico subito: mi pare grande..), “ruminarlo” con ascolti ripetuti, confrontarlo con i precedenti (ormai digeriti da anni..) e solo dopo, molto dopo, formulare un vero giudizio. Sento e compro musica rock dal 1971 (il primo fu Deep Purple in Rock), e ho visto tanti, tanti dischi essere osannati nei primi 3 mesi e poi lentamente ridimensionati (se non dimenticati..). Calma ragazzi.. intanto vediamoceli a metà giugno (io ci porto mia figlia piccola), poi se ne riparla!! Buona Pasqua a tutti..

  9. milena 17 aprile 2009 at 16:50

    Ok. Ordinato e arrivato. Tutto volume, disco blu (ho il box, stasera dorme con me). Accidenti! Primo ascolto: mah. Secondo ascolto: mumble mumble. Terzo ascolto: però… . Quarto ascolto: UAOHHHHHH. Questo album è come il buon vino: un ascolto tira l’altro. E poi passo a quello arancione. Devo andare in bagno, fortunatamente ho le cuffie wifi. E quando arrivo suona “Ghost”…per la miseria, ragazzi. Non scendeva più. E che dire del disco rosso. Saranno pure trite e ritrite, ma i DM san fare bene il loro mestiere. Mi manca solo quello marrone: domani, altrimenti stasera non si cena ed ho due piccoli da sfamare.

  10. Alessandro 18 aprile 2009 at 13:29

    Per lo meno rimangono l’ unica band che non fa dischi ripetitivi!!
    Wrong vagamente potrebbe stare in Ultra secondo me…
    e se il resto del disco è su quello stile….tanta tanta roba!!
    ciao ciao

  11. CLAUFO 20 aprile 2009 at 14:09

    Ho tutti i CD/LP dei Depeche Mode e mi fanno impazzire.
    Premesso ciò questo secondo me è il miglior CD che abbiano mai fatto.
    E’ assolutamente FANTASTICO ! Mi piacciono tutte le canzoni. Ho acquistato la versione deluxe STREPITOSA !!!
    Non vedo l’ora che arrivi il 18 giugno per godermi il concerto !

  12. Francesco 20 aprile 2009 at 22:47

    Allora premesso che ascolto i Depeche dai tempi del liceo..1984/85 non perdendomi mai una loro esibizione dai tempi di Music For The Masses. A parte qualche episodio i D. M. non mi hanno mai deluso anche se devo riconoscere che il loro vero ultimo ultimo CAPOLAVORO è stato ULTRA… un misto di sonorità cupe e struggenti che non penso si ripeteranno più e infatti ascoltando questo disco ne ho avuto conferma. Il disco sicuramente supera alla grande EXCITER che devo ammettere è stato il loro disco meno riuscito. Concordo con un altro giudizio sul fatto che le canzoni(escluso WRONG) non prendono allo stomaco e i Depeche riuscivano sempre una volta a concordare qualità/pathos e in questo Sound…sento prevalentemente suoni curatissimi ma canzoni poco trascinanti ahimè…rimpiango canzoni come FREESTATE o HOME per non andare oltre con gli anni (vedi Black Celebration)..comunque chissà magari riascoltandolo più volte forse si scopriranno dei passaggi segreti…speriamo.
    Francesco

  13. Pasquale 22 aprile 2009 at 14:25

    Sarò nostalgico, sarò poco colto in materia di musica.
    Seguo però i DM da “A broken Frame” e solo un altro album mi ha deluso come questo: Exciter.
    Quasi quasi rimpiango che se ne sia andato Alan Wilder.

  14. Paolo 66 23 aprile 2009 at 09:15

    Anche io sono forse nostalgico come Pasquale e rimpiango moltissimo l’uscita di Alan Wlder (non dimentichiamoci che capolavori come World in my eyes sono frutto della sua abilità di arrangiatore) ma mi sembra veramente impietoso mettere questo ultimo album alla stregua di Exciter. Concordo invece riga per riga con quanto scritto da Roberto: disamina lucida e precisa di un album che si rivela sempre più bello e intenso ascolto dopo ascolto.
    Sono ancora lì!!! Il genio di Martin e la voce sempre più matura e intensa di Dave……

  15. Andrea 24 aprile 2009 at 17:40

    Concordo totalmente con Francesco. Anch’io seguo i Depeche dalla notte dei tempi, sono da almeno quindici anni la mia band preferita. Ho già assistito a diversi loro concerti e da mesi ho già i biglietti per il loro prossimo a Roma. Questo per dire che mi fa davvero fatica dire, con tutta sincerità, che questo album non mi è piaciuto… e non mi è piaciuto proprio per niente. Come ha detto Francesco, anche per me soltanto Exciter fece un effetto peggiore. Ok se vogliamo classificarlo come concept album, con un percorso “nuovo” o comunque diverso dagli altri album che pervade tutti i brani… le sonorità ricercatissime, il tributo alla vecchia cara elettronica… ci sta tutto. Va bene anche che non sia commerciale… ma i brani sono a mio giudizio piatti con soltanto una o due eccezioni (wrong e corrupt),è musica d’atmosfera ed il canto del grande Dave sembra sempre bloccato al solito lamento ed alla solita cadenza. Forse sono uno dai gusti spiccioli che preferisce banalmente i cori da stadio… ma io con Enjoy the silence e Never let me down again mi emozionavo e mi emoziono ancora, con le canzoni di questo album no. :(

  16. luca 25 aprile 2009 at 22:48

    questo SOTU è la somma di Paper Monster + gli avanzi di PTA.

    1 solo singolo che ha spessore, gli altri lagne continue.

    Meglio i Bside che i pezzi dell’album

    Exciter verrà rivalutato

    Amen.

  17. Silvia 26 aprile 2009 at 17:29

    Si bravissimo Garofalo!
    La sottoscritta e’ una “pazza” dei DM dai tempi di, udite udite, “Speak &Spell” quando la penna che componeva era ancora quella del signor Vince Martin al secolo Vince Clark.
    Evviva Dio che bello ogni volta che si riaffacciano loro in questo mondo musicale odierno cosi’ terribilmente uguale a se stesso e assoggettato ad assurde leggi di Major ottuse e sorde al tempo stesso.Calcolate che con la dipartita di Wilder, eccellente maestro di cui il gruppo si e’ avvalso per lungo tempo,ero tra le prime a piangere per un imminente scioglimento della mia Band del cuore.
    Nulla,nemmeno una perdita cosi’ importante e’riuscita a bloccare l’inesauribile fonte di queste odi musicali.
    Ne dovete atto tutti a Martin Lee Gore,David Gahan e Andrew John Fletcher,il tempo passa inesorabile ma loro cosi’ camaleontici e cosi’ testardamente uguali a sempre sono ancora qui a ricordarci che il tempo della British Invasion e dell’elettro pop non e’ mai passato di moda….
    Grazie ragazzi per tutto quello che mi avete dato.
    Silvia

  18. GERARDO 28 aprile 2009 at 00:45

    Che dire….sono anch’io uno di quelli che al primo ascolto di SOUND era rimasto abbastanza perplesso.Ma ora…L’album è davvero molto molto bello e nonostante sia molto intimista e privo di pezzi realmenti trainanti, mi capita ormai spesso di canticchiare in macchina PEACE o CORRUPT! Secondo me con questo album i DM(e soprattutto Gore) si son voluti un po’ liberare dell’immagine un po’ macho a rockettara di PLAYING THE ANGEL, un album che comunque ritengo stupendo…(ricordate il video di A PAIN I’M USED TO?Non era più da U2 che da DM?Il tipico video con la band rock-chitarra-batteria-singer strafigo….ecco…proprio l’anti-Depeche!).Con SOUND i nostri adorati ritornano al discorso lasciato con EXCITER e lo stesso faranno nei concerti…IN CHAINS e HOLE TO FEED molto belle davvero, WRONG all’inizio mi stava un po’ antipatica come PRECIOUS ma ormai già la immagino come track di apertura dei concerti e mi preparo a cantarla a squarciagola…FRAGILE TENSION è quella che mi piace di meno…avrebbero semplicemente dovuta metterla in fondo alla tracklist per darle meno importanza…LITTLE SOUL da bbbbbbrividi!occhi spiritati si si….IN SYMPHATY bellina anche questa….un po’ PRECIOUS nell’elettronica sicuramente tra le più “moderne” come sound…..PEACE!Che pezzo!davvero da nostalgia!non so perchè quando sento questa canzone me li immagino senza rughe e con i capelli sparati di JUST CAN’T GET ENOUGH!Son proprio curioso di vedere come la suonano dal vivo!Il nostro Martin comunque si è ripreso di prepotenza il suo ruolo ai sintetizzatori…COME BACK è l’altra track che mi piace di meno…e in un intervista Dave diceva che era la sua preferita!!Troppo HOURGLASS….SPACEWALKER bellina…PERFECT bellissima!Sentita la drum machine anni ’80 pieni?eccezionale!MILES AWAY me la immagino al concerto già bello sbronzo e a ballarla con la mia signora come se fosse un ballo country se non zingheresco….bella bella…JEZEBEL sicuramente non è la più bella delle canzoni in “solo”di Martin e sicuramente al live non mi farà restare a bocca aperta per tre minuti come alla versione acustica di SHAKE THE DISEASE di tre anni fa al concerto…davvero da brividi….ma bellina anche questa….e che dire di CORRUPT????era dai tempi di HIGHER LOVE che non c’era un’ultima track così bella!!!!perversa,sensuale, quasi porno…..me la immagino al live con un Dave nudo e sudato a far eccitare donne anche di vent’anni in meno e noi maschietti a pensare a come fare a diventare così fighi….la mia preferita!Su 13 brani 11 mi piacciono da morire…solo VIOLATOR e SONGS OF FAITH erano riusciti a fare di meglio….lasciate perdere lo stile PLAYING e tuffatevi in questi nuovi DEPECHE sexy un po’ retrò ma cattivelli e un po’ malsani…grandi DEPECHE MODE!!!

  19. Andrea 29 aprile 2009 at 08:39

    Sono un umile commesso di una grande catena commerciale, e nel centro commerciale dove lavoro, la musica di Sound of the Universe è stata messa a ruotazione continua. Io non sono mai stato un grande ascoltatore dei Depeche Mode, ma ad un mio collega ho chiesto, totalmente sicuro di non sbagliare, “Questi che cantano sono i Depeche Mode, vero?” insomma anche non avendoli mai davvero conosciuti, li ho riconosciuti. Non è corretto dire che questo album mi sia piaciuto o non mi sia piaciuto, piuttosto questo album mi ha colpito per le sue sonorità, maniacali fino a diventare anche depressive…insomma questo album scoperchia certi precisi stati mentali e modi di sentire l’animo, non certo ottimistici, ma sicuramente tanto di impatto e attrattivi per il loro realismo in cui uno, anche non avendo mai ascoltato nessuna canzone dei Depeche, puntualmente si riconosce pienamente in essi…

  20. flavio 4 maggio 2009 at 19:08

    ragazzi vi dico, depeche mode da sempre.
    il mio personalissimo commento è che questo album è bello, con dei più e dei meno, inizio dai più:
    1) sonorità molto belle e molto depeche che non si sentono da nessun’altra parte. elementi messi assieme con tanta maniacale cura alternando il moderno al vintage e ridisegnando ancora una volta le trame dell’elettronica stantia che ci circonda ormai da anni a causa di dj (non musicisti) senza scrupoli.
    2) little soul – perfetta in ogni singolo punto: liriche, chitarra, effetti, voce e controvoce. BRIVIDI.
    3) il livello delle composizioni: non c’è un ritornello, siamo all’antiruffiano puro…
    i meno:
    1) qualche puntatina di troppo di Dave alle sue recenti produzioni che pur valide rimangono sue e non sono dei depeche (non gradisco il ritmo di “hole to feed”)
    2) è un meno o un più la bellissima “corrupt” che però ha tanto tanto di “personal jesus” e “i feel you”?
    la mia classifica in ordine dal più bello al meno:
    little soul
    spacewalker
    wrong
    corrupt
    perfect (prossimo singolo secondo me)
    peace (l’inizio che figata!)
    fragile tension (quando verso la fine si inseriscono i synt stile “a broken frame” che chicca!)
    jesebel
    come back
    in simpathy (fa molto duran duran)
    in chains (fa molto exciter)
    miles away (ma su questo sospendo il giudizio..sono sicuro che salirà posizioni dipende dal mood del momento)
    hole to feed
    ciao a tutti

  21. Carlo Pedrosi 13 ottobre 2009 at 14:53

    Sottoscrivo appieno i giudizi del Sig. Monèo.

  22. Dave D 11 dicembre 2009 at 21:29

    Ciao a tutti ragazzi…..beh inutile premettere che seguo i DM da speak and spell…e che appena sento una loro canzone alla radio…pur trita e ritrita e anche s el’ho ascoltata il secondo prima…metto al massimo volume xkè mi da sempre emozioni.SOTA…..il titolo sicuramente è molto bello….l’album; beh..sicuramente anche esso e bello…però ci sono varie cose da chiarire che ho letto nei vostri commenti e che mi hanno lasciato un pò basito. Ho sentito da molti che questo è trai i migliori in assoluto album della band.x me no…è molto bello ma i migliori sempre secondo me sono : Violator Ultra Pta..e Music for the masses..perchè li ci sono delle tracce che procurano un emozione che qui…beh insomma. ma andiamo con ordine…IN CHAINS…non mi piace molto..6 minuti di cui la metà con suoni indistinti all’inizio…e si poi la song nn è maluccio ma un pò ruffiana col ritornello…molta ricercatezza musicale..pco sentimento.HOLE TO FEED…questa bella invece….la voce epica di dave fa venire i brividi…e quel battito continuo costante..mi sa molto di rocker molto suadente e convincente. WRONG….bellissima anche questa…potente,dark…industrial..tra i momenti migliori dell’album. FRAGILE TENSION..molto carina e ricercata…cose del genere con l’era che corre ora nn se ne sentono. MY LITTLE SOUL…questa secondo me è controversa….mi fa rabbrividire…però la voce di dave nn mi piace proprio..questo soffio lezioso nelle orecchie mi da veramente fastidio..mah IN SYMPATHY…momento pop dell’album….un pop molto raffinato…abbastanza orecchiabile…ma fila liscia..PEACE…duetto MARTIN DAVE….mmmm non è brutta..ma…pure qui troppa ricercatezza musicale…accordi ottimi e tutto…ma non mi convince il ritornello ne questo duetto che mi sembra trp costruito…andiamo avanti..COMEBACK….ragazzi io ho letto che è quella che vi piace di meno…invece aDave è quella che piace di più…ci credo xkè x me è la migliore in assoluto dell’album…al primo ascolto mi ha catturato..quella voce soffusa…quelle melodie accattivanti…quella si che è un giusto mix di emozioni e musicalità..stupenda. SPACEWALKER…martin ci regala una strumentale di alto livello e qualità superiore…mi ricorda molto USELINK o PAINKILLER di Ultra….bella.PERFECT..altro momento ottimo dell’album…apparentemente semplice ha un bel background musicale sembra proprio di un altro pianeta…disarmanete e incantevole. MILES AWAY THE TRUTH IS…insieme a comeback la mia preferità…mamma mia ragazzi mi sa di rocker tipo SOFAD…bellissima è tutta un crescendo di suoni e brividi….JEZEBEL..cantata da martin…le sue canzoni sono dolci avvolgenti..con significato allegorico profondo…molto toccante anche se non trascinante. Infine CORRUPT…questa è proprio sexy e arrapante ( concedetemi il termine..)…come una gatta che avanza e ti frusta…bella anche questa. Facendo un pò i conti le mie preferite sono quelle composte da dave….ma come l’allievo supera il maestro? martin a dire la verità in quest’album mi è sembrato trp lezioso e ricercato…diverso da com’era…se nn ci fossero state le track di dave a me quest’album non mi sarebbe piaciuto + di tanto..e mi ricordo che pure in PTA le mie preferite erano le sue…tra le quali NOTHING’S IMPOSSIBLE…tra le migliori song depechiane mai composte….secondo me. CMQ a mio avviso SOT è + ricercato musicalmente ma appunto meno ritmico e coinvolgente…molto arzigogolato e appuntito…ma affascinante per questo…anche se nn eguaglia gli altri capolavori che sopra ho citato….alla fine comunque GRANDI DEPECHE SIETE I MIGLIROI IN QUESTA EPOCA DI CANZONETTE

  23. ovlas 22 gennaio 2010 at 13:03

    Sono oramai passati quasi 10 mesi da quando ho ascoltato per la prima volta questo sotu e ogni volta che lo riascolto mi regala nuove emozioni…
    …le preferite in ordine sparso sono:

    peace
    in sympathy
    in chains
    little soul
    spacewalker
    fragile tension

    comunque quasi tutto il disco merita e anche le tracce contenute nel boxset sono di ottima qualità…forse l’unica pecca è rappresentatala dalle songs di dave il quale si è intestardito a inserire nella tracklist almeno tre sue composizioni…fletch e gore sono persone intelligenti e hanno capito che per amore dei depeche mode l’unica soluzione per andare avanti è quella di soprassedere…d’altro canto la scrittura di gore è sempre più sublime e sorprendente e si allontana sempre di più dai canoni di composizione a cui ci aveva abituati negli anni ottanta/novanta…pochi ritornelli e pochi refrain ma melodie che sono sempre squisite e mai banali…dal punto di vista dei testi questi sono essenziali ma con una grande attenzione al suono delle parole e alle allitterazioni…gore si conferma essere sempre un genio…
    inoltre in sotu gli arrangiamenti e i suoni sembrano essere più a fuoco rispetto al precedente PTA…sicuramente non è un disco con un grosso appeal commerciale e con singoli spendibili e in questo si avvicina molto al grande black celebration…insomma un album da sorbire a poco a poco e che sicuramente acquisterà valore artistico col passare degli anni…
    Altro pregio del lavoro che i dm hanno fatto su sotu è quello di avere fuso egregiamente attrezzature vintage anni 60/70 con la strumentazione più recente per ottenere atmosfere se non futuristiche sicuramente senza tempo…

    Un plauso quindi ai depeche mode che con questo sotu mi hanno messo addosso di nuovo la curiosità e la voglia di ascoltare il loro prossimo ipotetico lavoro anche se ahimè credo che passeranno sempre i soliti 3/4 anni…

  24. pched101 21 febbraio 2010 at 22:57

    Della recensione non approvo quando dici che i depeche con gli album passati ci avevano abituato ad una manciata di singoli mozzafiato contornati da qualche riempimento, assolutamente non vero inquanto molto spesso sono proprio le canzoni che non diventano singoli ad essere le più belle.
    Sotu è un album meraviglioso, ma non di livello superiore hai passati che sono altrattanto stupendi.

  25. adriano 30 giugno 2010 at 13:06

    I pezzi che tanto mi hanno entusiasmato sono stati Ranch e Peace.
    Martin gore mi ha un po’ deluso su spacewalker.

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