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Bodi Bill: Next Time

Scritto da Angelo Damiano Delliponti – 7 febbraio 2009 –Nessun commento


Bodi Bill

Next Time

(Cd, Sinnbus, 2008)

electro-kraut-pop

_______________

bodibillBodi Bill: elettronica notwiststyle. E siamo al secondo album del trio tedesco.

Di questo neofirmamento del kraut, pieno zeppo di autori firmatari di nuove, eleganti, ambiziose velleità artistiche, Next Time rappresenta la vittoria dello stile, della forma.

L’uno o due – One or Two/Needles- cominciano già sincopate, danzerecce, tipicamente e volutamente espressive/esprimibili all’interno del territorio già percorso infinite volte dal/del ballo. Echi di soul inquinano le tracce (in)distinguibili dell’elettronica, le plasmano come meglio possono – come può un’anima nera a Berlino.

Ed ecco che la forma si fa ancora viva, stilizzata (Tip Toe), piatta (assolutamente piatta), ostinatamente ricalcante sé stessa, quasi senza la possibilità o la voglia di eludere l’auto-reclusione costruitasi.

“Canzoni” fantasma (da non confondere con le ghost track) come Sorry to disturb you but I’m Lost, vacue e per questo affascinanti a loro modo – in un certo senso -, di quel fascino discreto (della borghesia) ectoplasmatico.

Si può ascoltarle a vari volumi (bassi, medi, alti) ma non cambia niente, è pur sempre un muoversi di ologrammi (e non sanno di esserlo) che però, almeno in Small Sorrows, Great Songs, ha il coraggio/techno dei club sotterranei, quelli da un-due-tre pasticche e via.

E poi in successione Henry, Depart, Don’t fool the kids e Three is a crowd, altri brani inesistenti ma illsusionisticamente presenti, fortemente immersi nella soddisfazione d’esserci nonostante la mancanza, addirittura, di un qualsiasi effetto di superficie che non sia quello della ritmica persistentemente rimbalzante centimetro quadro per centimetro quadro e immersa fin nelle fondamenta della melodia.

Insomma, una recensione fantasma per un album fantasma.

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