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Alberto Bastianelli: I Still Rock

Scritto da Emiliana Pistillo – 11 febbraio 2008 –Nessun commento

Alberto Bastianelli

I Still Rock

(Cd, Autoproduzione, 2008)

hard rock, glam

_______________

A creare l’artista completo che è oggi (tanto completo da occuparsi di ogni parte del disco, dalla composizione alla realizzazione) non poco ha fatto l’esperienza con i White Noise (poi Eclipsya) e gli Insidia che l’hanno lanciato rispettivamente sul palco dell’Accademia di Sanremo e del Tim Tour. Nel 2000 i Killing Machine, tribute band italiana dei Judas Priest, hanno dato modo ad Al di mettere in luce la sua fantastica attitudine da “animale da palco” e  l’indiscutibile potenza vocale.

I Still Rock arriva travolgendoci in un’ondata di dolce passato: l’adult oriented rock che in un tempo, ora quasi dimenticato, era il genere più trasmesso dalle radio, l’heavy metal anni Ottanta ma soprattutto tanto rock melodico. Il tutto mescolato bene, fino ad ottenere un impasto omogeneo di aromi Judas Priest, Steelheart, Gotthard, Skid Row, Toto. Riferimenti importanti del suo background, questi, che ci fanno intuire, senza doverci nemmeno pensare tanto, i destinatari di una dedica ideologica che Alberto fa mettendo la firma a questo disco. Prima l’invocazione che si realizza nell’aprire con una traccia come We All Die Young tratta da Wait degli Steelheart, ma resa celebre dagli Steel Dragon nel film Rockstar. E con la traccia di chiusura, come da ringraziamento finale, Home Of The Brave, direttamente dal repertorio Toto. Il tutto con un marchio a fuoco in bella vista, indiscutibile: Alberto Bastianelli.

Arrangiato con la collaborazione di validissimi elementi (Enrico Cifaldi, Nicola Rosti, Claudio Caselli, Massimo Pasolini), I still rock è un lavoro che esalta le potenzialità del cantante romagnolo, bravo non solo ad interpretare ma anche a scrivere testi e arrangiamenti, in grado di unire hard rock e sonorità forti a quelle più delicate, melodiche, sottili. Non è difficile trovare nella voce di Al frammenti di Bon Jovi, Whitesnake, Journey ed altri big names che rassicureranno un po’ i nostalgici ma che daranno anche tanto spirito alle nuove leve, come per infrescare la memoria di tutti quelli che credono che vecchio e nuovo insieme non sia di buon gusto. Ecco la lezione che ci dà questo disco: si può ancora (ri)creare di tutto se si impacchetta, poi, con grandi sferzate di novità.

Possiamo dire con certezza che la produzione musicale di Al non ha niente da invidiare a quella dei colleghi oltre oceano. A cominciare da un’energica e trascinante I don’t care accompagnata da un riff geniale ed esplosivo che non lascia sicuramente indifferenti. Hard rock melodico per I can’t change my heart, una ballata che travalica pian piano in qualcosa di più forte, atmosfere soffici che sbattono contro quelle arrabbiate. Un inno all’impossibilità di vivere una vita senza il dolore dell’amore in cui troviamo picchi massimi in acuti capaci di farci passare per la testa una frazione di Bon Scott. Un’altra ballata semi-acustica, I lost you, ci mostra un Alberto particolarmente smielato che riprende in mano la situazione con la botta hard rock dei 22 secondi finali di chitarra elettrica (quando si dice salvarsi in corner!).

Riffing decisamente più aggressivo per It was not a dream con Alberto nella forma migliore che mette da parte l’hard rock per lasciare sulle orecchie un gusto molto più heavy metal. Lo stesso che ritroviamo in Endless cage e in Liar, nell’eccellenza assoluta di voce e chitarre magistrali. Una carica costante e accattivante. La capacità di giocare e far sognare.

L’unica cosa che ci delude un po’ è il programming che sta terribilmente male con il suono rude e forte che porta con sé il termine hard rock.

Per il resto…i testi delle canzoni di questo artista ci danno una conferma storica: rockettari e metallari infondo sono tutti dei gran romanticoni dal cuore tenero!

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Alberto Bastianelli: I Still Rock, 10.0 out of 10 based on 2 ratings

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